Metti la nonna in freezer, la recensione

In più occasioni, sulle nostre pagine, abbiamo sottolineato quanto il panorama cinematografico italiano sia in fermento, voglioso di esprimere una freschezza spesso data da giovani e telentuosi autori pronti a svecchiare uno stantio panorama di nomi e cognomi che da troppo tempo fanno cinema senza aver più tanto da dire. Una novità che riguarda soprattutto lo stile e in parte il linguaggio, visto che il sistema produttivo italiano va comunque a rimarcare generi e filoni su cui il nostro cinema è immobile ormai da quasi settant’anni.

Solo negli ultimi mesi abbiamo avuto i casi eclatanti della trilogia Smetto quando voglio di Sydney Sibilia e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, esempi di cinema carico di idee, ritmo e verve, capaci di ancorarsi alla tradizione tutta italiana pur riempiendola di personalità. Oggi aggiungiamo un titolo a questo percorso che sta portando a un “nuovo cinema italiano”, Metti la nonna in freezer, una commedia nerissima diretta dal duo Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi.

Alle prese con il secondo lungometraggio dopo l’invisibile Amore oggi (2014), i trentenni Fontana e Stasi dirigono una brillante sceneggiatura di Fabio Bonifacci che si rifà a un grottesco caso di cronaca avvenuto a Cuneo qualche anno fa e dettato dalla proverbiale arte di arrangiarsi tutta italiana.

La giovane restauratrice Claudia è a un passo dal fallimento, a causa dei continui ritardi sui pagamenti che lo Stato deve versarle per sostenere la sua attività. Di conseguenza anche Rossana e Margie, amiche e “dipendenti” di Claudia, rischiano di rimanere senza lavoro, dal momento che la ragazza le paga grazie alla pensione di sua nonna Birgit, utile anche ad affrontare le spese della società. Quando nonna Birgit viene improvvisamente a mancare, Claudia si trova sul lastrico e, dietro suggerimento delle sue amiche, decide di non denunciare il decesso dell’anziana per continuare a percepire la sua pensione; così congela letteralmente la nonna nel capiente freezer in cucina. Ma sulla strada di Claudia si mette Simone Recchia, incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza, che è spinto tra le braccia della ragazza dai suoi colleghi e, immancabilmente, se ne innamora.

Il punto di riferimento per Bonifacci è la lunga tradizione della commedia nera di stampo americano e anglosassone, con quel dissacrante black humour che ci ricorda cult anni ’80 come Weekend con il morto o Getta la mamma dal treno, citato anche nel titolo. Se l’umorismo è internazionale e irresistibile, grazie a una serie di gag riuscitissime che sfruttano anche la fisicità di Fabio De Luigi, il contenuto è tutto italiano. Perché alla base di Metti la nonna in freezer c’è sì un caso di cronaca talmente grottesco che sembra nato per uno sketch dei Monty Python, ma è pur sempre realtà… una tremenda realtà dettata dalla crisi economica e dalla situazione paradossale di un Paese che non salvaguarda il proprio futuro, incoraggiando situazioni di estremo arrangiamento che possono tradursi in crimini, come l’occultamento del cadavere presente nella storia che fa da ispirazione al film.

Metti la nonna in freezer, comunque, vive di una moltitudine di momenti riusciti che puntano diritti alla risata, a volte più sottile, altri decisamente di pancia. In questo gioca un ruolo fondamentale il talento comico di Fabio De Luigi, che interpreta un personaggio-macchietta capace di porre a suo vantaggio lo stereotipo per costruirgli attorno una personalità tutta sua. Ligio al dovere fino alla maniacalità, come il personaggio di Alberto Sordi ne Il moralista, pronto a portare all’esasperazione i suoi colleghi e in cerca del vero amore dopo una storia finita male proprio a causa del suo eccesso di zelo. Ovviamente l’essere impacciato del maresciallo Recchia, quasi in modo adolescenziale, genera una serie di situazioni esilaranti che a volte toccano il tasto del surrealismo, come se ci trovassimo dinnanzi a un personaggio uscito da un cartoon di Tex Avery, ma il tutto è sempre perfettamente contestualizzato per apparire credibile. Anche Miriam Leone, che di ruolo in ruolo sta dando prova di una grande maturità professionale, dimostra di avere dei tempi comici perfetti e in gran sintonia con il partner più esperto. Completano il quadro una serie di comprimari come Lucia Ocone, Marina Rocco, Susy Laude, Francesco Di Leva, Carlo De Ruggieri e soprattutto Barbara Bouchet nel ruolo della nonna congelata.

Insomma, funziona un po’ tutto in Metti la nonna in freezer e possiamo notare una certa personalità registica che trae indubbiamente ispirazione dalla ricercatezza d’inquadrature e la velocità di ritmo di registi di talento come Sam Raimi e Edgar Wright (da quest’ultimo c’è almeno una citazione nella scena della pub!).

Al momento, il film di Fontana e Stasi è tra i vertici qualitativi della rinnovata commedia italiana e ci auguriamo che questa tendenza al ringiovanimento con nuovi talenti al timone di film freschi e irriverenti continui perché il nostro cinema ne ha bisogno.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Divertente e irriverente con un’ottima scrittura delle gag.
  • Attori ben selezionati e in parte. Ad ogni film Miriam Leone stupisce sempre più!
  • Stile internazionale, storia italiana.
  • C’è quel tocco di buonismo italiano che proprio non riusciamo a scrollarci di dosso.
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