Paranormal Activity, la recensione

San Diego, 2006. Katie è perseguitata da un’entità soprannaturale dall’età di 8 anni che si manifesta attraverso rumori, ombre e incubi notturni. Negli ultimi tempi, però, l’entità si sta facendo sempre più violenta, così Micah, ragazzo di Katie, decide di acquistare una videocamera e piazzarla nella loro camera da letto così da riprendere tutto quello che accade di notte. La documentazione di quello che è accaduto in 21 notti è il resoconto della terribile lotta di due giovani contro l’entità che li perseguitava.

C’era una volta un programmatore di software games di nazionalità israeliana e con la passione per il cinema che acquistò una casa nuova dove vi andò ad abitare con la sua ragazza. I primi giorni di permanenza furono caratterizzati da una serie di inquietanti rumori che di notte non facevano dormire i due nuovi inquilini, così lui decise di riprendere tutto ciò che accadeva nella stanza durante il loro sonno. Ma poi i rumori scomparvero e l’idea della videosorveglianza notturna svanì. Questa è la storia vera da cui prende spunto Paranormal Activity e il programmatore di videogiochi che ne è stato protagonista è Oren Peli, regista del film che si è imposto all’attenzione come uno dei “casi” cinematografici degli ultimi anni.

Paranormal Activity

Costato la cifretta di circa 15.000 dollari, Paranormal Activity ne ha incassati quasi 110 solo su suolo statunitense, riportando così alla mente un altro caso scoppiato una ventina di anni fa in cui era protagonista ancora un horror a bassissimo budget e una storia realistica narrata in stile mockumentary. Sto parlando di The Blair Witch Project, film che può considerarsi a tutti gli effetti il diretto ispiratore di Paranormal Activity. Le vicende che accompagnato la genesi produttiva dei due film, infatti, sono simili, così come il linguaggio utilizzato e la stessa struttura narrativa, nonché il successo al botteghino è stato altrettanto inaspettato. Il film di Oren Peli, probabilmente, non possiede quella forza evocativa che avvolgeva il film sulla strega di Blair e quella sottile inquietudine data dalla mitologia “inventata” e dall’ambiguità riguardo la presunta storia vera su cui aveva puntato la campagna promozionale, però c’è da riconoscere che, seppur nei suoi limiti, Paranormal Activity funziona.

Paranormal Activity

Limiti che si traducono con una eccessiva ripetitività della situazione di base (le riprese notturne della camera da letto scandite lungo 21 giorni) e su un’indecisione costante basata sul vedo e non vedo che a volte sembra voler dire ‘vorrei ma non posso’. E infatti, prima di affrontare la via della grande distribuzione sotto l’ala protettiva della Paramount, il film di Peli è stato leggermente rimaneggiato sotto consiglio di Steven Spielberg (che leggenda vuole sia stato il vero sdoganatore della pellicola, dopo esserne rimasto terrorizzato da una visione privata) proprio per aumentare l’acume di attività paranormale visibile all’occhio dello spettatore. Espediente questo – utilizzato soprattutto nel finale – che sicuramente funziona meglio a livello cinematografico, ma sembra quasi anche colpevole di una sottile manifesta fictionalizzazione del girato, seppur non venga comunque mai eccessivamente compromessa quell’aura di inquietante realismo che aleggia sull’intera opera.

Paranormal Activity

Ed è proprio questa costante parvenza di realismo e, dunque, di storia vera che accentua l’inquietudine e fa di Paranormal Activity un film riuscito. Tutto è giocato su un crescendo di tensione che interessa gli eventi che si manifestano di notte nella casa di Micah e Katie, da una semplice porta che si chiude lentamente e a rumori di misteriosi passi sulle scale a un vero e proprio putiferio che negli ultimi minuti mette in pericolo la vita dei due conviventi. Oren Peli gioca con quello che universalmente mette paura l’essere umano: il buio, i rumori nella notte, le ombre e in generale l’irrazionale. Il mix di questi semplici elementi regge quasi 90 minuti di film e il risultato, soprattutto se rapportato ai mezzi, può dirsi davvero soddisfacente, anche perché al di là di singole scene realmente inquietanti (su tutte la lunga sequenza delle orme) è lo stesso principio che sta alla base del film a risultare pauroso, l’idea che qualcuno – per di più non umano – possa farci del male dentro la nostra casa, luogo sicuro per eccellenza, per di più mentre dormiamo, dunque siamo incoscienti e vulnerabili. Basta poco a volte per cogliere nel segno!

Paranormal Activity

Un avvertimento, però: non guardate Paranormal Activity caricati dall’immancabile hype mediatico che lo ha spacciato per il film più terrorizzante mai realizzato, più spaventoso dell’Esorcista, etc. etc., in questi termini sarebbe impossibile non rimanere delusi, e soprattutto non preparatevi alla visione di un film ‘normale’ perché Paranormal Activity non lo è, dal momento che si tratta di un found-footage a bassissimo budget, con riprese in soggettiva e costante parvenza di amatorialità. Se siete dunque ragazzini in cerca di brividi gore cercate altrove, potreste altrimenti andare ad affollare quella già numerosa schiera di coloro che all’uscita della sala hanno esclamato “ma che cazzata, non faceva mica paura!”.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Nella sua semplicità funziona perché va a toccare quelle corde utili a stimolare la paura.
  • Ha fatto scuola e ha sdoganato la possibilità di fare film con pochissimo ma competitivi sul mercato.
  • La ripetitività della situazione di base.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Paranormal Activity, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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