Il testimone invisibile, la recensione

Il percorso artistico che in questi ultimi tempi sta compiendo il cinema italiano è il chiaro sinonimo della proverbiale boccata d’ossigeno che da troppi anni mancava sui nostri schermi. Il loop creativo imbrigliato nella dicotomia commedia popolare / dramma dei sentimenti si è sbloccato e il mercato ha finalmente aperto ai generi e a quel cinema facilmente vendibile anche all’estero. Non è un caso se alcuni dei film (ma anche i prodotti televisivi) oggi più conosciuti oltre i confini nazionali appartengono al filone criminale e al thriller. Oggi possiamo tornare a parlare in questi termini perché arriva nei cinema, distribuito da Warner Bros., Il testimone invisibile, quarto film di fiction per il cinema del toscano Stefano Mordini.

Curiosamente, però, Il testimone invisibile affronta un percorso inverso in confronto ad altri prodotti da esportazione nostrani perché trattasi di un remake, pratica da noi singolarmente in voga per le commedie, nello specifico del thriller spagnolo di Oriol Paulo Contratiempo (2016, lo trovate nel catalogo Netflix).

Adriano Doria, recentemente eletto “imprenditore dell’anno”, è finito agli arresti domiciliari, accusato di aver ucciso la sua amante Laura in una stanza d’albergo in Trentino. Adriano si dichiara innocente, ma sembra esserci un testimone inaspettato che potrebbe incastralo destinandolo alla condanna. L’unica ancora di salvezza per l’uomo è Virginia Ferrara, un avvocato penalista di grande fama con cui Adriano ha preso appuntamento. Quando la donna si presenta alla sua porta esige dall’accusato di conoscere tutta la verità, senza alcuna omissione, così da poter costruire una difesa che lo possa scagionare.

Sulla linea di recenti thriller di successo ambientati nell’estremo nord d’Italia, come Il capitale umano di Paolo Virzì e La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, anche Il testimone invisibile è fondamentalmente un film di scrittura. Al di sopra di ogni elemento c’è infatti una sceneggiatura molto forte che cattura l’attenzione dello spettatore fin da subito e lo accompagna attraverso una trama mistery molto articolata che gioca con il depistaggio e i colpi di scena, grazie alla scelta di fornire più punti di vista sulla vicenda. Si tratta di un espediente furbo e allo stesso tempo vincente perché chiede l’estrema attenzione dello spettatore ma allo stesso tempo lo coccola con uno svolgimento avvincente con il quale è francamente difficile annoiarsi.

Ne Il testimone invisibile, poi, viene costruito un vero e proprio patto ludico con lo spettatore. “La plausibilità è nei dettagli”, proclama a più riprese uno dei personaggi, inducendo il protagonista (e lo spettatore con lui) a riflettere. In effetti i dettagli sono fondamentali per venire al bandolo della matassa e con la giusta attenzione (o grazie al pensiero trasversale) si può ampiamente anticipare il finale del film, che comunque rimane di una potenza incredibile.

La riuscita di un film così “ragionato” è data anche dalla scelta degli attori e Stefano Mordini ha potuto usufruire di un cast perfettamente assortito e sicuramente pregnante. Nel ruolo di Adriano Doria c’è Riccardo Scamarcio – che con Mordini aveva già recitato in Pericle il nero – viso da impunito e sprezzante del pericolo in cui si trova, che dimostra ancora una volta il suo grande talento se coinvolto nei giusti progetti e diretto da chi sa fare bene il suo mestiere. A spalleggiarlo c’è Miriam Leone, fotografa e amante, a cui l’ex Miss Italia aderisce perfettamente ribadendo la sua grande crescita attoriale di questi ultimi 2-3 anni. A completare il cast ci sono Fabrizio Bentivoglio, accento padovano e contenutissima gestione del rancore, e Maria Paiato dal temperamento forte e allo stesso tempo dimesso.

La stessa regia di Mordini convince a pieno, grazie a un rigore di fondo perfettamente a servizio dell’arzigogolata storia e all’ottima direzione degli attori.

Fa piacere notare come il cinema italiano possa andare verso questa strada e raccontare storie che in epoca non sospetta sarebbero state rovinate dagli annacquati ritmi delle fiction televisive. Il testimone invisibile, invece, è un esempio di validissimo cinema di genere, ma quello che fa dell’eleganza e della forte struttura narrativa il proprio fiore all’occhiello.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una storia appassionante, ottimamente raccontata.
  • Ottima varietà di attori, perfettamente calati nel ruolo.
  • Se si presta molta attenzione ai “dettagli” si può anticipare di molto il clamoroso colpo di scena.
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