Quarantena 2, la recensione

Su un piccolo aereo di linea diretto a Nashville, le hostess Jenny e Paula fanno il loro lavoro come ogni giorno finché un corpulento passeggero comincia a mostrare i primi sintomi di un non ben precisato malore: sudore, vomito e poi perdita di sensi. Poco dopo l’uomo rinviene, diventa una furia e crea il panico a bordo, mordendo perfino Paula. Dopo che Jenny, con l’aiuto di alcuni passeggeri, è riuscita a rinchiudere l’uomo nel bagno, l’aereo comincia un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Los Angeles. Giunti a terra il luogo sembra deserto, ma una volta raggiunto il terminal per cercare aiuto, la hostess e i passeggeri si ritroveranno asserragliati dalle autorità e impossibilitati a lasciare vivi il terminal a causa del contagio che si sta diffondendo tra di loro. La quarantena è cominciata.

Curiosa tendenza quella del cinema horror americano votato al remake. Nascono saghe dai remake che nulla hanno a che spartire con le originali, divertendosi a stravolgere in modo anche drastico i concept che stanno alla base dei film d’ispirazione. Se già con Le colline hanno gli occhi 2 di Martin Weisz ci si era distaccati nettamente da Le colline hanno gli occhi 2 di Craven e con The Ring 2 americano si era andati in tutt’altra direzione rispetto all’omonimo giapponese, ancora più drasticamente si è proceduto con Halloween II di Rob Zombie e i sequel di Pulse, in cui si è arrivati addirittura a serializzare un film che si rifaceva a un titolo estraneo a “filiazioni” di alcun tipo. Con Quarantena 2 la Stage 6 ha deciso di seguire la medesima direzione dei titoli su citati e piuttosto che ripercorrere il plot di [Rec]2, procede in direzione del tutto autonoma, anzi stravolgendo le idee che caratterizzavano la saga iberica.

Quarantena 2

Ma facciamo un passo indietro.

Quarantena nasceva nel 2008 come remake-lampo messo in piedi da Sony Pictures per cavalcare il successo internazionale del bellissimo [Rec], mockumentary di Jaume Balaguerò e Paco Plaza. Stesso stile e storia identica per uno di quei prodotti che possiamo tranquillamente bollare come inutili e dimenticabili. Ma in USA il remake firmato da John Erick Dowdle (Devil, Necropolis – La città dei morti) riscosse un discreto successo, tanto da incoraggiare i produttori a mettere in cantiere un sequel destinano al solo mercato home video. Ma nel frattempo Balaguerò e Plaza avevo pronto [Rec]2, che fare dunque? Saggiamente, vista anche la natura low budget del film, i produttori hanno deciso di non acquistare i diritti del sequel spagnolo e di ingaggiare un nuovo regista e sceneggiatore, John Pogue, che scrivesse la storia da zero, ignorando l’esistenza del sequel di [Rec]. Nasce così Quarantena 2 che non solo parla d’altro, ma abbandona completamente anche lo stile mockumentary che caratterizzava il primo film e i prototipi europei.

Quarantena 2

Il risultato si assesta nella media dei diversi prodotti home video fatti in maniera decente e la cosa che si apprezza di più è proprio la variazione narrativa che porta Quarantena 2 più vicino al thriller terroristico che all’horror paranormale. L’ambientazione inizialmente gioca a favore del film, poiché horror gestiti negli angusti spazi di un aeroplano non se ne vedono molti, poi, dal momento in cui si atterra e si trasferisce l’azione nel terminal, allora tutto cambia, si normalizza e ci si trova con la classica situazione da survival che procede tra scatti di violenza improvvisi e qualche sbadiglio.

Stavolta, a differenza del primo film e soprattutto di quelli spagnoli, i contagiati non fanno paura, appaiono meno minacciosi del solito e anche le loro aggressioni appaiono meno sanguinose del previsto. John Pogue, infatti, che qui è alla sua prima prova registica dopo una modesta carriera da sceneggiatore e la successiva regia de Le origini del Male, non sembra molto interessato al versante puramente orrorifico e limita al minimo splatter e spargimenti di sangue, azzera le scene di suspense e toglie di torno i mostri mutanti come quello che appariva alla fine del primo film. Rimane un thriller che ha come maggiore punto d’interesse la spiegazione al contagio e il collegamento/completamento al film precedente.

Quarantena 2

Unire l’ambientazione aeroportuale con tematiche come il terrorismo sembra una scelta banale e stravista negli ultimi anni, ma si lega comunque bene agli sviluppi che la storia decide di seguire, costruendo un plot credibile e a suo modo quasi originale. Poi succede però che i personaggi manchino completamente di spessore e caratterizzazione e alcune scelte si sceneggiatura oscillino tra il ridicolo e l’incredibile. Esempi lampanti emergono dal fatto che uno dei passeggeri ha una pistola (con tanto di caricatore pieno) nella valigia imbarcata a bordo, un altro porta sull’aereo una gabbia con alcuni ratti (che tra l’altro sono infetti e innescano l’epidemia) e una donna ha addirittura un gatto senza gabbia, libero sull’aereo. Insomma, in una realtà come quella odierna in cui i controlli e la sicurezza sono verosimilmente ferrei, in Quarantena 2 può salire a bordo di tutto! E il bello è che solamente sorvolando su questo “piccolo” errore la storia prende avvio e si sviluppa, altrimenti senza topi ne una pistola il film avrebbe faticato non poco a raccontarci una vicenda di infezione e sopravvivenza.

Quarantena 2

Obiettivamente inferiore al film precedente (che però era penalizzato dalla sua intrinseca inutilità) questo Quarantena 2 trova il maggior punto d’interesse proprio nel suo discostarsi dal franchise di riferimento, sviluppando una storia autonoma.

Inverosimile e nel suo complesso mediocre.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Discostarsi dalla saga originale seguendo una direzione inedita è senza dubbio una buona idea.
  • La location sull’aereo e nel terminal dell’aeroporto.
  • Troppo inverosimile per alcune semplificazioni narrative.
  • Personaggi evanescenti.
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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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