La Bella e la Bestia, la recensione

Qualcuno fermi la Disney, per carità!

Guardando La Bella e la Bestia di Bill Condon, si ha la sensazione che il gioco dei remake live-action dei classici d’animazione stia realmente sfuggendo di mano.

Tutto è iniziato, con ogni probabilità, nel 2010 con Alice in Wonderland e il grande successo di pubblico che si è trascinato dietro (inversamente proporzionale a quello di critica, ma questi sono dettagli). Quel film macina-botteghini ha seminato un’idea nei vertici dell’Azienda con sede a Burbank: perché non rifare con attori in carne e ossa le storie già affrontate con successo a cartoni animati? Non era un’idea nuova, visto che nel 1996 c’era stato il pregevole La carica dei 101 – Questa volta è magia vera, ma c’è voluto un nuovo successo massiccio e la complicità delle più moderne tecnologie affinché si arrivasse gradualmente a Maleficent (2014) e, soprattutto, a Cenerentola (2015). Se nel film con Angelina Jolie La bella addormentata era tangente alla storia inedita di Malefica, il film di Kenneth Branagh abbracciava in toto il classico d’animazione del 1950. E la stessa cosa è accaduta con Il libro della giungla lo scorso anno, dove il modello di riferimento era in maniera sempre più prepotente il cartoon di Wolfang Reitherman del 1967.

E siamo giunti a La Bella e la Bestia, che nell’ottica del rifacimento live-action estremizza quanto fatto fino ad ora peccando di un calligrafismo esasperante che tende a ricalcare in maniera maniacale l’opera di riferimento, ovvero il film del 1991 diretto da  Gary Trousdale e Kirk Wise, tra gli esponenti di spicco della rinascita Disney degli anni ’90.

La storia è quella che tutti coloro che erano bambini nei primi anni ’90 conoscono: una maledizione ha trasformato un arrogante principe in una tremenda bestia e tutta la sua corte in oggetti parlanti e solo il vero amore potrà spezzare l’incantesimo. Quando l’inventore Maurice finisce accidentalmente al castello della Bestia e viene catturato, sua figlia Belle va a cercarlo e arriva nello stesso castello, contrattando con la Bestia la sua libertà per quella del padre. Con il passare dei giorni di prigionia, la Bestia comincia ad affezionarsi a Belle e anche quest’ultima capisce che in fondo quel mostro ha un cuore gentile.

Quello che accade dopo non lo riveliamo, anche se tutti lo sappiamo.

Bill Condon, che oggi è noto per due capitoli della saga di Twilight e Dreamgirls, ma ha diretto anche prodotti di qualità come Demoni e Dei, per non parlare del cult Candyman 2 – L’inferno nello specchio, non fa altro che ripercorrere passo passo il cartoon di Trousdale e Wise, calcando la mano in maniera considerevole sull’aspetto musical dell’opera. Il risultato è un sontuoso e straniante oggetto in cui ogni cosa sembra finta, dalle scenografie vistosamente ricostruite in teatri di posa, agli effetti visivi in computer grafica che hanno un inevitabile effetto cartoon.

Poi si, ok, bello il musical, bravi tutti nel rifare le canzoni del film originale arrangiando le medesime musiche, ma avere un tappeto sonoro pressoché continuo per quasi due ore risulta sfiancante per chiunque. E La Bella e la Bestia sa sfiancare.

In confronto al classico del 1991, sono state aggiunte alcune scene, una relativa al passato di Belle visto dallo specchio magico della Bestia, un’altra riguardante il malvagio piano di Gaston e Letont per arrivare a Belle passando da suo padre. Poi, in generale, è stato ampliato il ruolo degli abitanti del villaggio e soprattutto quello di Letont, che si è caricato di una delineazione omosessuale che non è altro che la naturale evoluzione del ruolo già disegnato in passato. Queste aggiunte, comunque, servono solo a dilatare il minutaggio, senza impolpare concretamente la storia già perfettamente sviluppata nel prototipo.

Il cast è composto da nomi di grande rilevanza che da una parte forniscono un sicuro richiamo del pubblico, come può accadere per Emma Watson nel ruolo di Belle, dall’altra puntano sull’esperienza e la bravura, come Kevin Kline (il padre di Belle), Ian McKellen (Tockins), Ewan McGregor (Lumiere) ed Emma Thompson (Mrs. Brick). Ma la vera rivelazione è Luke Evans che interpreta Gaston, praticamente perfetto nel restituire l’arroganza e l’antipatia di un personaggio tanto negativo quanto affascinante.

A fine visione si esce dalla sala con un misto di stanchezza e irritazione e ci si chiede quale sia l’utilità di un’opera di questo tipo quando a monte c’è un film d’animazione identico che ancora oggi vanta una moltitudine di fan.

Ora il côté dei live-action Disney si sta ingigantendo in maniera preoccupate e se questo film avrà successo (e sicuramente avrà successo), ci aspettano tanti rifacimenti dei classici, sempre più simili ai prototipi. Dal mio punto di vista, è una cosa gravissima.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Luke Evans nel ruolo di Gaston.
  • Inutilmente uguale al prototipo.
  • È tutto troppo finto.
  • Emma Watson non è che sia sta gran Belle…
  • L’adattamento italiano men che mediocre.
  • L’aspetto musical è davvero esasperante!
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La Bella e la Bestia, la recensione, 4.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to La Bella e la Bestia, la recensione

    1. alberto avella ha detto:

      Che palle la Disney! Se gli si e’ seccata la mente, meglio prendersi un turno di riposo in attesa di idee più fertili.

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