Instant Family, la recensione

Pete ed Ellie sono una coppia particolarmente felice. Vivono e lavorano insieme, hanno trovato una loro ideale dimensione e nulla sembra mancare nelle loro vite. Tuttavia, un giorno decidono che è finalmente giunto il momento di diventare genitori ma sentendosi entrambi troppo avanti con l’età pensano bene di non seguire la strada “classica” così da rivolgersi ad un centro adozioni. Frequentati i dovuti corsi finalizzati a capire la loro effettiva determinazione, Pete ed Ellie decidono di adottare l’adolescente Lizzy: è sveglia, gentile, estroversa ed educata. In una sola parola, perfetta. L’unico problema è che Lizzy ha altri due fratelli più piccoli, il sensibile Juan e la vivace Lita. Non sentendosela di separare i tre ragazzi, Pete ed Ellie portano a casa il pacchetto completo. Pessima idea.

Ispirato a una storia vera.

È impressionante come ormai, ad Hollywood, questa dicitura è pronta a precedere qualunque tipologia di storia, anche quelle che hanno dell’improbabile e che sembrano costruite “a tavolino”. È quello che succede con Instant Family, l’ultima commedia diretta da Sean Anders (i due Daddy’s Home) ed affidata alla brillante verve comica di Mark Wahlberg e Rose Byrne, una commedia pronta ad ironizzare sul complicato mondo delle adozioni e che si ispira direttamente all’esperienza personale del regista.

Una bizzarra operazione autobiografica, quella condotta da Anders, che si traduce a sorpresa in una commedia decisamente riuscita.

All’apparenza Instant Family è un film perfettamente adagiato sui moderni canoni della commedia statunitense, quella un po’ graffiante e cattivella che tuttavia è destinata a piacere ad un pubblico molto ampio per via dei propositi finali. Un po’ come accadeva in Daddy’s Home, in fin dei conti, dove le tante situazioni estreme tipiche della slapstick comedy erano finalizzate a raccontare l’ormai normale condizione delle famiglie allargate.

Con Wahlberg ancora in squadra, Sean Anders porta avanti con una certa personalità il discorso relativo alla famiglia americana di oggi. Ancora una volta, infatti, al centro del racconto è posto un nucleo familiare atipico la cui serenità viene irreparabilmente scossa dall’arrivo di un elemento intruso: non più il doppio genitore (parliamo ancora di Daddy’s Home) ma tre bambini adottati pronti a portare scompiglio, malumore e agitazione.

A differenza della maggior parte di queste commedie, molto spesso caratterizzate da una certa frivolezza nel linguaggio, in Instant Family si intuisce molto chiaramente che il regista (anche co-sceneggiatore) conosce bene la materia trattata ed ha a cuore il tema principale del racconto perché questa sua ultima fatica è determinata ad andare ben oltre la “semplice” commedia. Instant Family, infatti, colpisce subito per una bontà di scrittura decisamente poco comune in questa tipologia di film. È vero che siamo dalle parti della commedia divertente, divertita e pronta a strappare più di qualche sana risata, ma al tempo stesso quello di Sean Anders è anche un film dotato di un cuore e capace di emozionare.

Un’operazione decisamente completa, dunque, che si affida ad una narrazione molto articolata e compatta ma soprattutto ad un lavoro sopraffino svolto sulla caratterizzazione di tutti i personaggi portati in scena. Pete ed Ellie, rispettivamente Wahlberg e Byrne, sono due adulti superficiali (decidono di adottare un bambino già grande solo per “recuperare” gli anni persi) ma pronti a scoprire, tra mille difficoltà e insicurezze, di essere anche dei genitori amorevoli. Il lavoro di scrittura più interessante, tuttavia, è svolto sui tre ragazzi adottati, tutti e tre molto differenti fra loro e “capitanati” dall’astuta Lizzy (una bravissima Isabela Moner), un personaggio decisamente sfaccettato capace di passare continuamente dai toni della commedia a quelli più seriosi tipici di certo dramma. Ma non sono solo i singoli caratteri a colpire, la validità dello script si denota soprattutto nelle convincenti – e per nulla banali – interazioni familiari che si instaurano fra i membri della famiglia. Conflitti, unioni, simpatie e antipatia, ogni cosa conduce inevitabilmente il racconto verso un’autentica faida in cui tutti sono contro tutti, in modo particolare i genitori contro i figli. Una “guerra” destinata comunque a trovare il suo “armistizio” durante un ultimo atto capace di prendere decisamente le distanze dalla canonica commedia riservando anche qualche leggero colpo di scena ben piazzato.

Instant Family ha anche il merito di aprirsi ad un argomento poco raccontato dal cinema, ossia quello delle adozioni, raccontando soprattutto nella prima parte tutte quelle che sono le procedure – talvolta davvero comiche – a cui deve sottoporsi la coppia prima di poter ricevere l’affido ufficiale da parte dei giudici.

Instant Family è perciò una piccola sorpresa. Un film che riesce ad adempiere al ruolo principale richiesto dal suo genere, ossia quello di divertire, ma che grazie ad una scrittura particolarmente attenta riesce a lasciare a fine visione quella piacevole sensazione d’aver visto un bel film, oltre che una bella commedia.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Una film che riesce a trattare in modo divertente ma mai stupido il tema delle adozioni.

Una scrittura efficace.

Attori in assoluto stato di grazia.

La struttura narrativa del film è adagiata su quel “modello” che oggi è seguito da gran parte delle commedie americane.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Instant Family, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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