Loving, la recensione

Just don’t call them black films”, così titolava il New York Times qualche settimana fa, e non c’è frase migliore per cominciare a parlare di Loving, ultimo film diretto da Jeff Nichols.

Nel non così lontano 1958, Richard e Mildred si innamorano e decidono di sposarsi. Per farlo, però, dovranno cambiare Stato dato che il matrimonio interrazziale è considerato fuorilegge in Virginia. Nonostante nella loro città il livello di integrazione sia maggiore rispetto ad altre zone circostanti, la polizia decide di rinchiuderli in prigione e successivamente esiliarli.

Nel così vicino 2017, l’anno degli Oscar “total black” (dopo i criticati #OscarSoWhite del 2016), della vittoria inaspettata di Moonlight, di  Barriere e de Il diritto di contare, Loving riesce a ritagliarsi il suo spazio cinematografico con una storia difficile da raccontare proprio perché facilmente etichettabile come semplice “black film”.

Jeff Nichols dirige i suoi due protagonisti con una maestria che si destreggia tra la canonicità del tema trattato (la discriminazione razziale) e l’innovativa visione dei personaggi. Con un atteggiamento poco storico e molto individualista, la grandezza del film emerge nella rappresentazione dei sentimenti: essi non sono mai urlati, ma, al contrario, sempre silenziosi, più struggenti e dolorosi. Dove la maggior parte dei titoli avrebbero inserito un pianto disperato, la sceneggiatura (firmata dallo stesso Nichols) predilige un sussulto, occhi lucidi ma colmi di rabbia, un sentimento inespresso perché impotente davanti a un odio tanto viscerale e radicato.

L’emozionante performance di Ruth Negga (nominata all’Oscar come miglior attrice)  lavora per sottrazione e porta lo spettatore a percepire passo dopo passo la sua sofferenza: è qualcosa di terribilmente intimo e  quotidiano. Lo stesso Richard, interpretato da Joel Edgerton, incarna una figura maschile lontana dai soliti stereotipi sentimentali: egli è un uomo innamorato disposto a fare qualsiasi cosa per sua moglie, anche abbassare la testa davanti a un sistema che non li accetta come coniugi.

Privilegiando i sentimenti, il contesto storico ne risente inevitabilmente e il razzismo dilagante risulta privo di uno spessore vero e proprio. Probabilmente per lo stesso motivo, la parte giuridica della pellicola rallenta la narrazione che, per tutta la sua durata, è un focus esclusivo per la coppia protagonista. La regia squisitamente classica di Nichols si ancora a molti primi piani ma rimane elegante e sobria in ogni suo momento.

Loving, come moltissimi film prima di lui, dà voce alle minoranze, a coloro che in diversi momenti della storia hanno ingiustamente perso, ma la sua forza sta nella capacità di saper annullare il colore della pelle facendoci sentire tutti simili davanti alla storia d’amore del signore e della signora Loving.

Matteo Illiano

PRO CONTRO
  • Rappresentazione dei sentimenti fuori dagli schemi dei cosiddetti “black films”.
  • Eccezionale performance di Ruth Negga.
  • Regia sobria ed elegante.
  • Contesto storico poco delineato.
  • La breve parte giuridica, seppur importante, rallenta la narrazione .
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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