Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, la recensione

Tredici anni e cinque film. Una saga che, tra alti e bassi, ancora riesce a stare in piedi. Il quinto capitolo, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar, approda finalmente nei nostri cinema dal 24 maggio, anche in Disney Digital 3-D, RealD Cinema ed IMAX 3D.

Simpatici cameo e grandi ritorni ci aspettano, ma ad accompagnare il caro vecchio Jack Sparrow nelle sue assurde avventure, troveremo anche alcuni nuovi personaggi parecchio interessanti.

Un veloce prologo ci racconta la storia del giovanissimo Henry Turner, interpretato da un bravo Brenton Thwaites, figlio di Will, ormai capitano dell’Olandese Volante e legato alla nave da una maledizione dalla quale il piccolo Henry ha intenzione di liberarlo. Ci ritroviamo 19 anni dopo ad affrontare di nuovo un rapporto padre-figlio e una promessa da mantenere, una situazione che può essere risolta solo con il prezioso aiuto del Capitan Jack Sparrow, che ritroviamo ancora una volta ricercato dalle autorità britanniche.

Non un forziere, non una bussola e non la Fonte dell’Eterna Giovinezza, ma il Tridente di Poseidone, capace di sciogliere tutte le maledizioni, è l’oggetto tanto ambito da tutti i protagonisti per le ragioni più diverse. Ecco quindi che Henry, Jack, Capitan Barbossa – sempre interpretato da un mai banale Geoffrey Rush – e Carina Smyth (una convincente Kaya Scodelario), partono alla ricerca del Tridente. Ma sulle tracce di Jack Sparrow c’è il temibile Capitano Armando Salazar, interpretato da Javier Bardem, interessato anch’esso al Tridente e con dei conti in sospeso da risanare.

Il nuovo capitolo piratesco, questa volta diretto dal duo norvegese Joachim Rønning e Espen Sandberg, vira in una direzione decisamente opposta al capitolo precedente del 2011 diretto dal regista Rob Marshall, Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare, e ritorna con convinzione allo stile della prima trilogia di Gore Verbinski.

A parte il produttore Jerry Bruckheimer, uno degli sceneggiatori storici della saga, Terry Rossio, che qui ritroviamo nelle vesti di soggettista, e gli attori principali, il cast tecnico (e artistico) di Pirati dei Caraibi – la vendetta di Salazar è decisamente nuovo, e si vede. I fan della saga, infatti, avvertiranno sicuramente l’estraneità dei nuovi arrivati rispetto alle atmosfere dei film precedenti. La sceneggiatura scritta da Jeff Nathanson, ad esempio, cerca in tutti i modi di ricalcare la struttura della prima trilogia e il risultato è quello di un film con poca anima, senza autenticità, timida imitazione del lavoro di Verbinski. Un quinto capitolo tanto simile al primo nella struttura e nelle situazioni da sembrare quasi un remake piuttosto che un sequel.

L’aggettivo più azzeccato per descrivere Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è “superficiale”, sia nella trama che nei rapporti tra i personaggi e la loro caratterizzazione. Molte sono le incongruenze con quello che si è raccontato nei capitoli precedenti, troppe le situazioni lasciate in sospeso, troppo effimere le motivazioni che fanno agire i personaggi. Una sceneggiatura, quindi, frettolosa che sembra solo abbozzata.

Anche il super villain è molto debole nonostante la buona resa visiva: Salazar non regge minimamente il confronto con Barbossa e Davy Jones, addirittura risulta più debole del perfido Capitan Barbanera del quarto, discutibile, capitolo.

Will Turner ed Elizabeth Swann, i rimpianti Orlando Bloom e Keira Knightley, sono protagonisti di un grande ritorno, interpreti a cui tutti i fan sono assolutamente affezionati, ai quali i nuovi giovanissimi personaggi si ispirano e sui quali i produttori hanno puntato per la promozione di questo quinto capitolo. Peccato, però, che non vengano trattati come avrebbero meritato, quasi muti e semplici fantasmi dei personaggi che furono un tempo.

E arriviamo al tasto più dolente di tutti: il Capitan Jack Sparrow. Il caro pirata, interpretato come sempre dall’immenso Johnny Depp, risulta ormai saturo, senza più nulla da dire. Trattato da protagonista principale ma, invece, relegato ad una parte fatta soltanto di urletti, smorfie e dondolii, Jack Sparrow è sempre presente in scena ma non è mai incisivo. Una semplice spalla comica subissato dalla grandezza di Capitan Barbossa che si afferma ancora una volta come il miglior personaggio della saga, capace sempre a rinnovarsi ed esprimere nuove sfumature di caratterizzazione.

Nonostante tutto, Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è un film che sa intrattenere con spettacolari scene d’azione ed effetti visivi davvero validi che piaceranno, senza dubbio, al grande pubblico. Tanti difetti, è vero, ne fanno un prodotto assolutamente non perfetto, ma capace di dimostrare che la saga piratesca della Disney può ancora raccontare qualcosa.

Aleggia per tutta la durata di questo quinto capitolo la sensazione del già visto, alimentata anche da molta autocelebrazione… che, in fin dei conti, si perdona facilmente quando ci si trova davanti a coreografie serrate di duelli navali, fughe spettacolari e mostri senza scrupoli.

Da non perdere alcune scene come quella degli squali zombie e della comparsa dell’inquietante ciurma di Salazar. E, attenzione, rimanete seduti fino alla fine dei titoli di coda per assistere ad una gradita sorpresa!

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • Il film intrattiene lo spettatore, risultando leggero e abbastanza divertente.
  • Le scene d’azione sono molto ben coreografate.
  • Gli effetti visivi sono assolutamente spettacolari.
  • Il film è troppo superficiale per quanto riguarda la sceneggiatura e la caratterizzazione dei personaggi e dei rapporti che intercorrono tra loro.
  • Sembra quasi un remake del primo capitolo più che un sequel.
  • Jack Sparrow non riesce a rinnovarsi.
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Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating

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