Juliet, Naked – Tutta un’altra musica, la recensione

Fu un anno di tumulti, insubordinazione sociale e manifestazioni di piazza quel 2014 in cui la multinazionale svedese IKEA decise di cessare la produzione di uno dei pezzi di culto del suo catalogo; ovvero la libreria “Expedit”.

A suon di pagine social e petizioni online, gli amanti della storica libreria da quattro blocchi 30 x 30 – perfetta nelle dimensioni per l’esposizione della propria collezione di vinili – hanno avuto la meglio con la società che ha solamente rivisto il design del mobile, nuovamente disponibile per essere sfoggiato nelle case di tutti i collezionisti di dischi del mondo.

Se Nick Hornby decidesse di trarre un libro da questa vicenda, l’opera cinematografica che ne deriverebbe sarebbe probabilmente il Quarto Potere della cultura cinematografica hipster. Un film che avrebbe al centro della sua narrazione la lotta sociale per gli immensi scaffali pieni di buste di plastica, rigorosamente ordinate nella cameretta di un musicomane; il sogno bagnato di ogni appassionato delle commedie romantiche figlie della letteratura dello scrittore britannico.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

Facile ironia a parte, il medium cinematografico ha sempre mostrato un notevole interesse verso l’opera letteraria del sopracitato, andando a definire con esiti altalenanti veri e  propri canoni e temi correnti che contraddistinguono l’iconografia dell’autore.

Ci troviamo solitamente di fronte a commedie romantiche con protagonisti buoni ma disillusi e spesso falliti – per permettere una facile immedesimazione dello spettatore – ma che non demordono e tirano avanti sospinti principalmente dalle loro passioni. Solitamente quella per la musica.

La musica che è perno portante del suo celeberrimo cult Alta Fedeltà, torna prepotentemente protagonista in Juliet, Naked – Tutta un’altra musica.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

Tucker Crowe (Ethan Hawke) vive di musica – o meglio ne ha vissuto – occupandosi ora esclusivamente del suo figlio più piccolo e giacendo nel fienile dietro casa di una delle sue ex-mogli. Paga le bollette grazie alla rendita del suo breve successo ottenuto durante gli anni 90, che ha lasciato però un segno indelebile nella vita di uno stuolo di appassionati che si riuniscono quotidianamente sui forum a lui dedicati per indagare sulle vicissitudini che hanno portato alla scomparsa dalle scene dell’artista.

Tra questi c’è Duncan (Chris O’Dowd), insegnante di storia che condivide la sua vita con Annie (una splendida Rose Byrne) ma dedica la totalità delle sue attenzioni alla musica di Crowe, vivendo rintanato nel suo studio arredato unicamente da cimeli dedicati all’artista e da dischi ordinatamente disposti nelle sue splendide Expedit.

Entrata in possesso prima di lui di una demo acustica del capolavoro “Juliet”, Annie decide, indispettita dalla maniacale ossessione del compagno, di stroncare l’album all’interno del forum attirando così l’attenzione dell’artista e dando vita ad un corrispondenza epistolare tra i due.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

Il regista dell’adattamento Jesse Peretz, forte di una notevole esperienza nel campo della commedia sentimentale, mette in scena un film dall’incipit abbastanza sopra le righe ma, avvalendosi di un trio di protagonisti congeniali, scorre in maniera piacevolmente lineare nonostante le quasi due ore di durata.

Non si rimane sorpresi da niente, le vicissitudini del trio di protagonisti scorrono regolarmente come ci si aspetta e, a parte il surreale incipit, non si rimane mai particolarmente sorpresi con situazioni accattivanti o colpi di scena inaspettati.

Quando tenta di spingere un minimo sull’acceleratore con un’assurda (ma divertente) scena ospedaliera, il film purtroppo evapora lasciando l’impressione di un segmento completamente fuori contesto in un’opera dalla facile fruizione per un pubblico di massa che probabilmente adorerà vedere l’ennesima commedia dai buoni sentimenti e nulla più.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

La relazione che si instaura tra Annie e Crowe dal loro incontro rimane sopita per la maggior parte della pellicola in una surreale fase di incertezza e sogno adolescenziale in cui nessuno dei due tenta di tirare in ballo l’argomento nonostante  finiscano perfino a convivere sotto lo stesso tetto.

Il connubio tra malinconia e comicità tipica delle opere di Hornby è regolarmente dosato lasciando alla maniacalità del personaggio interpretato da O’Dowd la maggior parte delle situazioni comiche e paradossali, ritraendo un “terzo incomodo” pedante nella sua esasperata idolatria di Crowe ma che saprà strappare più di qualche sorriso. Rimane comunque inspiegabile come la relazione tra i due       perduri da tanti anni visto il fastidio e lo scontro perpetuo che viene messo in scena dai primi istanti del film.

Non vibra e non sorprende. Fa tutto ciò che ci sia aspetta da una commedia del genere andando anche a toccare temi sulla carta interessanti, come il delicato rapporto tra artista e fan, la vita postuma di una rockstar e a chi è concesso il diritto di ergere un’opera a capolavoro, ma lo fa distrattamente e senza un reale interesse che non sia più di uno scambio di battute durante una cena imbarazzante.

Juliet, Naked - Tutta un'altra musica

Juliet, Naked – Tutta un’altra musica è una di quelle pellicole perfette per far sognare le vostre mamme, far capire che è sempre il momento giusto per rimettersi in gioco, nel non aver timore di fare scelte avventate e che i bambini sono teneri e fanno ridere. Ci si poteva aspettare di più? Francamente, no.

Andy Pompeo

PRO CONTRO
  • Ambientazione pittoresca.
  • Rose Byrne.
  • Relazioni tra i protagonisti costruite in maniera scialba.
  • Alcuni temi stimolanti vengono appena toccati.
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