Piccoli Brividi, la recensione

Piccoli Brividi è un film che accontenta tutti: i bambini appassionati di mostri, gli adulti che li accompagnano e i nostalgici che, durante l’infanzia o i primissimi anni della pubertà, hanno cominciato ad avvicinarsi al magnifico mondo della letteratura grazie all’omonima collana di libri dell’orrore per ragazzi degli anni ’90.

Piccoli Brividi è la seconda collaborazione tra il regista Rob Letterman l’attore Jack Black dopo I fantastici viaggi di Gulliver del 2010, e sarà nei nostri cinema dal 21 gennaio 2016.

Robert Lawrence Stine, famoso come R. L. Stine, o Jovial Bob Stine, è stato l’autore dei 62 libri della collana horror per ragazzi “Piccoli Brividi”, ma un alone di mistero si è sempre abbattuto sulla sua figura e sul suo stesso nome. L’R.L Stine del film omonimo, interpretato da un inedito Jack Black che abbandona il suo modo di recitare sopra le righe per diventare più contenuto e tenero, è anche lui un uomo decisamente imperscrutabile che fa, e fa fare a sua figlia Hannah, interpretata da Odeya Rush, una vita da emarginati per motivi non ben definiti. Presto, però, il mistero verrà svelato dal suo nuovo vicino di casa Zach, il giovane attore Dylan Minnette, che si trasferisce insieme alla madre, dopo la tragica perdita del padre, da New York alla piccola cittadina del Delawere, e il suo simpatico e fifone compagno di scuola Champ.

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Salvare Hannah dalle grinfie del severissimo padre diventa l’obiettivo principale di Zach, che vede in lei l’unica cosa d’interessante della sua nuova vita lontano dalla caotica Grande Mela. Intrufolatosi più volte nella casa del temibile vicino, con l’aiuto di Champ, Zach scopre la sua vera identità e il terrificante segreto che si cela dietro la sua apparente scontrosità. I mostri che la mente di R.L. Stine ha creato si sono materializzati e l’autore fa di tutto per tenerli imprigionati nei suoi manoscritti, ma adesso stanno cercando in tutti i modi di liberarsi e vendicarsi guidati da Slappy, protagonista del romanzo “Il pupazzo parlante”.

901718 - Goosebumps

I mostri che incontriamo nel film, colorati e particolari, le citazioni alla vecchia collana di libri, la rievocazione nei titoli di coda delle copertine di quest’ultima e la presenza stessa del vero autore dei racconti in un simpaticissimo cameo (in cui scambia letteralmente la sua identità con quella di Jack Black), rendono Piccoli Brividi perfetto per i fan dell’omonimo cartaceo. Mentre, l’humor, le atmosfere, i personaggi e la storia riescono a catturare anche l’attenzione dei più piccoli e delle persone che di “Piccoli Brividi” non hanno mai sentito parlare prima d’ora.

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Insomma, su Piccoli Brividi, c’è poco da discutere, è un film che non delude le aspettative ed è sicuramente fatto come doveva esser fatto. Fedele alle atmosfere e alle storie dei racconti di Stine e in pieno stile horror anni’80 per ragazzi. Basti pensare alla fantastica scena degli gnomi malvagi (molto simile, tra l’altro, alla scena de I Fantastici Viaggi di Gulliver, dello stesso regista e attore, anche nelle inquadrature), decisamente in linea con Gremlins di Joe Dante.

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • Piccoli Brividi trova il perfetto compromesso tra le nuove e le vecchie generazioni che leggevano appassionatamente i libri della collana per ragazzi, infatti, il film è capace di coinvolgere un pubblico di adulti e bambini grazie ad una brillante sceneggiatura pregna di humor, romanticismo e tensione. Proprio come i vecchi racconti su carta di R.L. Stine. Inoltre, il film è perfettamente godibile anche per un pubblico meno informato.
  • Carta vincente sono i giovani e promettenti attori del film, accompagnati passo passo da un Jack Black come non si era mai visto prima, tenero e convincente.
  • Difficile trovare un grosso difetto per Piccoli Brividi.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Piccoli Brividi, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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