Profumo: supplire la mancanza

Il 21 dicembre è uscita su Netflix una serie accolta con particolare curiosità: Profumo. La serie si ispira all’omonimo romanzo di Patrick Süskind del 1985 e all’omonimo film del 2006. Tutti e tre di origine tedesca, parlano della storia di Grenouille, orfano francese che grazie ad un olfatto super sviluppato si appassiona all’arte della creazione di profumi, per poi trasformarsi in omicida.

Se il libro e il film trattavano della storia di Grenouille in quanto tale, per la serie i creatori hanno intrapreso un cammino differente.

La storia si apre nella Germania contemporanea (e non nel 1700 come nel racconto originario), dove viene scoperto il cadavere di una donna, mutilato in modo peculiare. La detective che si occupa del caso (interpretata da Friederike Becht) capirà quasi da subito che il corpo è servito alla creazione di un profumo, capace di catturarne l’essenza. Veniamo così a conoscenza degli amici della defunta, quattro uomini e una donna che avevano stretto i rapporti durante l’adolescenza in collegio. È qui che la vicenda si fa particolarmente interessante, perché attraverso continui flashback ai tempi della scuola, vediamo come furono gli stessi ragazzi ad appassionarsi alla storia di Profumo, leggendo tutti insieme il libro. Il gruppo di amici avrebbe fatto dell’olfatto e della creazione dei profumi la loro passione e il vero collante della loro amicizia.

L’operazione di “ispirazione” al materiale originale si può affermare che sia fatta magistralmente: la storia e l’ambientazione cambiano, ma le tematiche, il continuo rimando agli odori, alla loro potenza, e poi i drammi che avvolgono ognuno dei personaggi restano gli stessi. Perché al di sotto della percezione del mondo con un tramite differente quale è l’odorato, rimane una sofferenza continua.

Ogni personaggio, dal primo all’ultimo, porta una ferita pulsante dentro di sé, una mancanza, proprio come Grenouille. E i delitti, le azioni abiette che vengono compiute hanno origine tutte dal cercare di sopperire in qualche modo a questo vuoto.

La regia di Becht è accurata, con inquadrature impostate a centrare l’attenzione su particolari o riprendere l’azione da angolature diverse, c’è sicuramente un metodo studiato. La fotografia tende sempre lievemente al giallo, soprattutto nelle scene di flashback dove diventa il colore dominante: solitamente la scelta di luci calde incrementa la sensazione di intimità nello spettatore, ma in Profumo crea uno strano contrasto, dal momento che la storia non suggerisce mai quel calore, anzi, le situazioni, i personaggi, gli avvenimenti, sono tutte cariche di freddezza, di disprezzo verso l’empatia. Il giallo quindi, privato del suo calore, trasmette una sensazione di stantio, arrivando quasi a ricordare la pelle dei frequenti cadaveri che disseminano la trama.

La serie dispone ogni suo elemento per creare nello spettatore una fortissima sensazione di disagio. C’è sempre qualcosa che non va, qualcosa di diverso. Un altro tema che emerge continuamente è quello del sessismo, ed è fatto in modo perfetto: la sensazione di disagio ritorna fortissima nelle donne e in tutti coloro che non rispondano ad un canone fisso di mascolinità. Vediamo la violenza sulle donne, e poi vediamo il suo germe, la sua vera origine in ogni piccolo comportamento malato o anche solo fastidioso dei personaggi maschili della storia. Ma nemmeno i più deboli (in questo caso le donne) trasmettono un messaggio positivo, perché ogni personaggio dal primo all’ultimo è disposto a compiere gli atti più orribili pur di liberarsi delle proprie debolezze: nessuno resta senza colpa. Gli unici forse a salvarsi sono i bambini, visti come i soli senza traumi (ancora) che possano distruggerne l’esistenza.

Ciò che lascia un’ombra su questa trama che sembra perfettamente intrecciata nel suo stesso simbolismo è il finale, che rimane quasi oscuro allo spettatore: sebbene si scopra il mistero, quella psicologia contorta che nel resto della serie era continuamente ispezionata qui viene risolta improvvisamente. Se ci sarà una seconda stagione, vogliamo sperare che possano risolvere questa spiacevole mancanza.

Buona visione!

Silvia Biagini

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