Kadaver, la recensione

Arriva dalla Norvegia direttamente sul colosso dello streaming Netflix, Kadaver, l’horror sociale diretto da Jarand Herdal che immagina una società post-apocalittica in cui è la cultura a dispensare la morte. Un assunto molto accattivante che da vita a un survival-movie dagli innesti fantascientifici che si fa forte di un soggetto vincente ma di uno sviluppo non all’altezza, penalizzato da una prevedibilità di fondo e da un’assoluta mancanza di coraggio.

In un futuro post-nucleare, o un presente distopico, una grande metropoli è stata rasa al suolo da una guerra atomica e i sopravvissuti si rifugiano in fatiscenti abitazioni o in pertugi inospitali vivendo alla giornata, ovviamente di stenti, in mezzo ai cadaveri e privi di qualsiasi comfort. Tra loro c’è Leonora, passato da attrice e problemi di depressione che l’hanno allontanata dalle scene e avvicinata agli psicofarmaci, l’amorevole marito Jacob e la figlioletta Alice. Un giorno, un imbonitore annuncia che l’hotel di Mathias Veinterberg, l’unico edificio illuminato dall’energia elettrica in città, ospiterà uno spettacolo teatrale a cui sono invitati, a turni, tutti i cittadini, che saranno anche deliziati da un abbondante banchetto. Leonora prende immediatamente la palla al balzo e si presenta al palazzo con la sua famiglia.

Kadaver

Agli invitati, fatti accomodare a sontuosi tavoli, viene dato cibo e una maschera dorata che li differenzierà dagli attori: lo spettacolo, infatti, si svolge in tutto l’hotel e gli ospiti sono chiamati a seguire nel suo percorso l’attore che preferiscono per scoprire che evoluzione avrà la sua storia. Quella che si annuncia come una serata davvero emozionante, si tinge ben presto di mistero quando Leonora e Jacob si rendono conto che gli invitati un poco alla volta scompaiono e anche la piccola Alice svanisce nel nulla.

Prendendo spunto dal chiacchierato teatro immersivo Sleep No More di New York, portato in scena dalla compagnia teatrale britannica Punchdrunk, il regista Jarand Herdal torna a dirigere un lungometraggio dopo sette anni di corti e commercial. Kadaver è sì un film horror, ma è soprattutto una metafora della lotta di classe in cui una élite culturale e sociale cannibalizza – letteralmente – il proletariato con l’obiettivo dell’assimilazione. Le mire espansionistiche dell’élite guidata dal regista teatrale Mathias Veinterberg prendono atto del loro essere minoranza in un modo sconvolto dalla fame e dalla disperazione per cercare una sorta di strategia di arruolamento: solo i più validi potranno essere promossi, tutti gli altri fungeranno da carne da macello.

Kadaver

Le idee dietro Kadaver sono molto forti, alcune anche originali, e abbracciano quel filone dell’horror sociale che dai tempi di George A. Romero e John Carpenter fino ai più recenti successi di Jordan Peele è riuscito a porre dei punti fermi all’interno del genere. Il problema di Kadaver è che manca completamente l’anima e si nota subito che Herdal non è la persona giusta a gestire le dinamiche del cinema dell’orrore. Il film è molto estetico ed estetizzante, caratterizzato da scenografie, costumi e fotografia molto suggestive che si mostrano immediatamente caratterizzanti dell’opera. Al contrario manca completamente la suspense, il senso del pericolo, il raccapriccio che alcune soluzioni narrative inevitabilmente richiedono: una caccia all’uomo in cui non si percepisce il senso di morte imminente, un film che parla di cannibalismo in cui però il gore è un lumicino lontano e la violenza è quasi sempre fuori campo. Insomma, un horror che non è interessato a darlo a vedere.

Kadaver

Ovviamente Kadaver vuole essere più di “semplice horror”, ha scolpita nel DNA la lezione di Bong Joon-ho, ma gli manca quell’acume e quel sottile senso di inquietudine che fa sorridere a denti stretti, dimostrandosi solo un horror mainstream molto ben confezionato.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • L’high concept è molto promettente.
  • Esteticamente curatissimo ed affascinate.
  • Prevedibile e poco coraggioso.
  • Affronta tematiche sociali senza approfondire troppo e allo stesso tempo non supporta soluzioni più dichiaratamente horror.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Kadaver, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating

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