Il passaggio segreto, il mistery psicologico di Stefano Simone

Realtà. Immaginazione. Suggestione.

Tre piani della percezione umana che spesso si incontrano, si intrecciano, si confondono.

Ciò che è reale per qualcuno può essere bollato come immaginazione da qualcun altro, inquinato dalla suggestione soggettiva, fino alla creazione di realtà parallela in cui le cose che non esistono finiscono irrimediabilmente per prendere forma.

Il giovane regista sipontino Stefano Simone, che spesso abbiamo incontrato sulle pagine di DarksideCinema (Fuoco e fumo, L’accordo, Cattive storie di provincia), si addentra proprio nel complesso territorio della suggestione cinematografica, quella “zona fantasma” in cui convivono realtà e immaginazione e con il mediometraggio Il passaggio segreto trova una strada agevole per percorrere temi stratificati e insidiosi.

Il passaggio segreto

Un antefatto ci mostra una ragazza curiosa che si smarrisce in una zona rurale non ben definita, finché viene colta dal terrore.

Salto temporale in avanti di alcuni anni.

Rosa e Natalie si incontrano in un bar dopo molto tempo: sono coetanee, vecchie compagne di giochi da bambine. Nonostante i tanti argomenti di cui possono parlare visto lo iato di tempo trascorso, ricordano un gioco che facevano da piccole, una piccola prova di coraggio che consisteva nell’attraversamento del loro “passaggio segreto”, un canaletto tra le abitazioni del paese che sfocia in una radura. Nulla di strano all’apparenza, eppure le due ragazzine dovevano ricorrere a tutto il loro coraggio per attraversare il percorso, rigorosamente una alla volta. Dopo l’incontro, Rosa e Natalie si danno appuntamento il giorno seguente proprio all’imbocco del canaletto per sfidare, ancora una volta, la paura che avvolge il passaggio segreto.

Il passaggio segreto

Chiaramente ispirato alle atmosfere rarefatte e oniriche di Picnic da Hanging Rock di Peter Weir, da cui “ruba” anche le suggestioni sonore affidate al sempre bravo Luca Auriemma, Il passaggio segreto segna un’ulteriore svolta nell’iter autoriale di Stefano Simone affidato – dopo Cattive storie di provincia – ancora una volta al cinema di genere. In poco più di 40 minuti, il regista riesce a creare un’atmosfera molto suggestiva affidandosi semplicemente a pochi scorci paesaggistici e all’efficace accompagnamento sonoro. La macchina da presa centellina il visibile, gioca con la banalità delle location scelte mostrandole innocue e allo stesso tempo misteriose: tutto normale, anzi banale, prima della prova di coraggio, ma nel momento in cui l’iniziazione prende forma, lo sguardo comincia a cogliere sempre meno elementi, nascondendo il passo successo alla svolta dietro l’angolo. Non è facile creare la giusta tensione con così pochi elementi, Stefano Simone c’è riuscito.

Il passaggio segreto

Il mediometraggio zoppica però sotto alcuni aspetti narrativi: l’incontro fortuito tra le due protagoniste è un po’ macchinoso e si mostra da subito per quello che è, ovvero un’euristica narrativa per portarle a percorrere il passaggio segreto. Anche l’epilogo con i due dottori che “spiegano” e “raccontano” ha un che di narrativamente forzato, di inutilmente esplicativo nonostante la chiusura dell’opera sia però giustamente ricondotta nei territori del mistero.

Da citare le due attrici protagoniste Rosa Fariello e Natalie La Torre, entrambe già comparse nei film di Stefano Simone, che qui mostrano entrambe una buona crescita attoriale e la giusta espressività.

Il passaggio segreto è visionabile gratuitamente fino al 1 aprile sulla piattaforma streaming X-Movie. Questo è il link diretto https://www.x-movie.it/movie/passaggio/

Roberto Giacomelli

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