La Padrina, la recensione

Ci sono film di denuncia, film che raccontano la malavita, film che narrano di traffici e di periferie violente. Poi ci sono film comici, film grotteschi, film thriller, gialli, romantici ecc. ecc. Poi c’è questo film La Padrina – Parigi ha una nuova regina di Jean-Paul Salomé, in sala dal 14 ottobre, che è tutti questi film insieme. Un raro esempio di equilibrismo che si destreggia tra tanti per raccontare una storia, in modo delicato ed incisivo. Ammettiamolo: il rischio di fare un gran pastrocchio amalgamando toni e generi diversi era alto, ma Salomé ne esce egregiamente. Non lasciatevi influenzare dalla locandina del film perché sembra presentare una commediola mediocre e farsesca, ma siamo ben lontani da questa definizione!

Patience (Isabelle Huppert), traduttrice specializzata in intercettazioni telefoniche per la squadra antidroga, frustrata e annoiata da un lavoro duro e mal pagato, durante una missione viene a conoscenza dei traffici poco raccomandabili del figlio di una donna a lei cara. Decide così di dare una svolta alla sua vita e intrufolarsi nella rete dei trafficanti, per proteggere il giovane. Quando si trova tra le mani un grosso carico di droga, non si fa sfuggire l’occasione e diventa La Padrina, una “trafficante all’ingrosso”. Fa esperienza sul campo e poi… riporta tutte le informazioni in ufficio al servizio della sua squadra! Il film, tratto dal romanzo La bugiarda di Hannelore Cayre, che è ispirato alla storia personale dei suoi genitori, è certamente dipendente dalla performance della Huppert che lo porta su più direzioni contemporaneamente.

la padrina

Patience è un personaggio singolare interpretato da una Isabelle Huppert in stato di grazia, capace di trasformarsi in un Walter White di Breaking Bad al femminile, con meno deliri di onnipotenza e con i piedi ancorati alla realtà! Il ritmo del film resta alto per tutta la visione tra dialoghi arguti e passaggi degni del miglior film di spionaggio.

La Huppert si muove in una Parigi borghese, tra Belleville e Barbés, con valige piene di droga e travestita da araba, come se stesse camminando sul tappeto rosso di Cannes. Ambigua, austera e formidabile, incarna alla perfezione tutta quella galleria di donne che la diva francese ha rappresentato nel corso della sua carriera. Patience è un personaggio ma ne sembra tre contemporaneamente: l’interprete dal presente monotono, la spacciatrice esplosiva e la ragazza rimasta vedova troppo presto. Poi c’è anche la Patience bambina, che conosciamo solo grazie ad una fotografia, sulla barca del papà, sul lago di Ginevra. Quella foto nasconde e racconta allo stesso tempo il passato di questa donna enigmatica e una vita fuggita via.

La padrina

La Patience Portefeux di Isabelle Huppert ha più volti e più corpi, mutevole e trasformista, capace di mostrare la pazienza che proprio il nome ci suggerisce, quando deve scontrarsi con la madre capricciosa, interpretata dalla sempre ottima Liliane Rovère, degente in una casa di riposo.

Jean-Paul Salomé e Hennelore Cayre, impostano tutto il film con un taglio quasi naturalistico che cambia tono narrativo mentre assistiamo alla metamorfosi della protagonista. L’approccio della narrazione rimane sempre su binari realistici, solo a tratti sopra le righe o grotteschi nelle scene di suspense, nei pedinamenti o nel sottobosco criminale.

La Padrina, distribuito da I Wonder Pictures, è un film piacevole, ben confezionato e neanche a dirlo, ben recitato. Un’ora e mezza disimpegnata e leggera ma che regala anche spunti di riflessione su tante realtà e situazioni estreme, di cui il mondo contemporaneo è zeppo. Di questi tempi è quello che ci vuole, provare per credere!

Ilaria Berlingeri

PRO CONTRO
  • Isabelle Huppert è fantastica.
  • Lo snodo della trama: semplice ed efficace.
  • La locandina che non gli rende giustizia!
  • Alcuni personaggi si potevano raccontare meglio per rendere il film leggermente più corale.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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