La truffa dei Logan, la recensione

Jimmy Logan è appena stato licenziato dal cantiere in cui lavorava a causa di un leggero handicap alla gamba non dichiarato mesi e mesi prima quando è stato assunto, ora l’uomo, ex quarterback della squadra della scuola, separato dalla moglie e con figlioletta a carico, se la passa decisamente male, alimentando la cosiddetta diceria che sulla famiglia Logan grava un’annosa maledizione. Visto che in città stanno per organizzare una importante gara automobilistica NASCAR, Jimmy vuole tentare il colpaccio e utilizzare l’accesso a un cantiere adiacente, a cui stava lavorando fino al giorno prima, per rubare l’incasso delle scommesse sulla gara prima che questo venga assegnato. Per far ciò coinvolge suo fratello Clyde, che gestisce un pub e ha perso un braccio in Iraq, e sua sorella MIllie, che lavora come parrucchiera in paese. Ma manca ancora un membro nella squadra, qualcuno che sappia come evadere i sistemi di sicurezza che portano al caveau dove sono custoditi i soldi, e la scelta ricade sullo scassinatore professionista Joe Bang, ma c’è un dettaglio: Joe è detenuto nel carcere di massima sicurezza della contea!

In anticipo sull’uscita di Ocean’s 8, che vede il nome di Steven Soderbergh solo in produzione, il regista della prima trilogia di Ocean’s torna al filone dell’heist-movie raccontandoci un altro colpo “impossibile” e lo fa di nuovo adottando il linguaggio della commedia, ma cambiando completamente location ed estrazione sociale dei suoi protagonisti. Con La truffa dei Logan, infatti, prendiamo le parti di una sgangherata famiglia di estrazione popolare nel West Virginia, un gruppetto di bifolchi che si guadagna da vivere come può, costretti a convivere con una “maledizione” di famiglia che li ha condannati a una sfiga perenne. E guardando come procede la vita di Jimmy e Clyde, fatta di disabilità fisiche e pecunia di denaro, quella superstizione sembra quasi trovare conferma. E quindi arriva il momento dell’agognato riscatto, che vuol dire prendersi una rivincita con la sorte e sfidarla in un colpo che potrebbe essere organizzato giusto da un gruppo di bifolchi incoscienti.

Chiedendo allo spettatore una buona propensione alla sospensione dell’incredulità, Soderbergh racconta una favola morale con il linguaggio del film di rapina e lo fa portando in scena un parterre di personaggi variegato e ben costruito che fa leva sull’affezione. È impossibile non affezionarsi subito all’operaio storpio interpretato da Channing Tatum (attore che, di film in film, dimostra una crescita che non ci saremmo aspettati), a suo fratello monco che ha il volto severo di Adam Driver o al rapinatore da gradasso Joe Bang, interpretato da un Daniel Craig votato all’eccesso gigionesco. Insomma, l’intento di far entrare lo spettatore in sintonia con i personaggi è portato a segno e la cifra del divertimento parodistico coglie a pieno le intenzioni, con alcune battute ben escogitate e una sceneggiatura, nel complesso, frizzante e ben scritta.

Però è anche vero che, al di là dei colori e degli attori ben scelti, La truffa dei Logan è un film che abbiamo visto tante, troppe volte. Insomma, a partire dal monicelliano I soliti ignoti, passando per Fast and Furious fino ad arrivare al recentissimo Brutti e cattivi, di film con il (sotto)proletariato impegnato in attività criminali per riscattarsi da una vita ingiusta ne abbiamo viste a bizzeffe e, in fin dei conti, La truffa dei Logan non aggiunge nulla al filone.

Una visione piacevole, tutto qui, capace di intrattenere grazie all’esperienza di chi sa fare (qualsiasi tipo di) cinema, ma che si dimentica molto facilmente, anche all’indomani della visione.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una sceneggiatura frizzante e con bei personaggi.
  • Cast variegato e attori in parte.
  • Troppo simile a tanti altri film dello stesso filone, a fine visione non lascia un gran ricordo.
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La truffa dei Logan, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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