Obbligo o verità, la recensione

Avete presente quei film horror realizzati negli Stati Uniti nel pieno degli anni ’80 quando bastava una semplice scusa, un piccolo pretesto come una festività o una ricorrenza da calebdario per portare in scena uno spettacolo slasher? Per lo più si trattava di film colmi di déjà-vu, non sempre di qualità soddisfacente al palato dell’horrorofilo ingordo di facile emoglobina ed erano utili ai produttori per tirare su bei guadagni con il minimo sforzo, economico e creativo. È un po’ quello che accade oggi con l’impero Blumhouse, solo che lo slasher spesso e volentieri è sostituito da storie di possessione demoniaca e luoghi infestati e Obbligo o verità, ultimo improbabile horrorino che porta il marchio di Jason Blum, ne è la scadente apoteosi.

In realtà nel film scritto e diretto da Jeff Wadlow (Nickname: Enigmista, Kick-Ass 2) il plot di demoni e possessioni si fonde proprio con le dinamiche dello slasher movie, con un gruppo di ragazzotti fatti fuori uno alla volta da un’entità soprannaturale che detta legge e regole per condurli a morti sempre più astruse e contraddittorie. E così il cerchio ha la sua quadratura nel far approdare il genere proprio in quel filone che è un po’ l’ultima spiaggia di molti cineasti dell’orrore.

In Obbligo o verità si seguono le avventure vacanziere di Olivia (Lucy Hale) e i suoi amici in Messico dove tra feste, fiumi d’alcool e approcci sessuali – che mai sfociano nel sesso – il gruppetto fa la conoscenza del coetaneo Carter (Landon Liboiron) che li invita in una chiesa sconsacrata (e qui già ci sarebbe da stare all’erta) a giocare a obbligo o verità (eh?). Il gioco inizia e prosegue con i classici dissapori che può generare, ma Olivia e i suoi amici non sanno ancora che Carter li ha intrappolati in un gioco senza uscita, in cui a dettare le regole è un’entità demoniaca che li mette uno contro l’altro portandoli alla morte.

È lapalissiano solo leggendo le poche righe di sinossi che Obbligo o verità è un film campato sul nulla: un’idea scema portata avanti senza fantasia e contravvenendo alle basilari regole dell’horror. Eh già, perché oltre ad essere imbrigliato in un plot sciocco che sembra voler replicare le dinamiche teen-soprannaturali di un altro brutto horror Blumhouse come Ouija, Obbligo o verità nega allo spettatore-tipo di questo genere di film proprio quello per cui paga il biglietto, ovvero l’adrenalina data dalle scene di spavento e raccapriccio, Quello di Jeff Wadlow è invece un filmetto da palinsesto pomeridiano dove il PG-13 è un dannoso veto che nega allo spettatore qualsiasi goccia di sangue, anche in scene in cui il fluido rosso è ampiamente suggerito.

Ma Obbligo o verità il suo peggio lo dà in clamorosi errori di scrittura e non solo perché i personaggi sono praticamente privi di qualsiasi caratterizzazione e la protagonista è di un’antipatia clamorosa, ma riguardo proprio le dinamiche che sono alla base del meccanismo su cui si struttura la storia horror. L’entità demoniaca crea delle regole e se le si infrangono, i giocatori muoiono. Ad un certo punto, le regole sembrano andare a farsi benedire e i protagonisti agiscono praticamente come vogliono, o meglio, come la sceneggiatura vuole per portare a una conclusione il film, anche se è completamente scombinata e contraddittoria. E così esci dal cinema con diversi dubbi, tutti clamorosamente generati da uno script disinteressato alla coerenza.

Rubacchiando idee a film poco noti come Long Time Dead ed altri decisamente popolari come Final Destination, Obbligo o verità si candida con estrema nonchalance alla palma di peggior horror degli ultimi tempi e, nonostante le stroncature ricevute in ogni angolo dell’universo, è risultato un buon successo al botteghino, cosa che potrebbe minacciare un sequel… ahinoi!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • È difficile trovare pregi in un film così trasandato che palesemente non è interessato ad averne.
  • Il concept di base è poco interessante.
  • I personaggi sono privi di qualsiasi caratterizzazione.
  • Il PG-13 uccide anche quel minimo interesse che poteva essere rappresentato da elementi horror.
  • Alla fine lo steso meccanismo alla base del plot non torna.
  • Gli orribili morphing facciali.
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