RomaFF16. One Second, la recensione

Secondo William Friedkin, regista de L’Esorcista e Il braccio violento della legge, “l’inseguimento è la forma cinematografica più pura“.

In One Second il regista Zhang Yimou sembra aver fatto scuola di queste parole, dal momento che il suo film è un continuo susseguirsi di inseguimenti e ribaltamenti, oltre che una vera e proprio lettera d’amore al Cinema.

Dopo gli ultimi blockbuster come Shadow (presentato a Venezia nel 2018) e The Great Wall con Matt Damon, il regista cinese di film famosissimi anche in Occidente come Hero e La Foresta dei Pugnali Volanti, torna ad uno stile più intimo e non focalizzato sull’azione ma capace di mettere al centro una storia molto semplice, divertente e allo stesso tempo commovente.

Il film è ambientato in una Cina desertica e pre-industrializzata, nel periodo della Rivoluzione Culturale voluta da Mao Zedong dal 1966 e terminatasi con la sua morte nel 1976, che ha portato ad una maggiore severità nelle regole morali nel regime comunista.

In questa ambientazione comincia un divertente gioco di furti e contro-furti tra un “pessimo elemento” apparentemente ingenuo (Zhang Yi) e una piccola orfana impressionantemente scaltra (Liu Haocun). I due personaggi si contendono infatti uno dei rulli di un film di propaganda, Heroic Sons and Daughters, o più precisamente il rullo del cinegiornale da proiettare prima del film, da consegnare al proiezionista della zona, Mr. Film (Fan Wei), il miglior proiezionista del mondo (con tanto di tazza alla The Office a ricordarlo) che dovrà organizzare la visione del film in comunità.

Le motivazioni che portano i due personaggi ad agire si scopriranno pian piano lungo l’arco del film, portando il protagonista e l’orfana a legare un rapporto di sostegno reciproco e complicità, dopo i continui conflitti iniziali.

Nel film un ruolo fondamentale lo ha il Cinema, il cinema come luogo fisico di ritrovo e come mezzo di espressione, in particolare attraverso la pellicola, che è quasi il vero protagonista del film (o quello che Hitchcock chiamerebbe “McGuffin”, l’espediente narrativo principale attorno a cui ruota la narrazione). Un cinema che oggi, con l’affermazione del digitale, si vede molto meno, un cinema fatto di pellicole sporche e da ripulire, di tagli e riparazioni, di prove e tentativi. Un cinema che diventa uno strumento per unire la comunità, un modo per avere tanto anche in un’epoca povera in cui i mezzi erano pochi e bisognava accontentarsi di ciò che si aveva, e grazie al quale si poteva rivedere qualcuno conosciuto in passato.

Con il solito occhio per le inquadrature a cui Zhang Yimou ci ha abituato, il film riesce ad essere dolce, divertente e commovente nonostante uno stile asciutto con poche incursioni della colonna sonora, raccontando una storia che parla di cinema non nel suo processo produttivo ma nelle pratiche di consumo da parte di un pubblico che scandisce la propria vita comunitaria attraverso il cinema stesso.

One Second è stato presentato nella selezione ufficiale della 16^ Festa del Cinema di Roma e sarà distribuito prossimamente da Europictures.

Mario Monopoli

PRO CONTRO
  • Molto suggestiva l’ambientazione desertica.
  • Divertente e commovente.
  • Non ci sono contro rilevanti.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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