Morto Stalin, se ne fa un altro, la recensione

Tutto va per il meglio nella Grande Russia Socialista e nulla sembra poter intaccare il potere del suo grande leader, Stalin.

Questo finché al grande Stalin non viene un infarto nel bel mezzo di una notte qualunque. Solo poche ore prima lui e la sua ristretta cerchia di fedeli si erano ritrovati attorno a un tavolo discutendo amabilmente di liste di proscrizione, nuove leggi e astute manovre politiche. Ora il grande leader giace riverso a terra in una pozza non meglio identificata dei suoi stessi liquidi corporei. Al suo capezzale accorrono tutti, ovviamente, e per quanto il dolore e la disperazione offuschino loro la mente, i suoi fedelissimi devono trovare al più presto un sostituto, per garantire la stabilità alla Russia e al suo popolo.

Presentato all’ultimo Torino Film Festival, The Death of Stalin, che nei nostri cinema esce il 4 genaio distribuito da I Wonder Pictures con il titolo Morto Stalin se ne fa un altro, è un piccolo film-rivelazione.

Come spesso accade, viene raccontata una Storia (quella con la S maiuscola, si badi bene) che rasenta l’assurdo e in cui i dettagli romanzati non sono minimamente scioccanti quanto quelli realmente avvenuti. Il regista, Armando Iannucci, un inglese con un nome italianissimo, riesce a muoversi egregiamente in questa dicotomia, misurando ironia e comicità e facendole diventare un accessorio fondamentale di una storia assurdamente tragica e vera. Ne risulta un film “leggero” e godereccio, dove la risata risulta priva di ogni senso di colpa anche davanti a torture e uccisioni, colpi di stato e rastrellamenti di oppositori politici nel bel mezzo della notte. Gli unici a patire questa mancanza di serietà sono proprio quei fedelissimi di Stalin, nomi come Khrushchev o Beria o Molotov, che vengono trasformati in una parodia di sé stessi, macchiette che in maniera tragicomica portano avanti i loro giochi di potere.

I personaggi, coloro che decideranno la sorte non solo della Russia ma del comunismo stesso, si muovono sullo schermo come tante galline senza testa, cercando di anticipare le mosse degli avversari (un tempo amici fidati), di creare alleanze sottobanco da un lato, cercare di screditare i concorrenti al potere dall’altro. Una sorta di esilarante campo giochi con bambini un po’ troppo cresciuti viziati, egoisti e inetti.

The Death of Stalin è uno di quei film che facilmente possono mettere d’accordo tutti. Divertente ma con quel sapiente dosaggio di cruda realtà che fa di questa pellicola una piccola gemma, una visione che non solo intrattiene ma dà a noi spettatori quel senso di appagamento che sempre più raramente i film in sala ci regalano.

Un cast incredibile porta sullo schermo questo dramma esilarante. Grandi nomi del cinema internazionale si avvicendano, dando vita a personaggi assurdi e complessi allo stesso tempo, con sfaccettature così profonde che diviene impossibile definirli semplicemente comici. E tuttavia è la grande faida fra Khrushchev, uno strepitoso Steve Buscemi, e Beria, Simon Russell Beale, che tiene tutti con il fiato sospeso. Due personaggi agli opposti e due interpretazioni magnifiche che portano l’intero film ben oltre la commedia, oltre la semplice risata.

Ho avuto la fortuna di essere in sala al Torino Film Festival, quando Iannucci introduceva il suo lavoro. Durante le ricerche per il film ha scoperto che la popolazione russa, sebbene fosse non solo vietato ma severamente punito, continuava a far circolare libretti comici su Stalin, una presa in giro che poteva costare la prigione. Ma ridere contribuiva a rendere più sopportabile una situazione altrimenti invivibile e nemmeno le più terribili ritorsioni hanno potuto fermare queste opere popolari. E questo è ciò che si prova durante la visione di The Death of Stalin: una risata spontanea e liberatoria che, senza sminuire le atrocità rappresentate, aiuta ad affrontare un passato scomodo e terribile.

Un film assolutamente consigliato.

Michela Marocco

PRO CONTRO
  • Una comicità intelligente e studiata che fa ridere di gusto.
  • Cast di grandissimi che dà il suo meglio in situazioni tragicomiche al limite dell’assurdo.
  • Storia che merita di essere raccontata e diffusa.
  • Non pervenuti.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Morto Stalin, se ne fa un altro, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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