King Arthur – Il potere della Spada, la recensione

Considerato per lungo tempo un secolo buio dal punto di vista culturale e dello sviluppo scientifico, il medioevo negli ultimi anni sta vivendo una forte e decisa rivalutazione in tutti i campi anche e soprattutto grazie al cinema e alle serie tv che hanno saputo attingere a piene mani dall’immensa fonte di miti e leggende popolari, e non, sorte in questa epoca. Una delle più famose al pubblico è quella relativa al mito bretone di Re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda e la magica spada Excalibur, che hanno ispirato registi di ogni epoca che vi hanno dedicato film di qualsiasi natura. Stavolta è il turno dell’inglese Guy Ritchie, uno degli autori più apprezzati del panorama internazionale, cimentarsi nel racconto di questo affascinante mito con il suo ultimo lavoro, King Arthur – Il potere della spada.

I risultati, però, non sono quelli sperati in quanto i soliti punti di forza relativi allo stile del regista non sono accompagnati da una storia unitaria e compatta, ma piuttosto superficiale in alcuni punti e ridondante in altri.

Arthur è un giovane cresciuto nei vicoli di Londinium e addestrato per essere molto abile con la spada. Quando il ragazzo riesce ad estrarre dalla roccia la mitica Excalibur, però, tutto il regno di Camelot scopre che è Arthur il vero erede al trono e non il terribile Vortigen, il quale anni prima si era impadronito del potere grazie ad un patto con forze soprannaturali. Affiancato da un gruppo di uomini senza arte né parte e la bella e misteriosa Guinevere, Arthur inizia così una lunga e faticosa battaglia per riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

Raccontare una storia portata sullo schermo centinaia di volte e ormai nota a tutti fin da ragazzini è sempre un’impresa ardua: si rischia di essere ripetitivi per chi già la conosce bene o, al contrario, superficiali per via di una narrazione dei fatti solo abbozzata e mai approfondita in tutti i suoi necessari risvolti. Ecco, è proprio questo che succede a Guy Ritchie perché la sua versione del mito di Re Artù è un enorme concatenarsi di eventi non supportati da dovute spiegazioni, personaggi eliminati senza un apparente motivo logico e molte situazioni portate per le lunghe che non contribuiscono a rendere il plot fluido e appassionante.

Eppure le note liete ci sono e sono rappresentate dai dialoghi grotteschi e serrati accompagnati da un montaggio che subito rende visibile ciò di cui si parla, in pieno stile Guy Ritchie. Convince anche il comparto visivo, in particolare gli effetti speciali che si mettono in evidenza sia nell’iniziale battaglia sul castello di Camelot che in quella di Londinium, vero momento clou del film.

Molto positive le performance dei protagonisti Charlie Hunnam e Jude Law, nei panni rispettivamente di Re Artù e Vortigern, ai quali si affianca un cast di ottimo livello impreziosito dalla comparsa dell’ex giocatore inglese David Beckam.

Per Guy Ritchie questa volta si può parlare solo di una buona idea, ma di una realizzazione modesta.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • I soliti dialoghi comici e serrati in stile Guy Ritchie.
  • Buoni effetti speciali e scene di battaglia.
  • La storia è troppo frammentaria.
  • Personaggi poco caratterizzati.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
King Arthur - Il potere della Spada, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating
Condividi questo articolo

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *