La marcia dei pinguini – Il richiamo, la recensione

Siamo nel cuore dell’Antartide, una terra arida e inospitale dove però ha luogo uno degli ecosistemi più affascinanti al mondo. In queste terre ghiacciate, oggi messe a serio rischio dai cambiamenti climatici, vive un esemplare di rara bellezza: il Pinguino Imperatore. La vita del pinguino non è per nulla semplice ed ogni anno è sottoposta ad una serie di sfide continue per sopravvivere e, soprattutto, per far sopravvivere la propria prole. Partendo dal “punto di vista” di un pinguino appena nato, il documentario focalizza l’attenzione su quel misterioso “richiamo” che, sin dai primi mesi di vita, spinge il giovane pinguino ad intraprendere un lungo e arduo viaggio fino a raggiungere l’oceano.

Quella del documentarista francese Luc Jacquet non è certo una storia comune. Dopo una serie di documentari per la televisione, nel 2005, si è imposto all’attenzione di tutto il mondo con il documentario La marcia dei pinguini.

Si trattava di un’operazione anomala, tanto difficile quanto rischiosa, che consisteva nella realizzazione di un documentario narrato come fosse un vero e proprio film. Protagonista di questo “epico” racconto il Pinguino Imperatore dell’Antartide, costantemente alle prese con la sopravvivenza tra i gelidi venti e i ghiacci della banchisa. Tra mille difficoltà, il documentario è riuscito a vedere la luce, anche grazie alla preziosa partecipazione del direttore della distribuzione di Disney France Studios Jean François Camilleri, e in breve tempo ha conquistato consensi in ogni continente fino ad aggiudicarsi il Premio Oscar come miglior documentario.

Il merito del successo andava sicuramente individuato nella narrazione atipica, nella bellezza sconvolgente delle immagini e nella presenza di una voce narrante “famigliare” come quella di Morgan Freeman nella versione originale, sostituita da Fiorello per il mercato italiano.

La “marcia” del Pinguino Imperatore, iniziata ormai dodici anni fa, prosegue oggi con La marcia dei pinguini – Il richiamo, ancora una volta realizzato da Jacquet, che per l’occasione decide di raccontarci un preciso aspetto della vita dei pinguini imperatori, ossia il materializzarsi dell’istinto – il richiamo – nei giovani pinguini che li condurrà dal luogo dove sono nati e dove sono stati cresciuti da “mamma” e “papà” fino all’oceano, dove impareranno, da soli, a nuotare e a procurarsi il cibo. Una nuova marcia, dunque, la prima nella vita di un pinguino e anche questa ricca di insidie pronte a tradursi in situazioni climatiche particolarmente ostili e in pericolosi predatori pronti a decimare l’esercito piumato.

Promosso dalla spedizione ONG Wild-Touch Antartica, volta alla sensibilizzazione e salvaguardia della Terra, in associazione all’iniziativa “Adotta anche tu un pinguino” di WWF, La marcia dei pinguini – Il richiamo appaga le aspettative senza riservare particolari sorprese.

La costruzione è pressoché identica a quella del film precedente, Luc Jacquet individua una famiglia di pinguini che pone al centro del racconto, come fossero degli autentici protagonisti con cui lo spettatore possa empatizzare, e si affida ancora una volta a un narratore esterno pronto a commentare – talvolta con simpatia e leggerezza – l’ardua marcia del giovane Imperatore. Questa volta la voce scelta da Jacquet è quella dell’attore francese Lambert Wilson, tristemente sostituito sul mercato italiano da Pierfrancesco Diliberto (in arte PIF), che grazie alla sua voce cacofonica riesce magistralmente a rovinare le suggestive immagini portate sullo schermo da Jacquet.

Grazie alle moderne tecnologie, con droni e nuove macchine subacquee capaci di filmare lì dove anni fa era impensabile, Il richiamo riesce a restituire immagini ancora più belle di quelle mostrate nel film precedente. Oltre alle dinamiche avventurose e drammatiche dei pinguini, il regista riesce nel compito di portare sul grande schermo tutta la bellezza e la maestosità di una terra ghiacciata sicuramente inospitale ma dai colori e dai paesaggi ammalianti.

Quello che invece viene a mancare in questo secondo capitolo è il tratto emozionale, dunque ciò che aveva reso davvero “sorprendente” il film del 2005 e che lo rendeva paragonabile ad una qualsiasi operazione di fiction. Nel primo film, lo spettatore finiva per essere travolto dalla vicenda e si trovava emotivamente a “vivere” e a “soffrire” con i pinguini imperatori; in questa seconda fase della marcia, invece, la vicenda sembra essere narrata con maggior distacco e più votata alla bellezza visiva (da ricordare la magnifica sequenza subacquea ribaltata) invece che al trasporto emozionale.

Presentato da Disneynature, sezione indipendente della Walt Disney Studios specializzata in produzioni di documentari sulla natura, La marcia dei pinguini – Il richiamo amplia il discorso iniziato nel 2005 raccontando un nuovo aspetto di questi affascinanti animali dalla silhouette spaventosamente simile alla nostra e restituisce un documentario realizzato con gusto ed amore verso la materia trattata ma che, a conti fatti, non riesce ad avere la forza del film precedente.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un documentario ideato e realizzato come fosse un’opera di fiction.
  • I Pinguini Imperatori sono attori magistrali.
  • Immagini mozzafiato.
  • Pif
  • Diminuisce la componente emozionale.
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