NICOLAS WINDING REFN DAY. Conferenza stampa e intervista esclusiva al regista di “DRIVE” e “SOLO DIO PERDONA”.

Roma. In occasione dell’uscita italiana del cofanetto contenente i film Drive e Solo Dio perdona – disponibile sia in DVD che in alta definizione Blu-ray Disc a partire dal 5 dicembre 2013 – la 01 Distribution ha organizzato per il 16 dicembre il Nicolas Winding Refn Day. Un’intera giornata dedicata all’amato regista danese che in questi anni ha firmato autentici cult-movie come Bronson, Valhalla Rising e appunto Drive e Solo Dio perdona, e per quest’occasione la Casa del Cinema di Roma è stata allestita per accogliere stampa e pubblico con incontri e proiezioni tutte dedicate a Refn, ma con una sorpresa: insieme al regista a cui l’evento è dedicato c’è stato anche Alejandro Jodorowsky, mitico regista di intramontabili capolavori come El Topo, La montagna sacra e Santa Sangre, autore di riferimento per Refn a cui a dedicato Solo Dio perdona.

Il Nicolas Winding Refn Day è stato articolato in modo tale che la stampa potesse partecipare a una mini press conference con il regista danese, a cui ha seguito un incontro a due con lo stesso Refn e Jodorwsky. Quest’ultima conferenza è stata poi bissata per il pubblico, che ha potuto assistere gratuitamente alle proiezioni di Drive e Solo Dio perdona, con il risultato che l’evento ha immediatamente registrato il tutto esaurito.

DarksideCinema.it ha avuto l’occasione di assistere alla conferenza con Nicolas Winding Refn e, in seguito, intervistarlo a tu per tu. Quello che segue è il resoconto dell’incontro tra il regista e la stampa; a seguire, la clip con la nostra intervista esclusiva.

Nel film Solo Dio perdona si può vedere chiaramente come elemento scenico una riproduzione del David di Michelangelo. È stato forse un tentativo di fare un tributo all’arte italiana classica?

Ho due risposte a questa domanda.

Uno. Vorrei che fosse proprio come dici tu.

Due. In realtà non è così. Ho girato il film in diversi club gay di Bangkok e in uno di questi c’era questa statua. Solo Dio perdona è stato realizzato con un budget molto basso e quindi mi sono dovuto accontentare di quello che le scenografie offrivano; il David di Michelangelo non ce l’ho messo io, nessuna particolare citazione da parte mia, era lì e ho deciso di tenerlo nell’inquadratura.

Ho notato in Solo Dio perdona una certa ricercatezza per l’iconografia che in alcuni punti mi sembra chiaramente di matrice cristiana. È corretto?

Ho due risposte anche in questo caso.

Uno. Mi piacerebbe essere così colto da dire “si, è corretto”.

Due. In realtà anche stavolta non è propriamente così. L’iconografia di cui parli arriva da innumerevoli fonti, spesso inconsce, in maniera involontaria… arriva anche dalle immagini delle pin-ups, da riviste per soli uomini come Play Boy. Nei miei film mi piace mettere quello che mi eccita nella vita. Vorrei mettere cose colte, ma non è così e a dire il vero neanche mi interessa farlo. La Danimarca, da cui io provengo, non è un Paese cattolico ma luterano, io sono nato in una famiglia di hippie e quindi non ho ricevuto un’educazione religiosa ma penso che ognuno di noi abbia un bisogno spirituale da compensare, proprio come accade al protagonista del film.

Lei ha girato uno spot per Gucci e si può notare in ognuno dei suoi film dei forti riferimenti all’universo femminile. A cosa è dovuta questa sua costante legata alla femminilità?

Amo tutto ciò che è femminile e penso che la stessa creatività sia femminile. L’essere femminile aiuta ad essere mascolini, ruota tutto attorno alla donna secondo il mio punto di vista. Io stesso sono circondato da donne, visto che vivo con mia moglie e le mie due bambine.

Lei si appresta a realizzare una serie tv sul personaggio di Barbarella, che in una recente intervista ha definito l’ultimo baluardo della controcultura. Che cosa intendeva?

