Rosso Istanbul, la recensione

Orhan Sahin non vede la sua Istanbul da venti anni, era partito come uno scrittore di successo e ora vi torna come editor di Deniz Soysal per il suo primo libro. È affascinato da quei luoghi, dal modo in cui sono raccontati e dai personaggi che li abitano e che rappresentano buona parte dei vissuti di Deniz, dei suoi amori e delle sue sofferenze. Quest’ultimo lo ospita nel suo yali in riva al mare e lo immerge totalmente nella sua rete di affetti e conoscenze, a tal punto che Orhan sembra stia vivendo la vita di un altro.

In Rosso Istanbul Ferzan Ozpetek è rappresentato da Orhan, perché entrambi tornano in un paese dove sono nati ma che è loro estraneo perché il tempo ha portato con sé numerosi mutamenti. Proprio per sottolineare che questi cambiamenti sono ancora in corso e che quindi vi è una costante trasformazione urbanistica, per gran parte del film possiamo avvertire ‘rumori’ della città in sottofondo, dalle più rumorose trivelle al suono delle campane.

Lo stile di Rosso Istanbul è quello tipico di Ozpetek, nelle immagini, nei colori stessi, nelle situazioni che si creano nel corso della narrazione. A riguardo, vi è una scena molto ‘familiare’, una cena tra più membri di una famiglia attorno alla tavola, così come accadeva nei pranzi de Le fate ignoranti o in Mine vaganti. Un momento che crea il pretesto per un dialogo che restituisce un clima di sospetto ad evidenziare la natura a tratti thriller che assume la pellicola. Un’atmosfera che, però, viene man mano abbandonata per lasciare spazio ai sentimenti propri di Orhan, come di Neval e Yusuf, affetti del passato (e del presente) di Deniz, personaggi chiave del suo romanzo.

Questi personaggi sono tutti legati in modo indissolubile l’uno all’altro da un sentimento che li accomuna, la sofferenza: l’esplorazione dell’animo umano, dopotutto, è una tematica ben nota e caratterizzante delle pellicole ‘ozpetekiane’.

Se la recitazione, di altissima qualità, dona al film la giusta capacità di emozionare e creare empatia con coloro che vediamo sul grande schermo, anche il Bosforo, nelle immagini che lo ritraggono e nelle parole degli stessi personaggi, contribuisce alla creazione dell’atmosfera nella quale è catapultato lo spettatore.

Distribuito da Tilde Corsi, Gianni Romoli e Rai Cinema, Rosso Istanbul è nelle sale italiane dal 2 marzo.

Luca Lobuono

PRO CONTRO
  • L’importanza attribuita ai colori e alle immagini.
  • I simboli, il Bosforo, protagonisti quanto i personaggi.
  • Ozpetek non tradisce mai se stesso, al contrario, si autocita.
  • È un contro che contro non ne trovi…!
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