La prima pietra, la recensione

È il 23 dicembre ed un normalissimo giorno di scuola, prima delle vacanze di Natale, scorre mentre tutti sono in fermento per la recita imminente. Un bambino, durante la ricreazione, lancia una pietra dal cortile: rompe una vetrata e ferisce bidello e consorte che, fatalità, passavano proprio li dietro in quel momento. Chi ha lanciato la pietra? Samir, un bambino musulmano. L’accaduto, naturalmente, darà vita ad un surreale dibattito, ricco di colpi di scena, che vedrà protagonisti il preside Ottaviani (Corrado Guzzanti), la maestra (Lucia Mascino), il bidello e sua moglie (Valerio Aprea e Iaia Forte) e la mamma del bambino insieme a sua suocera (Kasia Smutniak e Serra Yilmaz).

La prima pietra è un piccolo grande film che il regista Rolando Ravello considera un po’ il seguito naturale del suo Tutti contro tutti. La pellicola, prodotta da Domenico Procacci (Fandango) è tratta da un testo di uno tra autori viventi di teatro più rappresentati al mondo, che ne firma anche il soggetto, Stefano Massini (la sua Lehman Trilogy, è stata tradotta in 14 lingue), esce il 6 dicembre, con circa 230 copie, distribuita dalla Warner Bros. Entertainment Italia.

Da tempo non si vedeva una commedia nostrana così riuscita. Un’opera corale in cui i personaggi, caratterizzati da diverse sfaccettature, si ritrovano, loro malgrado, a risolvere un “piccolo” problema dal quale scaturiranno reazioni inaspettate. Riuscirà il preside a portare in scena la recita di Natale a cui tanto sembra tenere, nonostante l’imprevisto sopraggiunto?

Si ride moltissimo di cuore e si riflette su un tema caldo e quantomai attuale, come solo un’ottima commedia, scritta a regola d’arte, porta a fare.

La pietra incriminata diventa un simbolo atavico, misterioso: un po’ come il monolite di Kubrick. Il sasso non infrange solo il vetro: manda in frantumi il progetto multireligioso dello speranzoso preside. Il tutto, altro non è che una fotografia della nuova società scolastica italiana. Chi ha portato la pietra nel cortile? Chi innesca un sistema di tensione? Chi ha scagliato la prima pietra della storia dell’Umanità? È la prima perché ce ne sarà una seconda? La pietra arriva dallo spazio, come ci suggerisce l’incipit del film. Forse la pietra non crea colpevoli perché non ci sono imputati se tutti siamo colpevoli. La pietra dello scandalo non spacca solo la finestra ma alza un polverone fino a quel momento solamente assopito e, nella scuola di Samir, spalanca il sipario non sulla recita di Natale, ma su quell’ossimoro vecchio quanto il Mondo: la guerra tra religioni. La verità è che non c’è una religione al Mondo che dica che bisogna fare la guerra col prossimo eppure, in nome delle religioni, si fanno guerre da sempre.

La scuola romana dove si snoda la vicenda diventa un microcosmo di ciò che accade oggi in Italia. Gli scontri tra genitori nella scuola di Samir sono metafore delle battaglie che insanguinano la nostra Terra. Se questa storia non puntasse lo sguardo su un ambiente scolastico multietnico e se il preside, inadeguato ad affrontare ciò che dovrebbe affrontare, fosse un uomo politico, vedremmo che non è proprio per niente la persona adatta a risolvere un problema grande e complicato, come la convivenza e condivisione tra persone di credo diversi. 

“Apparentemente questo preside è l’anima della scuola multiculturale – racconta Corrado Guzzanti – ma, in realtà, dei bambini gli interessa poco, sono un pretesto per i litigi dei grandi. È un frustrato tremendo, il cui unico piacere è dirigere questa recita di Natale, per ragioni di pura vanità personale, in cui sogna di splendere come un grande regista. Togliere il crocifisso o inserire nella recita tutte le religioni sono gesti di un livello superficiale, manca un vero lavoro di conoscenza al di là dei simboli religiosi per arrivare realmente all’accettazione. Un lavoro che credo, e spero, possano fare questi bambini”.

Non è facile riuscire a rimanere neutrali durante le riprese di un film corale come questo e con un cast decisamente buono, ma Ravello riesce nell’impresa. Sarebbe bastata un’inquadratura di troppo per dare più o meno peso ad uno dei sei personaggi chiusi, per la maggior parte del tempo, in una stanza. I sei personaggi in cerca di scontro non si trasformano mai in macchiette ed hanno lo stesso identico peso, nessuno ha totalmente torto o ragione e sono accomunati da qualcosa di più grande di loro: dalla paura dell’altro e dalla piaga dell’egoismo e dell’egocentrismo. Il preside è interessato solo alla recita in maniera malata e quasi maniacale, la maestra è una nevrotica pacifista pronta ad esplodere, i bidelli hanno qualcosa da nascondere, la segretaria è una ricattatrice venale e le due musulmane, nonostante siano le uniche a preoccuparsi leggermente del perché di un gesto vandalico così scriteriato del ragazzino, sono delle fanatiche.

La prima pietra non ha la presunzione di fare la morale, come giusto che sia, ma insegna che bisogna smettere avere paura. Di cosa abbiamo paura? Siamo diversi tra noi, siamo tutti diversi e i bambini lo sanno. Nell’infanzia non c’è nessuna naturale avversione nei confronti del diverso, anzi, c’è curiosità. È una commedia cattiva, non “buonista” (per usare un termine molto in voga nell’ultimo anno!) e non moralista, che diventa un po’ un guzzantiano manifesto su come il continuare a non considerare la diversità un valore fondamentale per la crescita di una nazione sia pericoloso, proprio perché tutto questa paura immotivata si sta tramandando alle nuove generazioni.

La prima pietra è il film di Natale 2.0, una perfetta replica nostrana al Carnage di Polanski. Probabilmente il film di Natale più sincero che vi capiterà di vedere. Cattivo, arguto, acido, che non la manda a dire a nessuno e dove gli schiaffoni li prendono tutti!

Ilaria Berlingeri

PRO CONTRO
Si ride. Tantissimo.

Il cast e la scrittura del testo.

Nessuno.
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