L’uomo sul treno – The Commuter, la recensione

I film con Liam Neeson, ormai, sono genere a se. Una magnifica declinazione del thriller/action che da una decina di anni riempie di spettatori le sale di mezzo mondo. Ed è incredibile come a 65 anni suonati, Neeson abbia trovato una seconda giovinezza artistica proprio in un genere fisico, solitamente appannaggio di nerboruti giovanotti. Eppure Neeson, faccia da cinema assoluta, è attualmente uno dei protagonisti più credibili dell’action “realistico”, nonché ormai sinonimo di qualità.

Curioso notare che una buona parte dei thriller/action di cui stiamo parlando abbiano un altro comun denominatore oltre a Neeson, ovvero il regista Jaume Collet-Serra, spagnolo che si è fatto le ossa con l’horror (folgorante esordio con La maschera di cera e piccolo capolavoro il successivo Orphan) e ha poi deciso di intraprendere un percorso molto coerente insieme all’attore di origini irlandesi. Unknow – Senza identità (2011), Non-Stop (2014), Run All Night – Una notte per sopravvivere (2015) e ora L’uomo sul treno – The Commuter, quattro film speculari in cui Liam Neeson viene messo al centro di intricati meccanismi thriller ricchi di colpi di scena e colmi di adrenalina.

Michael è un ex poliziotto, ormai assicuratore da molti anni, che ogni giorno si reca al lavoro prendendo sempre lo stesso treno. Il giorno del suo improvviso licenziamento, Michael viene avvicinato sul treno che lo sta riconducendo a casa da una misteriosa e affascinante donna che gli propone un “affare”: avrà in cambio un’ingente somma di denaro se riuscirà a individuare sul treno l’identità di una persona che non dovrebbe trovarsi lì. Inizialmente titubante, nonostante l’allettante proposta economica, Michael capisce presto che non può sottrarsi a quel “gioco” e che il suo rifiuto può avere conseguenze mortali per lui e la sua famiglia.

Figlio di un meccanismo whodunit in cui è chiesto allo spettatore di immedesimarsi con il protagonista e venire a capo di un giallo deduttivo di cui tutti sono sospettati, L’uomo del treno si fa forte proprio di una struttura che predilige la ripetizione, un ambiente ristretto in cui sviluppare l’azione e un numero relativamente esiguo di personaggi. In pratica un kammerspiel ambientato su un treno, dove ad indagare è chiamato un uomo comune e non un celebre investigatore come Poirot. E forse tra le ispirazioni alla base di L’uomo sul treno c’è proprio l’opera di Agatha Christie, recentemente (ri)portata sul grande schermo con successo da Kenneth Branagh con Assassinio sull’Orient Express, in cui l’incastro giallo è però meno “fantasioso” e più facilmente deducibile dallo spettatore.

Non mancano comunque colpi di scena capaci di lasciare stupiti, anche se Collet-Serra vuole giustamente offrire uno spettacolo che si riconcilia con la sua predilezione per l’azione. Infatti, oltre al ritmo indiavolato della narrazione, in L’uomo sul treno non mancano sequenze action di grande impatto spettacolare e se la scena del deragliamento, ampiamente anticipata dai trailer del film, è più convenzionale a tal proposito, è l’incredibile corpo a corpo tra il protagonista e uno dei passeggeri del treno a lasciare a bocca aperta: una lunga scena di combattimento in piano sequenza realizzata in ambienti ristretti, dove la camera sta costantemente sui personaggi, mostrando l’azione nei più minimi dettagli.

Bisogna riconoscere al film di Collet-Serra anche un’ottima parterre attoriale, perfino per i ruoli più piccoli. Se in parti di rilievo compaiono Vera Farmiga e Patrick Wilson (ancora in coppia dopo i due The Conjuring), nel film c’è anche Jonathan Banks (noto per il ruolo di Mike in Breaking Bad e Better Call Saul), Sam Neill e la Florence Pugh di Lady Macbeth.

Un altro centro per Collet-Serra, dunque, che dopo il pregevole shark movie Paradise Beach torna al suo genere creando un’ideale sequel tematico del precedente Non-Stop. Grande spettacolo e senso del coinvolgimento spettatoriale per un film che sa intrattenere con mestiere e qualità.

Consigliato.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ottimo senso del ritmo.
  • Un meccanismo giallo credibile (nei limiti della parola “credibile”) e capace di creare partecipazione.
  • Un buon cast, capitanato da un sempre grande Liam Neeson.
  • Un occhio esperto risolve presto il giallo.

 

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L'uomo sul treno - The Commuter, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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