L’agenzia dei bugiardi, la recensione

Fred è cresciuto con un trauma: la separazione dei suoi genitori a seguito di enormi tradimenti venuti a galla. Si è più volte domandato, dunque, come sarebbe stata la sua infanzia se sua madre non avesse mai scoperto le scappatelle di suo padre. Cresciuto con questo interrogativo nella testa, Fred ha messo in piedi una particolarissima agenzia specializzata nelle bugie il cui motto recita “meglio una bella bugia che una brutta verità”. L’agenzia ha lo scopo di creare alibi credibili a tutti coloro che hanno qualcosa di grosso da nascondere e la paura di affrontarne le conseguenze. Fred porta avanti l’attività assieme all’esperto di tecnologia Diego e l’apprendista narcolettico Paolo. Ma il destino è spesso beffardo e una sera Fred si innamora di Clio, ragazza bella e paranoica che ama farsi paladina della sincerità a tutti i costi. Fred, di conseguenza, non può confessarle che ha messo in piedi un intero racket fondato sulle “bugie” e le cose si complicano ulteriormente quando il ragazzo scopre che Alberto, il padre della ragazza, è un suo cliente che vuole nascondere una storia clandestina con l’amante Cinzia, ragazza con poco cervello e desiderosa di sfondare nel mondo della musica rap. Quando per una serie di bizzarre coincidenze si ritrovano in vacanza tutti insieme, la storia è destinata ad implodere.

Torniamo a parlare di cinema italiano. Torniamo a parlare di commedia. Torniamo a parlare di remake.

Ormai è diventata una vera e propria tendenza quella di tenere in vita la commedia all’italiana “rifacendo” pellicole straniere (soprattutto spagnole o francesi) attingendo fra quelle che, negli ultimissimi anni, si sono maggiormente distinte al box office (relativo a rispettivi paesi di produzione). Sembra quasi un paradosso, o un triste campanello d’allarme, per noi italiani che fin da sempre, in fatto di commedia, non siamo stati secondi a nessuno.

Solo qualche mese fa abbiamo affrontato il caso di Ti presento Sofia, remake poco riuscito dell’argentino/spagnolo Per favore non parlarmi di bambini, e adesso riapriamo il discorso proprio grazie a L’agenzia dei bugiardi che si fa remake della commedia francese campione d’incassi Alibi.com diretta da Philippe Lecheau nel 2017.

A dirigere questo adattamento italiano viene chiamato Volfango De Biasi, un nome non proprio sinonimo di qualità che ancora colleghiamo agli ultimissimi cinepanettoni prodotti da De Laurentiis con Lillo e Greg, che oltre a dirigere si occupa anche della sceneggiatura affiancando uno sceneggiatore navigato come Fabio Bonifacci.

Proprio come nel caso del succitato Ti presento Sofia, anche con L’agenzia dei bugiardi si gioca la carta del remake fotocopia che cerca di ripercorrere l’opera originale in tutto e per tutto, concedendosi ben poche libertà creative. Ecco, dunque, che se si conosce già il film francese sarà inevitabile la sensazione di deja-vu continuo a causa di una narrazione che procede attraverso i medesimi step e ripropone persino interi dialoghi (ed inquadrature) senza la minima variazione. Ci si potrebbe interrogare a lungo sull’utilità di un’operazione del genere ma sarebbero dilemmi inutili nel momento in cui, vuoi o non vuoi, quella del “remake” è ormai una tendenza che fa parte della grammatica cinematografica e non solo italiana. Quindi accettiamo la proposta fattaci da Medusa Film e andiamo oltre.

I problemi più grandi che affliggono il film di De Biasi emergono principalmente proprio lì dove L’agenzia dei bugiardi cerca di prendersi delle libertà – narrative e creative – rispetto all’opera originale. Un allontanamento che, seppur minimo, era anche prevedibile dal momento che Alibi.com tutto è fuorché una commedia facile. Non siamo dalle parti della classica commedia francese infatti, quella di Philippe Lecheau è una commedia fuori di testa, assolutamente surreale e demenziale, vogliosa di guardare e replicare un certo modello americano (si respira un po’ l’atmosfera de Lo spaccacuori dei Farrelly, che a sua volta era un remake). Ecco, dunque, che Lecheau nel suo film non si è fatto problemi ad abbondare in cattiveria e scorrettezze, volgarità di qualunque tipo e persino una massiccia dose di citazionismo volutamente trash a tanta cultura pop più o meno recente come i film d’arti marziali di Van Damme, Star Wars, Fast and Furious e la serie videoludica di Assassin’s Creed.

Nel film di De Biasi tutto questo viene a mancare (resta solamente la citazione ad Assassin’s Creed, probabilmente anche involontaria vista la decontestualizzazione) e il film, pur ricalcando alla perfezione lo schema francese, normalizza l’intera vicenda facendola aderire ad uno schema collaudato e che siamo abituati a vedere in tanto cinema e in tanta fiction. Tutto si riduce ad una pura e semplice questione di “corna” con mariti che devono sfuggire alle mogli nei corridoi dell’albergo per non far scoprire le amanti, amanti nascosti nell’armadio, sospetti ed equivoci continui. Insomma, cose viste e riviste in tantissima commedia italiana degli anni’80 e in almeno una dozzina di cinepanettoni con Christian De Sica e Massimo Boldi.

Privandolo del suo animo orgogliosamente trash, L’agenzia dei bugiardi è un remake che perde la sua ragion d’essere in favore di uno spettacolo meno audace e capace di regalare pochissimi sorrisi ma davvero molti sbadigli.

Il cast, che comprende molti volti “brillanti” dell’attuale panorama italiano, funziona solamente in parte. Giampaolo Morelli, che nel film interpreta il seducente Fred, non sembra gestire al meglio i tempi comici così come anche le sue due “spalle”, Herbert Ballerina e Paolo Ruffini, entrambi confinati in piccoli ruoli che non permettono loro di emergere come solitamente sanno fare. Oltre ai tre “bugiardi”, troviamo anche Massimo Ghini, alle prese con il suo solito personaggio di marito ricco e fedifrago, Alessandra Mastronardi e Paolo Calabresi (i soli che convincono senza mezze misure) e l’eccessiva Diana Del Bufalo.

L’agenzia dei bugiardi è dunque un film che sta lì. Un prodotto che si lascia guardare senza particolare sofferenza ma anche senza interesse, destinato ad essere archiviato nel dimenticatoio pochi minuti dopo la sua visione. La sola cosa del film che continua a vivere nei ricordi dello spettatore è l’operatore drone, in bella vista, durante l’ultimissima inquadratura del film. Chapeau!

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Un paio di momenti divertenti, fotocopiati dal film originale.

Alessandra Mastronardi e Paolo Calabresi funzionano piuttosto bene.

Il cameo di Piero Pelù nei panni di se stesso.

Il voler “normalizzare” una commedia che fa del demenziale e del trash il proprio cavallo da battaglia.

Un cast mal gestito.

Minutaggio eccessivo (15’ più dell’originale) che concede sbadigli.

L’operatore di drone in bella vesta nell’ultima inquadratura. Errori inammissibili in un film “professionale”.

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