Libere, Disobbedienti, Innamorate, la recensione

Arriva dal 6 aprile nelle sale, distribuito da Tucker Film, Libere, Disobbedienti, Innamorate (in originale Bar Bahr, che in arabo sta per tra terra e mare, ed in ebraico né qui né altrove; anche in questo caso il titolo nostrano è fuorviante), film manifesto di straordinario interesse ed opera prima della regista Maysaloun Hamoud, nata a Budapest, ma cresciuta in un villaggio a nord di Israele.

Laila (Mouna Hawa), Salma (Sana Jammelieh) e Nour (Shaden Kanboura) sono tre ragazze palestinesi e condividono un appartamento a Tel Aviv, al riparo dallo sguardo della società araba patriarcale. Fumano, ballano, bevono, ridono e amano.

“Libere, Disobbedienti, Innamorate presenta storie che conosco e per questo motivo – racconta la regista – [il film] è nato in maniera istintiva, necessaria. Fa parte della mia vita di donna palestinese e descrive la realtà della mia generazione, che il mondo conosce troppo poco. Un underground che le donne stanno conquistando con determinazione. La sceneggiatura nasce direttamente dalla mia esperienza”.

Le tre coinquiline scelgono di non voltarsi mai indietro e di proseguire il viaggio verso il futuro, lontano da ogni certezza. Scelgono di vivere e non sopravvivere. Intraprendono un percorso che presenta un prezzo da pagare altissimo e che passa anche attraverso la solitudine, tappa necessaria per raggiungere lo status quo. Un itinerario emozionale, mentale e fisico, che le trasforma in vere a proprie combattenti della vita, tra terra e mare.

La pellicola, già premiata all’Haifa International Film Festival, è a tutti gli effetti un manifesto: una dichiarazione pubblica che definisce ed espone principi ed obiettivi in maniera pulita, innovativa e vera. Le tre protagoniste potrebbero essere una. Tre vite profondamente diverse, ma allo stesso tempo incredibilmente simili. Tre modi di ribellarsi al sistema opprimente e maschilista che le circonda, le giudica, le tradisce e le umilia. Tre amiche rese gemelle dalla necessità di essere forti.

Ci si immedesima con Laila, Salma e Nour. L’empatia diviene strumento necessario per comprendere la situazione delle donne nel mondo mediorientale. Attraverso la loro potente voglia di vivere ed il loro anticonformismo, emerge una realtà troppo spesso nascosta, che porta lo spettatore a riflettere e a sgretolare preconcetti e stereotipi, sullo stile di vita delle giovani donne arabe in Israele.

L’uscita del film ha suscitato reazioni diverse tra i palestinesi e la società ebraica. La regista e le attrici sono state addirittura minacciate di morte e una fatwa pende sulla testa della Hamoud.

I palestinesi sono rimasti “confusi”, non capivano se si trattasse di un documentario o di finzione, proprio perchè totalmente ineducati alla visione di determinate tematiche – spiega la Homoud – e all’esternazione di temi ritenuti tabù. I fondamentalisti ci hanno attaccate in maniera estrema”.

Ma qualcosa si è smosso. Decine di donne le hanno scritto lettere di consenso e testimonianze. Si è sollevato un dibattito femminista, talmente auspicato, desiderato e necessario, che le minacce stesse perdono di senso, al cospetto del risultato ottenuto. Centinaia di donne si sono rispecchiate nelle protagoniste. Anche ciò fa del film un manifesto. La pellicola regala una sterzata importante al cinema palestinese, relegato troppo spesso all’esclusiva documentazione del conflitto, delle vittime e degli eroi. Ma la vita degli individui va avanti, nonostante tutto, e la Homoud crede fortemente che il cinema debba rappresentare la società contemporanea, puntando la lente di ingrandimento anche sull’individuo. Sulla persona che combattere la sua guerra quotidiana.

Libere, Disobbedienti, Innamorate non fa il verso a Sex and The City (al quale, purtroppo, è stato già fin troppo accostato), perchè non è quello l’intento del progetto. Se Sex and The City ha saputo raccontare, straordinariamente bene, l’emancipazione femminile degli anni ’90, questo diventa un vero e proprio invito alla stessa, rivolto a tutte le donne, non solo alle palestinesi. Insensati quindi tutti gli eccessivi rimandi alla serie newyorkese, che si sono letti in giro. Non aspettatevi shopping sfrenato, lustrini e Manolo Blahnik.

Libere, Disobbedienti, Innamorate è il primo capitolo di una trilogia, che come tema centrale descrive il prezzo da pagare per l’emancipazione, ma non vedremo il seguito delle storie delle tre “combattenti”. Conosceremo altre vite. Ascolteremo altre storie.

Punta di diamante del film è l’uso della colonna sonora. L’elettronica e l’indie electro folk arabo descrivono e invadono la scena in maniera profonda, creando una rottura, uno squarcio, dal quale, sembra di riuscire a sbirciare meglio nelle vite delle protagoniste.

In sintesi: Maysaloun Hamoud, brillante promessa del cinema mediorientale, presenta un film potente, sincero, asciutto, umoristico e molto rock! Da non perdere.

Ilaria Berlingeri

PRO CONTRO
  • È un film illuminate.
  • La colonna sonora.
  • Non è la versione di Sex And The City a Tel Aviv… è altro.
  • Qualche piccola défaillance nella sceneggiatura.
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Libere, Disobbedienti, Innamorate, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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