Ocean’s 8, la recensione

Debbie Ocean è pronta ad uscire dal carcere per buona condotta dopo cinque anni, otto mesi e dodici giorni. Un periodo relativamente lungo per Debbie, durante il quale ha escogitato al dettaglio il colpo più grande della sua vita. Una truffa assolutamente perfetta. Una volta fuori di prigione, senza perder tempo, la donna inizia a mettere in piedi una squadra infallibile, tutta al femminile, composta solo dalle migliori nei rispettivi campi. La prima della lista, ovviamente, non può che essere Lou, complice storica di Debbie, a cui si aggiunge l’esperta in gioielli Amita, la truffatrice Costance, la ricettatrice Tammy, l’hacker Palla Nove e la stilista Rose. Il colpo? Semplice! Rubare 150 milioni di dollari in diamanti dal collo della famosa attrice Daphne Kluger durante la prestigiosa – e sorvegliatissima – cerimonia al Met Gala di New York.

È proprio il caso di dirlo: buon sangue non mente!

Diciassette anni fa, con Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco, Steven Soderbergh dava vita alla fortunata trilogia dedicata al personaggio di Danny Ocean (con il volto sornione di George Clooney ma, ancor prima, di Frank Sinatra se torniamo all’originale Colpo grosso del 1960). Un trittico divenuto oggi una vera istituzione se ci riferiamo a quel sottogenere cinematografico dedicato al sofisticato mondo delle truffe organizzate. Avevamo lasciato Danny undici anni fa con l’ultimo capitolo della trilogia, Ocean’s Thirteen, e la sua sembrava essere una storia chiusa e archiviata per sempre. In un certo senso così è stato. Adesso che Danny Ocean non c’è più (morto davvero o è solo la più grande di tutte le sue truffe?) il testimone passa nelle abili mani della sua sorellina Debbie, anch’essa ladra, pronta a seguire e superare le orme fraterne mettendo in atto la truffa del secolo, molto più complessa e pericolosa di quelle escogitate dal fratellone.

Un po’ sequel e un po’ spin-off, ma al tempo stesso anche un po’ remake se ci fermiamo ai semplici meccanismi narrativi, Ocean’s 8 è un film dalla collocazione leggermente ambigua ma indubbiamente perfetta. Si, perché si palesa come astuto tentativo di proseguire la saga rilanciandola al tempo stesso, con nuovi personaggi e nuovi volti ma situazioni analoghe e solo marginalmente collegate, in modo tale da far felici i vecchi fan della saga soderberghiana senza dover escludere necessariamente l’interesse di tutti i nuovi spettatori che ancora non hanno avuto modo di assistere alle truffe di Danny.

Con la regia che passa dalle mani di Soderbergh (qui coinvolto come produttore) a quelle dell’altrettanto esperto Gary Ross (Pleasantville e Hunger Games), Ocean’s 8 ci riporta nel mondo improbabile e imprevedibile delle truffe, attraverso meccanismi già ampiamente collaudati che lasciano davvero poco margine alla novità o agli effettivi colpi di scena. Di conseguenza Ocean’s 8 è esattamente quel film che ci si aspetta di vedere, nella buona e nella cattiva sorte, che può essere perciò visto come una piacevole conferma o come un’occasione mancata di aggiungere qualche cosa di veramente nuovo al filone.

Sceneggiato dallo stesso Ross e Olivia Milch, il film in questione gioca la “carta novità” semplicemente con un’inversione del sesso dominante. Da un team di truffatori prevalentemente maschile si passa ad una squadra tutta al femminile che pone la “Donna” al centro di tutto e relega “l’uomo” ad elemento marginale e superfluo. Questo conferisce ad Ocean’s 8 un tratto distintivo all’interno della saga ma anche nel contesto più ampio dell’intero filone, visto e considerato che quello delle truffe è sempre stato un sotto-genere più maschile che femminile (sia per fruizione che per narrazione).

Messa da parte questa intuizione interessante, il film di Ross procede verso il punto d’arrivo percorrendo una strada retta, veloce e assecondando ogni tipo di aspettativa. Di conseguenza non sarà difficile per lo spettatore immaginare e prevedere ogni mossa, tutto è già chiaro sin dalla prima scena, a partire dal colpo di scena finale che “colpo di scena” non lo è per niente.

Ma Ocean’s 8 non è solamente un film improbabile (già, perché come da regola per questo tipo di film, anche il piano di Debbie assume connotati parecchio fantasiosi) e dal retrogusto già sentito, quella che Gary Ross ci offre è comunque una commedia sulle truffe decisamente divertente e con un gran senso per il ritmo. Il film viaggia veloce per le quasi due ore di durata senza concedere mai nessun tempo morto. Merito, questo, anche dell’indovinato cast stellare che comprende un’azzeccata Sandra Bullock nei panni di Debbie e Cate Blanchett (che diventa sempre più affascinante con l’avanzare dell’età) in quelli del suo braccio destro, Lou. A completare il team di Debbie troviamo anche la simpatica Helena Bonham Carter, Sarah Paulson, Mindy Kaling, Rihanna e Awkwafina mentre è Anne Hathaway l’attrice che diviene oggetto portante dell’intera truffa di Debbie Ocean. Un cast notevole, pensato ad hoc per rispondere a quello della trilogia di Soderbergh, al servizio di un film corale perfettamente bilanciato, in cui tutti i personaggi riescono a godere di un proprio spazio senza che alcuni finiscano troppo ad appannaggio di altri.

In definitiva Ocean’s 8 è uno spettacolo che sa bene come intrattenere e nato con il duplice scopo di avvicinare il pubblico femminile ad un genere che è stato sempre un po’ troppo maschile e con l’intento ben preciso di avviare una nuova e ideale trilogia spin-off (l’otto non è sicuramente un numero a caso) pronta ad estendere e continuare il mondo di Ocean.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Interessante la costruzione per metà sequel e per metà spin-off nei riguardi della saga di Soderbergh.
  • Un film sulle truffe tutto al femminile. Ci sta!
  • Ritmo veloce.
  • Un cast azzeccato per un film corale equilibrato.
  • Come tutti i film sulle truffe, tanti i momenti improbabili sul piano della realtà.
  • Eccessivamente lineare e prevedile.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ocean's 8, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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