Overdrive, la recensione

In questi mesi il cinema d’azione, soprattutto di matrice statunitense, è al centro di una vera rivoluzione che ha ridefinito ritmi, spettacolarità e coreografie. Una delle saghe più influenti – perché ormai si ragiona per saghe anche in questo genere – è stata senz’altro Fast & Furious, che grazie a un mix di azione spettacolare e completamente al di fuori di ogni realismo e una particolare umanità nella delineazione dei personaggi positivi, è riuscita a decretare un nuovo canone di blockbuster action.

E il resto del mondo non sta di certo a guardare! Soprattutto la Francia, che da quando ha trovato nella EuropaCorp di Luc Besson una piccola Hollywood transalpina, ha dato al grande pubblico successi di tutto rispetto.

Overdrive si inserisce in contropiede in questo settore: Luc Besson non è coinvolto benché si tratti di una co-produzione Francia-USA, ma l’ottica del cinema americano applicato al contesto europeo ne è una chiara e perfetta derivazione. E non è un caso se per Overdrive si sia guardato proprio a quella saga di riferimento di cui si parlava su, perché il film del colombiano Antonio Negret, già regista del thriller Transit, è un Fast & Furious in miniatura che sicuramente farà felici i patiti dei motori e dell’azione on the road.

I fratellastri Andrew e Garrett Foster sbancano il lunario rubando auto d’epoca e rivendendole ai collezionisti, finché finiscono nella trappola del boss della malavita marsigliese Jacomo Morier che promette di non ucciderli a patto che rubino per lui la rarissima Ferrari 250GT del 1962 dalla collezione di Max Klemp, un noto uomo d’affari tedesco con una rete mafiosa nella Costa Azzurra. I fratelli Foster devono mettere su una squadra di professionisti per portare a termine il colpo e quando anche la polizia locale si mette sulle loro tracce, la situazione si complica ulteriormente.

In Overdrive c’è tutto quello che ci aspetteremmo di trovare in un film di questo genere, dall’azione spericolata che comprende inseguimenti spettacolari e combattimenti corpo a corpo, al supporto di una serie di valori come la famiglia, l’amicizia e l’amore. Ovviamente c’è un manipolo di cattivi legati al mondo del crimine organizzato, la polizia che ha la doppia funzione di ostacolo e supporto, e donne bellissime che vanno ad accostarsi sagacemente alla proverbiale accoppiata con i motori.

Negret e il suo team vanno, dunque, sul sicuro confezionando un film gradevole e veloce come i bolidi che vi sfrecciano dentro; però questa tendenza al “vincere facile” ha la controindicazione che Overdrive risulta anche un film incredibilmente già visto e, a conti fatti, non riesce a lasciare davvero nulla nello spettatore che non siano 90 minuti di intrattenimento usa e getta.

Il fatto di adagiarsi così platealmente sulla formula che ha fatto il successo di Fast & Furious (gli sceneggiatori Michael Brandt e Derek Haas avevano anche scritto 2 Fast 2 Furious) è croce e delizia di Overdrive perché il senso di déjà-vu va ad incontrare la mancanza dei budget poderosi degli ultimi capitoli della saga con Vin Diesel e così il film di Negret deve rimanere costantemente con un basso profilo che costringe a qualche chiacchiera in più e azione meno “esplosiva”. Avere Pierre Morel tra i produttori sicuramente ha dato una traiettoria ben precisa al film, perché la visione da action europeo del regista di Banlieu 13 e Taken – Io vi troverò si riflette molto nella gestione dei tempi, degli spazi e dell’azione di Overdrive, donandogli quell’identità che riesce comunque a differenziarlo sufficientemente dal modello americano.

Nel cast sicuramente si distingue Scott Eastwood, figlio del grande Clint, visto di recente – guarda caso! – in Fast & Furious 8, che ha la faccia da schiaffi adatta al ruolo del criminale gentiluomo; meno incisivo il coprotagonista Freddie Thorp, mentre riescono a lasciare il segno le due presenze femminili Ana de Armas (Knock Knock) e Gaia Weiss (Vikings).

A conti fatti, Overdrive è la classica visione disimpegnata perfetta per riempire i cinema durante i mesi estivi, un film ritmato e veloce che non lascia nulla ma non delude il suo pubblico di riferimento.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una buona gestione dell’azione che, una volta tanto, sa rimanere con i piedi per terra.
  • C’è ritmo e in un film di questo tipo è importantissimo!
  • Sa tutto troppo di già visto.
  • Si dimentica velocemente.
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Overdrive, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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