May the Devil Take You, la recensione

Quando il padre, un tempo imprenditore di successo e ora pieno di debiti fino al collo, cade vittima di un misterioso morbo che ne mette a repentaglio la vita, la figlia Alfie gli fa visita in ospedale, rivedendolo dopo una decina di anni. Lo aveva volutamente evitato per tutto questo tempo, incolpandolo di essersi risposato dopo la misteriosa morte della madre. Qui trova anche la nuova compagna del genitore, una famosa attrice non più giovanissima e i suoi fratellastri, con i quali ha un rapporto burrascoso. Alfie, ancora scossa dalla morte della mamma, inizia a vedere proprio al capezzale del padre una spaventosa figura che tenta di agguantarla. La ragazza si reca così nella vecchia casa per cercare di capire cosa stia succedendo a ciò che resta della sua famiglia e poco dopo vede arrivare anche l’odiata matrigna con prole, giunta sul luogo con l’intenzione di venderla al più presto per sanare i debiti ospedalieri del moribondo marito…

Timo Tjahjanto è un nome oramai noto nel cinema di genere, che ha saputo sconfinare i limiti territoriali e se vogliamo folkloristici indonesiani per travolgerci con tutta la sua spettacolare e pantagruelica violenza: insieme a Kimo Stamboel ci ha regalato quella perla rosso sangue di Headshot e abbiamo ancora nelle orecchie il rumore di tutte le ossa spezzate di La notte su di noi. Qui il punto di partenza è un altro, ovvero l’horror soprannaturale, e non appena si spalanca la porta dello scantinato ecco che La casa di Sam Raimi (ma anche il sottostimato e bellissimo Drag me to Hell) fa capolino in ogni inquadratura. Siamo davanti ad un prodotto palesemente derivativo ma gli omaggi, se fatti con criterio e gusto cinematografico, sono i benvenuti.

Ed ecco quindi demoniache presenze che spuntano dal seminterrato di una casa nel bosco, la possessione che si trasmette tramite morsi o graffi, gore e slapstick che vanno a braccetto nelle scene più concitate, effetti speciali old style (salvo rarissime eccezioni) che richiamano una delle più belle e proficue stagioni per l’horror su pellicola.

Il tutto girato con la consueta ferocia con cui il regista ci ha abituato nei suoi action-splatter, e le quasi due ore di durata, nonostante per un prodotto di questo genere siano effettivamente troppe, procedono senza intoppi e indugi di alcun tipo.

Se vogliamo trovare dei difetti, le brevi sequenze in flashback sono buttate lì giusto per dare un backgroud emotivo alla protagonista, e difatti non sembrano realizzate con la stessa cura delle sequenze al presente o quelle puramente horror. La fotografia stessa sembra presentare quella fastidiosa pasta da soap-opera, così fintamente laccata e patinata. Per fortuna sono sequenze talmente brevi che ce se ne dimentica non appena la furia infernale riparte davanti la macchina da presa.

Andando a ritroso, ci si accorge che non è il primo omaggio all’horror classico che il regista ci regala: il suo esordio del 2009 Rumah Dara (conosciuto con il titolo internazionale di Macabre) girato sempre con il fido Stamboel, pescava a piene mani da classici come Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi ed il risultato fu lodevole, pur avendo in nuce tutti i difetti dell’opera prima.

Insomma, il patto tra Netflix e Timo Tjahjanto ha generato in pochi mesi due film formidabili (il primo è, appunto, La notte su di noi) per ferocia e coerenza nel cinema di genere. La scrittura deve ancora migliorare, ma di certo non è il punto cardine su cui fanno leva questo tipo di produzioni.

Stefano Tibaldi

PRO CONTRO
  • Un compendio in salsa indonesiana di tutto l’horror di Sam Raimi.
  • Ritmo e regia indiavolati per quasi due ore.
  • Gli effetti speciali artigianali da buon vecchio cinema horror.
  • La durata eccessiva che può essere deleteria per film di questo tipo.
  • Gli orribili flashback.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -5 (da 7 voti)
May the Devil Take You, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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