Il ritorno di Mary Poppins, la recensione

Aveva promesso al simpatico Bert di tornare presto, e invece la cara Mary Poppins ci ha messo ben 54 anni a tornare sullo schermo. La magica tata scende ancora una volta dal cielo e atterra in Viale dei Ciliegi 17 per Il Ritorno di Mary Poppins, diretto da Rob Marshall, nelle nostre sale dal 20 dicembre 2018.

Il film è il sequel del classico Mary Poppins del 1964, adattamento cinematografico del libro di P.L. Travers del 1935, fortemente desiderato da Walt Disney. Ci troviamo nel 1930, a vent’anni dalle vicende del primo film, e Londra è nel bel mezzo della Grande Depressione. I piccoli Banks, Jane e Michael, sono cresciuti e vivono ancora nella bella casa di famiglia in Viale dei Ciliegi 17, ma non se la passano poi così bene. Michael, infatti, ha perso sua moglie da un anno appena e si ritrova solo a crescere tre figli, con pochi soldi e in una casa malandata e sotto pignoramento. Per questo motivo, Michael ha rinunciato alla pittura e ha accettato un impiego alla Banca di credito, Risparmio e Sicurtà di Londra, la stessa dove lavorava suo padre e la stessa che adesso vuole la sua casa. Anche sua sorella Jane è cresciuta e tenta in tutti i modi di aiutare la sua famiglia, inoltre ha ereditato dalla madre l’amore per l’attivismo e combatte al fianco dei lavoratori. Intanto, i piccoli John, Georgie e Annabel non hanno più tempo per essere bambini e sono costretti a crescere in fretta per ovviare all’assenza di una madre e per aiutare un padre in difficoltà, con il quale i rapporti si deteriorano inevitabilmente sempre di più. Ed ecco che arriva in soccorso Mary Poppins, giovane come un tempo, che porterà un’aria nuova nella famiglia Banks, proprio com’è successo vent’anni prima. Ad aiutarla, il lampionaio Jack, protagonista insieme a lei di mille divertenti avventure incredibili.

A impersonare la nuova Mary Poppins c’è la bravissima Emily Blunt che non delude e che si dimostra “praticamente perfetta sotto ogni aspetto”. Non era certo un compito facile ereditare un ruolo che prima vedeva protagonista una leggenda come Julie Andrews, ma la Blunt ripropone una Mary fedele all’originale sia esteticamente che spiritualmente, ma allo stesso tempo non rinuncia alla sua personalità, restituendoci una Mary Poppins forse più adulta e cresciuta rispetto a vent’anni prima. Una Mary più seriosa anche per rispecchiare un’atmosfera più cupa e una trama più concreta che questo sequel ci offre, tra bambini rimasti orfani di madre, banche assetate di denaro, e crisi familiari ben più gravi di quelle a cui abbiamo assistito nel film del ’64.

A prendere il posto di Dick Van Dyke, anche lui protagonista di un simpaticissimo e tenero cameo che farà sciogliere tutti i fan di Mary Poppins, troviamo Lin-Manuel Miranda nei panni di Jack, un giovane lampionaio che conosce bene la splendida tata e che sarà importantissimo per le sorti della famiglia Banks. Da sottolineare anche la bravura dei personaggi comprimari, come Emily Mortimer nei panni di Jane che, in un certo modo, prende il posto di sua madre ma dimostra un carattere più dolce e allo stesso tempo determinato. Ben Whishaw, invece, interpreta l’adulto Michael, anche se questa volta non sembra troppo convinto del suo ruolo, donandoci un personaggio tenero ma decisamente sottotono rispetto agli altri. Ma nel cast abbiamo anche un inedito Colin Firth nei panni del cattivissimo proprietario della banca che ha come unica missione quella di mettere le mani sull’amata casa dei Banks, una divertente quanto irritante Meryl Streep negli eccentrici panni della cugina Topsy, e Angela Lansbury protagonista di un cameo scritto certamente per Julie Adrews che, però, non ha voluto partecipare al progetto.

Il ritorno di Mary Poppins, quindi, ha una trama più avvincente e uno svolgimento più lineare e logico rispetto al film del ’64, ma risulta molto meno incisivo se parliamo delle musiche che non sono per nulla memorabili. Questo sequel è sicuramente un buon film, che piacerà senza dubbio ai fan del classico Mary Poppins ma che probabilmente non rimarrà nel cuore delle nuove generazioni.

Quello che salta immediatamente all’occhio è che Il Ritorno di Mary Poppins è in realtà un remake mascherato da sequel. Vero è che i protagonisti sono diversi, Michael e Jane sono cresciuti e ci sono altri bambini, differenti dai piccoli Michael e Jane, che hanno bisogno delle cure della tata. Ma il film ricalca fedelmente la cronologia del primo Mary Poppins, riproponendo situazioni e numeri addirittura analoghi e sostituzioni parecchio palesi. Abbiamo una tata magica che, come nel primo film, arriva proprio nel momento cruciale, abbiamo un capofamiglia travolto da problemi che non riesce a gestire, abbiamo una donna impegnata nel sociale. Ma c’è anche il simpatico e fuori di testa Ammiraglio Boom, questa volta in ritardo di 5 minuti rispetto al Big Ben, e poi non manca un valido, ma non equivalente, sostituto dello spazzacamino Bert, ossia il lampionaio Jack. E non può mancare nemmeno la nota strampalata che nel film originale era lo zio Albert che volava dal ridere, sostituito da una cugina sottosopra ogni secondo mercoledì del mese.

Ma non sono solo i personaggi a creare delle analogie, in Il Ritorno di Mary Poppins, infatti, molte delle scene del film originale del ’64 vengono riproposte. La magica gita che Mary Poppins e i piccoli Banks fanno nel dipinto di Bert qui è sostituita ma eguagliata saltando in un antico vaso di porcellana decorato, danza con i pinguini inclusa. Più tardi, dopo che i nuovi piccoli protagonisti hanno, ancora una volta, creato disordine nella banca dove lavora loro padre rischiando il suo licenziamento, arrivano Jack e i suoi amici lampionai che ripropongono l’acrobatico e famosissimo numero degli spazzacamini che ha fatto storia.

Il Ritorno di Mary Poppins è senza dubbio una manovra molto furba della casa di Topolino, ma certamente rimane un prodotto valido che, forse, non rimarrà nella storia come il suo predecessore.

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • Il sequel è molto coerente con il film originale.
  • Ha una trama più avvincente e uno svolgimento più lineare rispetto al primo Mary Poppins.
  • Il ritorno di Dick Van Dyke è esilarante.
  • In alcuni punti sembra più un remake che un sequel.
  • Le musiche non sono orecchiabili e memorabili come quelle del capitolo precedente.
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