Captain Fantastic, la recensione

Essere genitore vuol dire inevitabilmente fare delle scelte. Porsi delle domande e cercare la risposta che si ritiene la migliore per il bene dei propri figli. Captain Fantastic, ultimo film diretto da Matt Ross, presentato a RomaFF11, ha come protagonista un padre sicuro di sé, certo del modo in cui sta crescendo i suoi bambini. Ma questo padre è veramente fantastico come crede?

Nella foresta del Nord America, Ben cresce i sei figli lontano dalla società consumistica moderna in pieno contatto con la natura. Tra una scalata sulle montagne e letture impegnate intorno al fuoco, le giornate trascorrono felicemente. La sua è una famiglia metodica, ordinata e funzionale; i suoi figli possiedono il corpo di grandi atleti e un’intelligenza brillante, coltivata senza alcun tipo di istruzione scolastica. A causa di un evento tragico, l’intera famiglia sarà costretta ad abbondare il paradiso domestico avvicinandosi per la prima volta al mondo esterno.

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Il captain del titolo è il capofamiglia Ben (interpretato brillantemente da Viggo Mortensen) che, privo di scudo e armatura, ha come uniche armi le sue parole e le decisioni prese per crescere e proteggere la sua famiglia. Sfortunatamente, Captain Fatastic è un road movie in stile Little Miss Sunshine solo nella forma e non nei contenuti: come in qualsiasi rapporto, dare il giusto tempo a entrambi le parti (in questo caso al padre e ai figli) sarebbe stato vitale per la buona riuscita del film, mentre l’interesse del regista si focalizza sul personaggio paterno.

Dopo una presentazione eccessivamente dilatata all’insegna di battute scattanti e divertenti, il film è molto vicino a mettere in difficoltà il personaggio di Ben, ma non riesce a farlo mai pienamente. Si sollevano grandi macigni senza avere la forza di sorreggerli, preferendo, nel finale, una sana via di mezzo che mette sempre tutti d’accordo.

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Per quanto riguarda i personaggi, viene centralizzato un padre non sufficientemente messo in discussione (tutte le figure che si oppongono allo stile di vita di Ben sono estremizzate e/o inette) mentre lo spettatore è portato a essere molto coinvolto nelle scene che interessano i giovani figli, ai quali viene riservato un tempo minore. Essi vivono un’esperienza alienante che li rende incapaci di interagire e di avere un rapporto umano al di fuori del nido familiare; un’esperienza che avrebbe meritato un maggior approfondimento.

Un occhio di riguardo viene dato al primogenito Bo (George Mackay), grazie a una piccola storia che promette tanto ma preferisce una risoluzione confusa, e al giovane Rellian (Nicholas Hamilton), il figlio con la caratterizzazione più chiara e definita. Tutti gli altri personaggi sono privi di una psicologia minima e formano   un gruppo indefinito che rispecchia il volere paterno. Ben proclama la libertà ma, inseguendola in quanto uomo, tende a perderla come genitore: è un padre pragmatico che non nasconde nulla ai suoi figli, né le risposte difficili né il dolore, assegna i libri da leggere, le cose da fare (e da non fare), gli eventi da festeggiare (e quelli da saltare).

Captain farntastic 3

Diventare un supereroe per i propri figli è il sogno di qualunque genitore. Captain Fantastic ci dimostra quanto è complicato essere meno super e più un buon padre.

Captain Fantastic ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione Un Certain Regard all’ultimo Festival di Cannes e ha ricevuto il premio del pubblico nell’ultima Festa del Cinema di Roma; il film è nelle sale cinematografiche italiane dal 7 dicembre distribuito da Good Films.

Matteo Illiano

PRO CONTRO
  • Una famiglia inconsueta per raccontare le difficoltà moderne di essere genitore.
  • Grande prova d’attore per Viggo Mortensen.
  • Corale solo nella forma e non nei contenuti.
  • Le motivazioni dei figli meritavano un maggiore approfondimento.
  • Le figure che si oppongono allo stile di vita di Ben sono estremizzate.
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