Loro 2, la recensione

La prima parte di Loro terminava tra lacrime e risate: l’immenso dispiacere di Mariano Apicella nel vedersi “rimpiazzato”, la commozione di Veronica Lario per un gesto romantico inaspettato e le risate degli spettatori per una scena che gioca col paradosso portando a perfetta quadratura il cerchio di una commedia sagace e con personaggi ben scritti. Dunque, cosa c’è aspettarsi da Loro 2?

La seconda parte del kolossal di Paolo Sorrentino dedicato alla figura di Silvio Berlusconi è la naturale prosecuzione della piega presa nell’ultima tranche di Loro 1. Prevedibile, dunque, che dopo la sorrentiniana carrellata sulla fauna che ronza attorno al “Presidente”, ci si concentri proprio su quest’ultimo e in particolare sulle sue ossessioni e la delicata situazione sentimentale che lo stava investendo negli anni in cui il film si ambienta.

Loro 2 ha un inizio folgorante, tanto quanto quello di Loro 1, dove le corde del grottesco sono toccate dall’espediente dello sdoppiamento dell’attore Toni Servillo che si trova faccia a faccia con se stesso: Silvio Berlusconi ed Ennio Doris, uguali eppure diversi, la doppia faccia della stessa medaglia. Doris, storico amico e socio di Berlusconi, nonché fondatore di Mediolanum, è come l’immagine riflessa nello specchio dello stesso protagonista, dispensatore di arguti consigli su come rialzarsi dalla caduta politica e riguadagnarsi un posto in primo piano. La conseguenza di questo bellissimo prologo è un’altrettanto riuscita scena in cui Silvio mette alla prova se stesso per capire se è ancora convincente, se sa ancora “vendere palazzine”.

I primi venti minuti di Loro 2 sono lapalissiani su come proseguirà il film. Paolo Sorrentino ha firmato con questo dittico la sua personale visione della commedia all’italiana e lo ha fatto mettendo alla berlina l’Italia degli ultimi 20 anni, non come farebbe qualsiasi autore di commedie ma cimentandosi con un punto di vista più unico che raro, quello dell’uomo più potente d’Italia in quegli anni. Ne viene fuori un ritratto sagace, umano e tenerissimo, ironico e satirico, con spiragli al fulmicotone che sembrano più dovuti che sentiti, ma tutti elementi facenti parte di una visione coerente e originale.

Come si diceva parlando di Loro 1 (qui la recensione), l’immagine che Sorrentino ci da di Berlusconi è l’immagine che lo stesso Berlusconi ha reso pubblica negli anni, il personaggio più che la persona, con i paradossi, le ironie, le fragilità e gli errori che i tg, i rotocalchi e le riviste di gossip ci hanno restituito in questi anni. E in Loro 2 si affronta un momento particolare della vita pubblica e privata (ma c’è differenza?) di Berlusconi, quella dei Bunga Bunga e del divorzio con Veronica Lario. Il punto di vista è quasi prevalentemente quello di Silvio, anche se ci sono sprazzi di coralità – mai più come nella prima parte di Loro 1 – che ci aiutano a aiutano lo stesso protagonista a comprendere la figura di Silvio Berlusconi. L’uomo che tutti desiderano (“Playboy mi ha nominato tra gli uomini di potere più desiderati dalle donne”, dice lo stesso Berlusconi accogliendo le ospiti nella sua villa) ma che qualcuno rifiuta, come Stella (Alice Pagani), la ragazza arruolata da Sergio Morra (Riccardo Scamarcio) e che dice a Silvio di avere lo stesso odore da vecchio di suo nonno.

Ma il rifiuto, anzi la rinuncia, più grande è quella di Veronica, un personaggio particolarmente complesso e interpretato con grande intensità da Elena Sofia Ricci. La crisi con Veronica rappresenta il cuore di Loro 2, il deus ex machina dietro il deus ex machina, che mostra sfaccettature non banali nel personaggio femminile, che ad un certo punto da voce con un importante sfogo all’opinione pubblica di allora e di oggi, ma allo stesso tempo si trova gelida e muta di fronte alla domanda di suo marito: “Perché sei rimasta con me per tutti questi anni?”. Lo spettatore ha una risposta, la stessa che ha anche Silvio. È lì, pronta ad essere urlata, ma non arriva… almeno non nei termini che ci saremmo malignamente aspettati ed è in quel momento che sul personaggio della Lario si aprono nuovi orizzonti, che purtroppo non ci sarà tempo e spazio per approfondirli.

Come in molti altri film di Sorrentino, Loro 2, anzi Loro nella sua interezza, è una riflessione sul tempo che passa, una decadente panoramica sullo sfiorire dell’uomo, che ha paura di invecchiare e, di conseguenza, di morire. Eleggere Silvio Berlusconi a protagonista di questo macrotema è, ovviamente, una scelta che offre una moltitudine di occasioni per riflettere sulla negazione della vecchiaia e non solo per una questione estetica legata ai noti “ritocchini” a cui il nostro protagonista si è sottoposto (e sui quali non vengono risparmiate battute nel film), ma soprattutto per una scena chiave: Silvio è a cena con Mike Bongiorno (Ugo Pagliai), una cena obbligata dopo il mancato rinnovo del contratto del presentatore tv, e quest’ultimo mostra una nota di nostalgia verso il passato, un dato che irrita Berlusconi portandolo a lasciare la tavola. Perché essere proiettati verso il passato è dannoso per l’uomo e per la sua carriera, invece è il futuro la direzione da seguire!

Loro, comunque, è un’opera che offre una moltitudine di spunti e argomenti di riflessione, forse la summa del cinema di Sorrentino fino ad oggi. Ed è curioso notare che una pertinente chiave di lettura per Loro risiede proprio in una battuta di Youth – La giovinezza, come a confermare che l’opera omnia del regista napoletano sia in un certo senso interconnessa. Nel precedente film, il personaggio interpretato da Paul Dano, un attore alla ricerca del giusto quid per impersonare Adolf Hitler in un film sul dittatore, ad un certo punto ha l’illuminazione su come approcciarsi a quel personaggio: il suo Hitler non deve mostrare l’orrore, ma il desiderio. E, in un certo senso, è quello che poi Sorrentino ha fatto con Loro: il suo Berlusconi non incarna la corruzione, la politica, lo sfarzo, le puttane, tutti elementi presenti ma allo stesso tempo estranei, ma proprio quel desiderio di cui parlava Paul Dano/Jimmy Tree, che può essere inteso come desiderio amoroso (verso Veronica Lario) o desiderio di essere costantemente protagonista, di esserci sempre e comunque, anche semplicemente mantenendo la promessa a un’anziana donna di regalarle una dentiera nuova.

Loro questo desiderio ce lo racconta, così come ci racconta il desiderio di un popolo, quello degli italiani, fotografato in un periodo cruciale per il Paese, investito da terremoti, non solo politici. E quindi Loro, che in un consistente momento è “Lui”, sulla chiusura diventa “Noi”. Una fotografia tanto lucida quanto falsata della società italiana, ma soprattutto una brillante commedia che sopravvivrà agli anni. Questo ormai è certo.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Si ride, si riflette e si può godere di una delle più brillanti commedie italiane degli ultimi anni.
  • Il cast è magnifico, tenendo il trend della prima parte del dittico.
  • Approfondisce con acume il rapporto in crisi tra Silvio e Veronica.
  • In confronto a Loro 1, Loro 2 è più “normale” e attenua quella portata di grottesca follia della prima parte. Ma non è detto che questo sia in “contro”.
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Loro 2, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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