The Irishman, la recensione

Curiosamente divenuto fenomeno di culto ancor prima della sua uscita, mai film di Martin Scorsese fu più atteso da pubblico e critica da quando esistono i social network quanto The Irishman, l’epoea gangsteristica che il regista di Taxi Driver ha presentato in anteprima italiana alla 14^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Prodotto dal colosso dello streaming Netflix dopo aver trovato diverse porte chiuse, Martin Scorsese ha goduto per il suo nuovo film di un budget di 160 milioni di dollari e il pieno controllo creativo dell’opera, compresi ben sei mesi aggiuntivi di post-produzione. Un trattamento di lusso da parte di Netflix che evidentemente ha creduto moltissimo in questo mastodontico progetto, un vero e proprio kolossal dal cast stellare e dalla durata gargantuesca di ben 210 minuti!

Tratto dal romanzo di Charles Brandt L’irlandese, il film di Scorsese ci mette nei panni del sicario della mafia Frank Sheeran, irlandese di nascita e veterano della Seconda Guerra Mondiale che canuto e su una sedia a rotelle ricorda la sua vita criminale, iniziata negli anni ’50 nella cosca mafiosa dei Bufalino e proseguita al fianco del sindacalista Jimmy Hoffa. Oltre vent’anni di escalation criminale, sempre spalleggiato dal collega e amico fraterno Russell Bufalino, che si estende poi oltre, fino alla vecchiaia dell’uomo e alla malinconica solitudine che lo travolge.

The Irishman

Infatti, fondamentalmente, The Irishman parla dello scorrere del tempo, un racconto rarefatto e sviluppato su più piani temporali – sempre ordinatamente alternati e trovano una sovrapposizione solo nella parte finale – che ci accompagna lungo la Storia degli Stati Uniti grazie allo sguardo di un testimone d’eccezione, Frank l’irlandese, un “imbianchino”, come venivano chiamati i sicari, che prova sulla sua pelle la brezza di essere un superstite. Il racconto, infatti, ci presenta una moltitudine di personaggi sempre fatalmente accompagnati da didascalie che anticipano data e motivo della loro futura morte… tutti tante Frank, ovviamente, voce narrante e grande sopravvissuto a una vita fatta di crimini, di morte, di tradimenti. Una vita terrificante per chiunque ma che l’uomo ha sempre vissuto con naturalezza e serenità… non fosse per Peggy, quella figlia che non è riuscito a conquistare, a cui ha voluto un bene dell’anima che ha respinto a causa della sua condotta di vita. Forse Peggy – unico personaggio femminile di rilievo del racconto – è la grande sconfitta di Frank, la dimostrazione che le azioni definiscono l’uomo e lo marchiano in maniera indelebile fino alla fine.

The Irishman

The Irishman è costantemente accompagnato da un retrogusto malinconico, di tanto in tanto alleggerito da una componente ironica utile a stemperare la gravità della storia e le azioni sanguinose dei personaggi. Nonostante le battute in italiano tra Russell e Frank, nonostante l’esuberanza sopra le righe di Jimmy, The Irishman ci descrive la progressiva discesa all’inferno di un uomo e dei suoi collaboratori, personaggi apparentemente inconsapevoli della dannazione che spetta loro, una passività che forse – almeno nel caso di Frank – è rassegnazione.

Quello di Scorsese è come se fosse il bellissimo canto del cigno di un genere, il gangster movie, che proprio lui, insieme agli amici e colleghi Francis Ford Coppola e Brian De Palma, hanno codificato in chiave moderna. Legandosi idealmente proprio ai suoi precedenti film, in particolare Quei bravi ragazzi e Casinò, il regista chiude un cerchio e forse un’epoca, si riappropria di un linguaggio che ha contribuito a creare e dà vita a un grande mosaico di elementi, suggestioni, personaggi e anche luoghi comuni del cinema criminale. The Irishman è una summa del crime scorsesiano e del gangster movie che ha preso il via negli anni ’70, così modernamente antitetico nella narrazione e nei temi trattati e legato a un immaginario che rivendica anche grazie a una manciata di attori-simbolo: Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino, a cui si unisce per un piccolo ruolo anche Harvey Keitel, ovvero tutto lo star-system che ha fondato il genere di cui parliamo.

The Irishman

Lungo ma mai eccessivo nell’essenzialità della narrazione, The Irishman si sarebbe ben prestato anche a diventare una miniserie, ma la tenacia di Scorsese ha fatto si che la natura cinematografica avesse la meglio, donando allo spettatore un film importante anche per la sua grandezza, un film che sicuramente verrà citato e ricordato nel tempo come tassello fondamentale per la definizione di un genere.

The Irishman sarà proiettato in sale cinematografiche selezionate dal 4 al 6 novembre e poi reso disponibile in streaming su Netflix dal 27 novembre, in contemporanea con gli Stati Uniti.

Qui potete leggere la sintesi della conferenza stampa che Martin Scorse ha tenuto a Roma riguardo The Irishman; invece qui c’è il video integrale della conferenza.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Nonostante la fluviale durata di 3ore e mezza, The Irishman ha un gran ritmo e non annoia mai.
  • Tre attori magnifici al servizio di personaggi scritti benissimo.
  • Finalmente un gangster movie classico e rigoroso, senza le briglie del politically correct a cui gli Studios oggi obbligano.
  • La tecnologia di ringiovanimento non è delle migliori.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Irishman, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

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