Modalità aereo, la recensione

Diego è un imprenditore di successo: bello, ricco e famoso. Ivano, che per vivere pulisce i bagni dell’aeroporto, è il suo esatto contrario: non è bello, fatica ad arrivare alla fine del mese e vive nell’anonimato più totale. Un giorno Diego, prima di imbarcarsi in un volo d’affari per Sydney, incontra nei bagni dell’aeroporto proprio Ivano e tra i due è subito antipatia reciproca. Quando Ivano trova nel bagno lo smartphone di Diego, dimenticato accidentalmente sul lavandino, la vita dei due cambia drasticamente. Diego sprofonda immediatamente nel panico dal momento che tutta la sua vita – pubblica e privata – è contenuta nel suo telefono mentre per Ivano si presenta la ghiotta possibilità di realizzare l’irrealizzabile grazie agli enormi benefici contenuti in quel piccolo telefono cellulare.

Nel 2006 Fausto Brizzi era sulla bocca di tutti per aver diretto Notte prima degli esami, suo esordio dietro la macchina da presa nonché inaspettato fenomeno commerciale. Undici anni dopo, ormai affermatosi tra le punte di diamante della moderna commedia all’italiana, Brizzi torna sulla bocca di tutti a seguito di un enorme scandalo che attribuisce al regista la sgradita etichetta di “Weinstein italiano”. Accuse tanto pesanti quanto infondate che lo portano, tuttavia, al centro di un autentico processo mediatico di certo non privo di spiacevoli conseguenze.

Fortunatamente per Brizzi l’aria è cambiata, le accuse sono cadute e adesso il regista romano si risolleva dalle proprie ceneri grazie a Modalità aereo, una commedia brillante decisamente nelle sue corde in cui c’è spazio per la sana risata ma anche per una pungente riflessione – nemmeno troppo velata – sulle accuse (molte delle quali davvero ridicole) che lo hanno travolto nei mesi passati.

Come da abitudine, Brizzi ci trascina all’interno di una commedia corale molto incentrata sulle situazioni piuttosto che sulla singola battuta “di pancia”. Al centro del racconto viene posto un topos molto familiare alla commedia italiana che è quello dello scambio di persona, con un gioco continuo di equivoci destinato ad invertire, anche se solo per una manciata di giorni, le vite di Diego e Ivano facendo si che entrambi possano assaporare l’amarezza del “fallimento” così come l’ebbrezza del “successo”.

Questo inaspettato incontro/scontro fra due caratteri opposti, porta Brizzi a mettere in scena una commedia garbata che, alla fine dei giochi, ci parla anche di amicizia e valori affettivi facendo confluire ogni cosa nel proverbiale “gli opposti si attraggono”. Nemici che diventano amici, colleghi che diventano rivali, antipatie che sfociano in amori e così via, attraverso una serie di collaudati stereotipi utili a far attraccare il racconto in porti sicuri.

Sotto quest’aspetto Modalità aereo mostra più di qualche fragilità, adagiandosi su una struttura narrativa ampiamente prevedibile e pronta ad inciampare di tanto in tanto anche in qualche eccessiva “facilità” di troppo.

Nulla di originale, dunque, una classica commedia fondata sull’equivoco a cui va ad aggiungersi un discorso abbastanza canonico volto a demonizzare l’utilizzo improprio che oggi si fa del tecnologico e del cellulare in modo specifico.

Fino a pochi anni fa, infatti, il bene più prezioso che nessuno avrebbe voluto farsi rubare era sicuramente il portafoglio; in pochissimo tempo le cose sono cambiate ed il furto di un portafoglio ormai non è più minimamente paragonabile al panico che potrebbe scaturire dall’estorsione di un telefono cellulare. Perdere il proprio smartphone, ormai, equivale alla completa vulnerabilità perché in quella “scatoletta” utile un tempo solo a far chiamate, adesso è contenuta tutta la “nostra” vita con informazioni sempre più personali e sempre più segrete.

Uno smartphone smarrito e caduto nelle mani sbagliate è il ghiotto escamotage narrativo utile a Brizzi che, ancora evidentemente scosso dalle accuse di cui sopra, coglie la palla al balzo per parlarci di quanto possa essere sgradevole e pericolosa la mediatica “macchina del fango”. Soprattutto in una divertente sequenza finale, il regista di Poveri ma ricchi sembra voler fare il verso a tutti quei servizi televisivi (Le Iene Show) che, servendosi di un paio di testimonianze a volto oscurato, riescono a far presa sull’opinione pubblica creando mostri e rovinando vite.

In questo Modalità aereo si fa particolarmente interessante poiché, pur ricorrendo al linguaggio di una commedia apparentemente come tante, si fa specchio di un percorso artistico duramente compromesso e ora desideroso di redenzione.

Il cast, che come sempre svolge una funzione determinante nei film del regista, questa volta funziona solo in parte. È sicuramente vincente la scelta di Lillo (all’anagrafe Pasquale Petrolo) nei panni dello squattrinato dal cuore tenero. A lui – come prevedibile – sono affidati tutti i momenti più divertenti del film, un paio davvero irresistibili anche grazie alle sue risapute doti canore che lo portano ad essere sempre più una sorta di Jack Black italiano, così come funziona Dino Abbrescia nei panni del collega cialtrone Sabino. A convincere meno è la scelta di Paolo Ruffini (qui anche soggettista e sceneggiatore) chiamato ad interpretare l’imprenditore bello e di successo che tutte le donne vorrebbero portarsi a letto. Un ruolo che poco si adatta alla fisicità e al savoir-faire a cui il simpatico attore livornese ci ha abituati. A completare il lotto troviamo anche la sempre bella e brava Violante Placido stranamente poco utilizzata dal nostro cinema.

Sicuramente Modalità aereo non rientra tra le opere più riuscite di Fausto Brizzi ma senza ombra di dubbio si tratta di una commedia che riesce ad intrattenere e a strappare più di qualche risata. Ma su questo c’era poco da dubitare, in fondo Brizzi ha sempre dimostrato d’essere uno che conosce molto bene i meccanismi narrativi della commedia.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Una commedia brillante, molto godibile e capace di regalare qualche sana risata.

Lillo è sempre una garanzia.

 

Seppur godibile, si tratta di una commedia che non ha la forza per essere ricordata nel tempo.

Paolo Ruffini è fuori parte.

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