RomaFF 12. Abracadabra, la recensione

Periferia di Madrid. Carlos è un operaio tifoso del Real Madrid dall’indole animalesca e aggressiva. Insensibile verso sua moglie, la casalinga Carmen, e la figlia adolescente, un giorno Carlos accetta di farsi ipnotizzare durante la festa di matrimonio di un suo amico. Da quel momento la vita di Carlos cambierà: l’esperimento di ipnosi fa sì che lo spirito di uno sconosciuto, defunto 35 anni prima, entri nel suo corpo, trasformandolo in un’altra persona. Inizialmente colpita positivamente dal cambiamento di suo marito, Carmen capisce che lo spirito intruso potrebbe essere una minaccia per la sua incolumità e quella di sua figlia, così cerca un modo per scacciare il nuovo Carlos…

Questa, a grandi linee, la trama di Abracadabra, il nuovo divertentissimo film dello spagnolo Pablo Berger, brillante regista e sceneggiatore che si è fatto conoscere nel 2012 con la “fiaba” in bianco e nero Blancanieves, scelto a rappresentare la Spagna agli Oscar. Malgrado la sinossi possa far pensare a un horror, Abracadabra è una commedia grottesca – con divagazioni soprannaturali – che riesce a strappare più di una risata, riportando alla memoria il cinema del compaesano Alex de la Iglesia.

Meno eccessivo del collega nella messa in scena della violenza e del fantastico, Berger si lega alla tradizione della commedia spagnola portando in scena personaggi sopra le righe che descrivono con piglio divertito e divertente il peggio della società contemporanea. Carlos, interpretato da un bravissimo Antonio de la Torre, è un mostro “risiano”, un energumeno che non sa apprezzare ciò che la moglie fa, possessivo e violento, l’anello di congiunzione tra l’uomo…e la scimmia, forse proprio quello scimpanzé immaginario che lo perseguita nel momento in cui è posseduto dallo spirito di Alberto. E proprio l’entità che prende il suo posto, si presenta come il suo esatto opposto, gentile, educato, colto e capace di comportarsi con gli altri e soprattutto con Carmen. La stessa moglie frustrata, interpretata da un altrettanto bravissima Maribel Verdù, è una “casalinga disperata” piacente e innamorata del suo uomo malgrado tutto, sentimento che è in grado di riscoprire solo dopo essere stata messa alla prova dalla situazione paradossale in cui si trova.

Con inneschi fanta-soprannaturali che ricordano la letteratura di Richard Matheson (il romanzo Io sono Helen Driscoll), Abracadabra si contraddistingue per uno stile fresco e trascinante grazie ai toni della miglior commedia iberica.

Presentato nella selezione ufficiale della 12^ edizione della Festa del Cinema di Roma, Abracadabra sarà prossimamente nei cinema italiani distribuito da Movies Inspired.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Attori bravi e simpatici.
  • Stile fresco e divertente.
  • Buon compromesso tra commedia e genere fantastico.
  • L’elemento grottesco non è gestito con l’originalità di alcuni cineasti spagnoli contemporanei.
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