L’inganno, la recensione

Nel fin troppo coerente iter lavorativo di Sofia Coppola L’inganno si annunciava come una scheggia impazzita che avrebbe finalmente dato un po’ di pepe a una carriera seduta su standard e schemi ormai rodati. Questo perché il suo nuovo film è il remake di La notte brava del soldato Jonathan, cult del cinema feroce anni ’70, quello fatto di sevizie e morbosità. Un annuncio destabilizzante che poteva creare curiosità, a conti fatti una scelta coraggiosa ma allo stesso tempo un prodotto ben amalgamato all’interno di una visione coppoliana personale e autoriale.

La Coppola, più che al film di Don Siegel con Clint Eastwwod, si rifà al romanzo A Painted Devil, scritto nel 1966 da Thomas P. Cullinan e adatta la vicenda alla sua poetica votata all’analisi della psicologia femminile, soprattutto quella adolescenziale. Così, dopo le “vergini suicide”, la Maria Antonietta teen-ager e gli adolescenti glam-sbandati di Bling Ring, porta in scena un manipolo di giovanissime allieve di un collegio nel profondo sud americano nel pieno della Guerra di Secessione.

In questo scenario avvolto dalla nebbia, con una minaccia esterna indefinibile e inquietante, la giovane Amy (Oona Laurence) trova un soldato ferito, il Caporale McBurney (Colin Farrell), e lo porta al collegio. L’uomo, gravemente è ferito a una gamba e viene accudito e medicato da Miss Martha (Nicole Kidman) e dalle sue allieve, ma stimola anche la curiosità delle ragazze, una curiosità morbosa che stuzzica l’attrazione per l’uomo trascinando la situazione in lidi di assoluto delirio.

Asciugando all’essenziale la narrazione, Sofia Coppola, anche autrice della sceneggiatura, si concentra esclusivamente sul senso di morbosa fascinazione che McBurney suscita nelle ragazze del collegio. La guerra, costantemente presente nel film di Don Siegel, passa completamente in secondo piano e la location in cui si ambienta la storia appare come un luogo al di fuori del tempo e dello spazio, quasi una magione stregata da film gotico. Le ragazze, ma anche Miss Martha e l’insegnante Edwina, si lasciano andare a un crescendo di seduzione che può assumere i connotati dell’innocente attrazione, come nel caso di Amy, dell’aggressivo impulso erotico come accade ad Alicia (interpretata da Elle Fanning), o le basi per una relazione amorosa vera e propria, come invece sembra succedere proprio a Edwina (Kirsten Dunst).

Il copro del soldato, interpretato con una certa efficacia da Colin Farrell, diventa oggetto dell’attenzione sessuale più che del martirio, come invece accadeva a Clint Eastwood nel 1971. I centimetri della sua pelle vengono scoperti un poco alla volta, la spugna umida di Miss Martha li esplora con un gioco del vedo/non vedo ricco di tensione sessuale. E la stessa posizione di McBurney all’interno della storia sembra cedere a una visione femminile (e femminista) molto più accentuata, dal momento che le donne in questo film sono il fulcro di tutto, vittime e carnefici al tempo stesso, lasciando al soldato un ruolo molto più passivo, come se fosse un giocattolo nelle mani di un gruppo di bambini pestiferi.

Supportata da un cast di primissimo ordine che si affida molto alle intense interpretazioni di Nicole Kidman e Kirsten Dunst, la Coppola realizza con L’inganno il suo film più sottile e riuscito. Una visione cinica e crudele dell’universo femminile che sintetizza perfettamente il tentacolare potere ferino della donna.

Da vedere.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Riesce a dare continuità alla poetica della Coppola per prendendo le distanze dai suoi film precedenti.
  • Rielabora con sguardo femminile e femminista un classico del cinema brutale firmato da Don Siegel.
  • Nicole Kidman e Kirsten Dunst bravissime.
  • Mette da parte l’aspetto più violento che era comunque un punto fermo dell’originale.
  • Dura troppo poco!
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L'inganno, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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