Barbarella mi interessa molto. È un personaggio della controcultura perché ogni volta che la si affronta si riesce sempre a trovare un significato differente in base alle esigenze e alle epoche in cui torna. L’artista francese che l’ha creata negli anni ’60 era interessato soprattutto a toglierle i vestiti nello spazio, ma in ogni epoca possiamo attribuirle significati diversi.

In che modo strutturerà la serie di Barbarella? Questo impegno la terrà lontano dal cinema?

Devo rivelarvi una cosa: dipende tutto da mia moglie! Noi facciamo terapia di coppia e il nostro terapeuta, durante le sessioni, ci fa dire cosa vorremmo fare. Quindi durante la seduta io dico: “Vorrei andare a Tokyo per girare il mio prossimo film” e lei ribatte: “No, non lo farai”. E io, di conseguenza, non faccio il film a Tokyo! Praticamente dipende da quello che decide lei. Anche per Barbarella è così, vorrei farla il più presto, ma dipende da questo fattore qui. Nella mia professione il tasso di divorzio è molto alto, io sono stato per tanti anni solo con mia moglie e per rimanere insieme, per far si che il nostro rapporto continui a funzionare, dobbiamo decidere insieme cosa fare.

Se la paragonassi a Martin Scorsese potrei dire che Mads Mikkelsen è stato il suo Robert De Niro e Ryan Gosling è il suo Leonardo Di Caprio?

Se facessi questo tipo di analogie Tom Hardy sarebbe terribilmente geloso perché lui chi sarebbe?

Possiamo dire che Solo Dio perdona è uno spaghetti western in ambientazione orientale?

Una delle ragioni per cui mi piace il western all’italiana è perché gli autori hanno preso le ambientazioni americane e le hanno unite alle favola europea. Gli spaghetti western sono più violenti, macabri, creativi, complessi e surreali di quelli americani… quindi si, la tua interpretazione è giusta.

Ha parlato di spaghetti western “surreale”. Mi può fare un esempio e c’è uno di questi film a cui è maggiormente legato?

Sono molti gli spaghetti western che adoro e ti devo dire che non ho un grande talento per i titoli, non sono come Quentin Tarantino! Uno in particolare che adoro è Il grande silenzio di Corbucci, che ha avuto un grande impatto su di me, anche perché il protagonista è muto. Come dicevo non sono bravo con i titoli, ma riferendomi al western surreale mi viene in mente quel film con Tomas Milian in cui caricava la pistola con pallottole d’oro (Se sei vivo spara, n.d.r.) oppure Keoma.

Lei è anche sceneggiatore dei suoi film generalmente. Ha un metodo nella scrittura?

In genere parto da un’idea, la scrivo su un cartoncino e la metto da parte. A quella aggiungo altre idee, scrivo anche quelle su cartoncini e poi le metto tutte davanti a me con la speranza che da quelle idee venga fuori qualche cosa di più concreto. Solo con Drive non ho lavorato così perché partivo da un romanzo già esistente.

Il 25 dicembre a Copenaghen, la sua città, uscirà nei cinema l’ultimo film di Lars Von Trier Nymphomaniac. Cosa ne pensa di questo film? Lo andrà a vedere?

Sembra che Von Trier sia un nazista e sto notando che ora gli piace la pornografia, sta decisamente invecchiando. Ho molta ammirazione per lui e il suo cinema ma non ho proprio voglia di andare a vedere un porno molto lungo. Inoltre questa sua deriva hard mi fa pensare che non faccia abbastanza sesso.

Visto che oggi celebriamo l’uscita del cofanetto home video che raccoglie i suoi ultimi due film, lei cura personalmente le edizioni casalinghe dei suoi film?

Io sono un sostenitore della rivoluzione digitale, sono un fan del Blu-ray e penso che questo sia il modo migliore per guardare un film. Io di solito contribuisco alle edizioni home video dei miei film fornendo i materiali che finiranno tra i contenuti extra, ma ovviamente non ho io il controllo di quello che poi sarà il prodotto finale che finisce nelle vostre case.

Roberto Giacomelli

 Ecco a voi l’intervista video al regista realizzata in collaborazione con il portale Daruma-View.it.

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