I Primitivi, la recensione

Il glorioso studio britannico Aardman Animations torna a colpire e lo fa in grande stile sfoderando la sua arma più efficace, Nick Park, vincitore di quattro premi Oscar e creatore di Wallace e Gromit nonché regista de I Primitivi, nuovo film d’animazione in stop motion che arriva nei cinema l’8 febbraio grazie a Lucky Red.

Ambientato a cavallo tra l’Età della Pietra e l’Età del Bronzo, I Primitivi ci racconta la storia di Dug e la sua tribù di cavernicoli, dediti alla caccia al coniglio nella radura in cui sono nati e cresciuti. Finché un giorno gli odiosi uomini di Lord Nooth li scacciano dalla radura e li segregano nelle Badlands: l’unico modo che Dug ha per riprendersi la sua terra dagli invasori è sfidarli a una partita di calcio, sport molto popolare nell’età del bronzo e, a quanto pare, inventato proprio dagli antenati di Dug e della sua tribù. L’unico problema è che i primitivi non hanno la più pallida idea di come si giochi a calcio!

Dopo Galline in Fuga (2000), Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro (2005), Giù per il tubo (2006), Pirati! (2012) e Shaun – Vita da pecora (2015), gli Aardman Studios continuano la loro personalissima strada nell’animazione di qualità e lo fanno ancora insistendo sulla tecnica della stop-motion (nel loro specifico, la claymotion, con pupazzi di plastilina), sempre dannatamente affascinate anche se ormai praticata pochissimo dagli studi cinematografici, visto l’impegno di tempo e manodopera che implica.

Come accaduto in passato, anche I Primitivi predilige una storia semplice e immediata che possa arrivare con grande facilità a un pubblico di bambini, senza però andare mai a discapito dell’intrattenimento per adulti e così le situazioni divertenti e i personaggi sopra le righe sono sempre inseriti in contesti incredibilmente ben strutturati a livello narrativo e forti di un umorismo tipicamente britannico che fa sghignazzare a denti stretti anche l’adulto più smaliziato.

Il film diretto da Nick Park inizia nel segno del citazionismo, mostrandoci due dinosauri (un T-Rex e un triceratopo) in lotta proprio come accadeva nei bellissimi b-movie di un tempo… e se la mente dello spettatore cinefilo vola immediatamente all’animazione in stop-motion di Ray Harryhausen il riferimento è senz’altro quello giusto!

Tra gag talmente sceme da risultare irresistibili, con un masso cacciatore provetto, un coniglio impaziente di essere mangiato e una mamma primitiva pronta a mettere in imbarazzo il proprio figlio primitivo, il film di Nick Park si dirige presto in una direzione “nobile” che mette in evidenza la lotta per far valere i diritti degli oppressi. Oppressi che prendono immediatamente le sembianze dei cavernicoli dell’età della pietra, scacciati dalle proprie terre dalla “civiltà” che avanza proprio come accadde (anzi accadrà!) ai nativi americani. Non di meno viene evidenziato il fondamentale apporto femminile alla società, a volte ingiustamente sottovalutato, come nel caso di Ginna, promettente calciatrice ma impossibilità a praticare il suo sport preferito in quanto le donne sono escluse dai campi di calcio.

I Primitivi si distingue positivamente anche per un ritmo indiavolato che però è lontanissimo dai tempi schizofrenici dei moderni cartoon, ma accoglie proprio le tempistiche del cinema vero, riuscendo pure a valorizzare le dinamiche del gioco del pallone piegandole alle esigenze del racconto cinematografico come alcuni memorabili film sullo sport, dove lo sport non è il solo punto d’interesse ma un vettore per raccontare altro.

Il cast di doppiatori per la versione originale è da grandi occasioni: Eddie Redmayne, Tom Hiddleston, Maisie Williams, Timothy Spall. Per la versione italiana sono stati chiamati nomi altisonanti del panorama televisivo e cinematografico, come Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi, Corrado Guzzanti, Chef Rubio, Greg e Salvatore Esposito ed è proprio quest’ultimo, che dà voce al villain Lord Nooth, a fornire la performance più divertente e sorprendete.

Insomma, consigliamo I Primitivi a grandi e piccini, un film che diverte e intrattiene grazie a un ottimo ritmo e una serie di gag davvero irresistibili.

Il marchio Aardman è sinonimo di qualità ancora una volta!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Gag molto riuscite grazie a un umorismo british mai troppo triviale.
  • Animazione bellissima!
  • Gran ritmo!
  • Qualche cliché di troppo nella rappresentazione del calcio.
  • Non tutti i doppiatori italiani sono all’altezza della controparte britannica, anche se nel complesso è stato fatto un buon adattamento.
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