L’ultima discesa, la recensione

Josh Hartnett (Pearl Harbor) è il protagonista di Lultima discesa, nuovo survival movie ambientato sulle cime della Sierra Nevada e ispirato all’esperienza realmente fatta da Eric Lemarque, giocatore campione olimpico di hockey e snowborder con una certa esperienza, ma dipendente dalle metanfetamine.

Per gli eventi narrati la storia è una di quelle che si racconta da sé, ma c’è da dire che la grande profondità dell’esperienza vissuta dal ragazzo appena trentenne non é stata sufficientemente trasposta nella pellicola.

Elementi che portano a un giudizio negativo sono vari.

Innanzitutto la pellicola doveva essere un survival THRILLER movie, aspetto che non emerge sia per la piattezza della narrazione, che per la scarsità di impiego delle musiche, banali e che si possono contare sulle dita di una mano. Nonostante i blocchi narrativi plurimi, i fatti sono rappresentati attraverso incastri prevedibili e che rendono poco: ecco che ad esempio assistiamo a un discorso totalmente astratto, basato su concetti e parole alte, che viene fatto a dei ragazzi frequentanti la seconda elementare e che probabilmente hanno solo di recente imparato a leggere e scrivere.

Per quanto riguarda la parte adrenalinica invece non esistono scene (che per quanto criticate devono far parte di un film di questo genere) che ricordino The Reavenant, film a cui va il primo pensiero se parliamo di survival/thriller movie. Le uniche scene che paiono essere riuscite bene a tal proposito si riferiscono all’impressione destata da un corpo parzialmente martoriato.

Per riprendere e giustificare un punto già citato, è ugualmente importante in qualsiasi sottocategoria di un thriller l’utilizzo di musiche adeguate; non a caso sono proprio le musiche a mancare nelle narrazioni che viaggiano parallele alla principale, con il risultato che la drammaticità di un momento viene ad esempio delegata all’uso di piogge tanto fitte quanto inverosimili. Sotto questo aspetto il regista Scott Waugh pare un’altra persona rispetto al giovane attore presente in xXx (Rob Cohen, 2002), o al regista di Need For Speed.

Altro tratto dolente (poco imputabile al regista questa volta) é la scarsa recitazione da parte di attori che non siano il protagonista. In tutta la pellicola sono presenti infatti meno di dieci attori totali, scelta che di riflesso dovrebbe portare i pochi presenti a performance di una certa qualità. Ebbene tutte queste aspettative vengono puntualmente disattese, specie quando si mette di mezzo la scarsa qualità del doppiaggio.

La fotografia pare essere l’unico aspetto a salvarsi, pur avendo a disposizione paesaggi che anche qui non vengono del tutto sfruttati. In generale pare che lo sguardo di questa pellicola rimanga stretta, e che nessuna funzione singola sia stata accuratamente approfondita. A salvare il regista un paio di inquadrature a tracciare movimenti imprevedibili. Ma niente di più.

Per concluder bisogna dire che il messaggio della storia è di una certa consistenza, ma la necessità di esplicitarlo nel finale con un abbozzo di “discorso della vita”, sottolinea come fino a quel punto la modalità di narrazione non abbia di per sé attaccato.

Roberto Zagarese

PRO CONTRO
Un paio di inquadrature. Un po’ tutto.
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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L'ultima discesa, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating
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