Red Sparrow, la recensione

Da alcuni anni il cinema di spionaggio è tornato alla ribalta, non solo come appannaggio di certe produzioni europee d’elite dove si era rifugiato tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi del duemila, ma anche del cinema mainstream, quello yankee da grandi budget, che grazie al successo in tutto il mondo della saga di Jason Bourne ha potuto unire nomi hollywoodiani con una certa ricercatezza formale. Ed è per questo che se da una parte c’è il formidabile Atomica Bionda, che strizza l’occhio al cinema più cheap, dall’altra abbiamo Red Sparrow che, lungi dal voler essere un clone dello scatenato film con Charlize Theron, cerca una sua dimensione nella spy-story per adulti.

Ispirato al romanzo di successo Nome in codice: Diva, scritto dall’ex agente della CIA Jason Matthews, Red Sparrow si ambienta a Mosca e racconta la storia della ballerina Dominika Egorova, nome di punta del Bolshoi e figlia premurosa di una donna sola e ammalata. Quando un brutto incidente nega a Dominika la possibilità di continuare la carriera da ballerina, suo zio Vanja, che lavora come vicedirettore del SVR (servizi di intelligence russi), le propone di tentare la strada dei servizi segreti e la fa entrare nella scuola di formazione degli Sparrow, un esclusivo organismo di spie russe istruite nella letale arte della seduzione.

A dare corpo a Dominika è stata ingaggiata Jennifer Lawrence ed è proprio il corpo dell’attrice il fulcro del film. La particolarità di Red Sparrow, che lo pone “altro” in confronto al mare magnum della produzione spionistica, è l’intenzione di voler affrontare una precisa caratteristica dell’esser “spia”, ovvero l’utilizzo del potere della seduzione. Per questo scopo la scelta della Lawrence è stata una scommessa vinta: il corpo della Lawrence è un simulacro da violare, un’arma celata pronta ad essere sfoderata e la sovrapposizione tra attrice e personaggio è particolarmente calzante. La Lawrence si esibisce in un’abbondanza di scene erotiche, una in particolare di nudo semi-integrale molto coraggiosa: la fragilità iniziale di Dominika e il suo fare schivo, freddo, distaccato sembrano molto vicine all’immagine pubblica della Lawrence. Dopo di che la protagonista di Red Sparrow subisce un crescendo di umiliazioni e violenze che la trasformano drasticamente, non tanto nel corpo (non c’è l’eroina muscolosa pronta a menar le mani) quanto nella mente e Dominika diventa una letale macchina di seduzione, (apparentemente) incapace di provare emozioni, manipolatrice e pronta a non fermarsi davanti a nulla. Jennifer Lawrence è il film e sicuramente se fosse stata scelta un’altra attrice Red Sparrow avrebbe perso completamente la sua efficacia.

Perché Red Sparrow, in fondo, non è un film “a prova di errore”, anzi ogni tre passi c’è una buca. La sceneggiatura di Justin Haythe calibra malamente le situazioni indispensabili a portare avanti la storia con quelle superflue, di colore diciamo. Ne viene fuori un thriller dal ritmo incerto capace di momenti d’atmosfera particolarmente dilatati e male amalgamati con impennate emotive che puntano sul sesso e sulla violenza (spesso psicologica). Poi l’intrigo spy è di una semplicità unica, ma riesce a farsi arzigogolato come se uno spy-movie lo avesse inciso nel DNA, un obbligo.

Eppure, malgrado Red Sparrow abbia un’infinità di difetti e riesca anche a far sbadigliare a causa di una lunghezza inopportuna, è un film che cresce nella memoria, che si aggrappa allo spettatore e non lo lascia dopo la visione.

Pur trattandosi di un blockbuster, anche se indirizzato a un pubblico adulto diverso dalle famiglie da centro commerciale alla domenica pomeriggio, Red Sparrow è senza dubbio l’opera più matura e completa nella carriera di Francis Lawrence, che con la protagonista di Red Sparrow aveva già fatto tre Hunger Games su quattro, oltre che Io sono Leggenda e Constantine. In questo film c’è una certa ricerca formale che mostra un’idea di regia e di messa in scena ben precisa, c’è un uso dei colori mai casuale e una visione della spy-story palesemente fuori dai canoni hollywoodiani. Insomma, Red Sparrow ha il suo perché, è innegabile.

Al fianco di Jennifer Lawrence c’è un cast da grandi occasioni a cui fanno capo il sempre ottimo Joel Edgerton e Matthias Schoenaerts, il primo nei panni della spia americana partner di Dominika, il secondo è il viscido zio della protagonista. A loro si uniscono una serie di grandi nomi in piccoli ruoli: Jeremy Irons, Charlotte Rampling, Mary-Louise Parker, Ciaràn Hinds.

Adottando i topoi del thriller erotico ed esibendo una cura formale non indifferente, Red Sparrow riesce ad innalzarsi sopra la media degli spy-movie contemporanei. Non aspettatevi un clone di Atomica Bionda, Francis Lawrence ha in mente ben altri modelli.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Esplora l’aspetto erotico della professione della spia e crea, dunque, un’originale variante del suo genere di riferimento.
  • Jennifer Lawrence è perfetta e aggiunge quel quid che contraddistingue il film.
  • Una cura formale e un’eleganza che sanno farsi notare.
  • Lungo e ridondante.
  • Seppur la storia sia piuttosto semplice, la sceneggiatura risulta inutilmente arzigogolata.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Red Sparrow, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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