Ready Player One, la recensione

Il Cinema come lo conosciamo oggi non sarebbe stato tale senza il fondamentale contributo di Steven Spielberg, il regista che più di qualsiasi altro, nell’arco di circa 45 anni di carriera, ha costruito un immaginario forte e definito, capace di contribuire alla stesura di storie multi-mediali, di influenzare celebrati artisti e far sognare almeno due generazioni di spettatori. Non ci stupisce, dunque, che per dirigere Ready Player One sia stato chiamato il regista di Incontri ravvicinati del terzo tipo, Indiana Jones e Jurassic Park, proprio l’uomo che ha dato inconsapevolmente il là a Ernest Cline per la stesura del romanzo da cui il film è tratto.

Ready Player One ci porta a Columbus, in Ohio, nel 2045. Qui facciamo la conoscenza di Wade Watts, un ragazzo rimasto orfano che, come buona parte della popolazione della Terra, passa molto del suo tempo connesso a OASIS, un mondo virtuale in cui è possibile lavorare, giocare e socializzare. James Halliday, il creatore di OASIS, è morto di recente e ha lasciato l’intero possesso del mondo virtuale e della sua eredità milionaria a chi riuscirà a scovare tre “easter eggs” all’interno di OASIS. Basterà giocare ed esplorare il mondo virtuale per trovare tre chiavi nascoste da Halliday, decifrando alcuni indizi che ha lasciato qua e là nella sua esperienza pubblica e privata. Wade, con l’alter-ego di Parzival, riesce a trovare la prima chiave e da quel momento nasce una vera e propria sfida tra lui e i suoi amici con la IOI, la multinazionale che ambisce all’acquisizione di OASIS.

Quello creato da Ernest Cline nel romanzo è un mondo originale formato da altri mondi preesistenti, un multiverso di proprietà intellettuali praticamente sterminato, in cui è la fantasia a dettar legge. La fantasia del videogiocatore/lettore/spettatore che, a sua volta, si aggancia alla fantasia di chi ha creato i contenuti per OASIS. Una mappa infinita fatta di link ipertestuali a cascata, dove non ci sono confini all’immaginazione e si può viaggiare a bordo della DeLorean creata da Emmet “Doc” Brown mentre si è inseguiti dal T-Rex di Jurassic Park o da King Kong, oppure si combatte Mecha Godzilla pilotando il Gigante di Ferro e Daitarn (o Ultraman). Ovviamente tutto questo viene riversato da Spielberg nel suo film che amplifica all’ennesima potenza tutto quello che il lettore poteva solo visualizzare con la fantasia.

Ready Player One è un film ricchissimo di stimoli visivi e sonori: ogni fotogramma è così colmo di dettagli, particolari, personaggi da riempire lo sguardo fino a farlo esplodere. Ready Player One, così come la missione del suo protagonista, è pieno di easter eggs e trovarli tutti sarà arduo e allo stesso tempo una vera sfida per lo spettatore appassionato di cinema e videogiochi, al punto tale che l’opera di Spielberg ha già il primato di film che contiene più citazioni in assoluto nella storia del cinema.

Ma la cosa particolare è che il 2045 di Wade Watts, così grigio, cupo e pessimista come la tradizione fantascientifica distopica vuole, è inspiegabilmente ancorato agli anni’80 del ‘900. Non solo per l’immaginario cinematografico e video ludico (lo stesso titolo del film è un termine che indica l’inizio di una sessione di gioco nei videogame anni ’80), ma anche per alcuni abiti e per le musiche che riempiono la fantastica colonna sonora non originale. Depeche Mode, Van Halen, Twister Sister, A-Ha e altri rappresentati della pop-music più leggendaria del decennio reaganiano, in uno zibaldone ultra-pop che a tratti fa venire la pelle d’oca.

Ma dal cinema anni ’80, quello per ragazzi, generazionale, Ready Player One cattura anche la struttura della storia, i suoi personaggi e i valori che veicola. A tal proposito, è un film incredibilmente pro-tecnologico e non tende in nessuna occasione a demonizzare il mondo dei videogame, talmente invadente e immersivo che data la visione distopica era quasi scontato che venisse condannato. In Ready Player One è un po’ come accadeva proprio nelle produzioni di quegli anni a cui il film guarda, quando la tecnologia non sempre era vista con sospetto, ma veniva descritta con fascinazione e speranza. OASIS è la fuga da una realtà sconcertante e obiettivamente squallida, da un mondo ormai collassato su se stesso a causa della sovrappopolazione e dell’inquinamento, in cui le persone meno abbienti sono costrette a vivere in una sorta di favelas che si chiamano “cataste”. Lo stesso protagonista, Wade, interpretato da Tye Sheridan anch’esso apparentemente uscito da un film per adolescenti degli anni ’80, non ha ragione per vivere fisicamente la sua quotidianità, non ha affetti, non ha amici nella vita reale e quel che resta della sua famiglia è un disastro. OASIS è la salvezza, un mondo fantastico in cui si può essere chi nella vita non si sarà mai e ha un’accezione totalmente positiva, anche se il finale del film ci lascia intendere che anche in un modo così funereo c’è la possibilità di una vita al di fuori della realtà virtuale.

Grazie a un’integrazione CGI e live action praticamente perfetta, Ready Player One lascia continuamente a bocca aperta per la sua spettacolarità, ma non avevamo dubbi che da un film di Steven Spielberg non mancasse quel sense of wonder indispensabile per accrescere un’opera di questo tipo, più che altro ci stupisce come siano ancora una volta i “vecchietti” del cinema a darci il meglio in quanto a sequenze d’azione: lo aveva fatto George Miller con Mad Max: Fury Road e lo fa Steven Spielberg con Ready Player One. Il talento è talento, non si discute.

Ready Player One è un film incredibile e unico, la summa dell’immaginario collettivo accumulato in quasi 40 anni di cultura pop, in un certo senso è un film “definitivo” per molte realtà. Il “film dei film” potremmo definirlo in maniera calzante.

Spielberg chiude alla perfezione un cerchio, quello della sua carriera (Ready Player One è idealmente il suo testamento anche se dovessero seguirgli altri 100 film da lui diretti) e quello del cinema d’intrattenimento che ha fatto sognare miliardi di spettatori in tutto il mondo. È un’esperienza e siamo sicuri che tra 50 anni si parlerà ancora di Ready Player One perché, a mondo suo, ha già fatto la Storia del Cinema.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una sintesi perfetta di 40 anni di immaginario pop.
  • Scene d’azione al cardiopalma, con una integrazione CGI e live action stupefacente.
  • L’incredibile quantità di citazioni terrà impegnati gli spettatori più nerd per molto tempo.
  • Un film importante, c’è poco altro da aggiungere.
  • Se si è abituati al solo cinema “d’autore”, un’operazione come Ready Player One potrebbe non colpire come lo farebbe con lo spettatore più onnivoro.
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