Salò e le 120 giornate di Sodoma: in blu-ray la versione integrale restaurata

Oggi, 2020, epoca di oscurantismo medievale da social network, di ipocrisia perbenista mediale, di illusione di libertà di parola, di neofascismo culturale indotto e di censura preventiva a buona parte delle opere audiovisive prodotte per le masse, un film come Salò e le 120 giornate di Sodoma sarebbe impensabile. Provate solo a immaginare le reazioni degli (a)sociali su facebook e instagram alla notizia che un film come quello di Pasolini possa uscire nei cinema oggi, per la prima volta. Sarebbe un tripudio di fiaccole e forconi da parte di chi non ha la più pallida idea di cosa sta parlando ma si unisce alla massa degli “opinionisti social” per semplice legge del trend topic.

Salò e le 120 giornate di Sodoma, però, è stato realizzato 45 anni fa esatti, in un’epoca in cui c’era una libertà espressiva differente, un’epoca in cui un film così prorompente, anarchico e scomodo poteva essere prodotto pur con la consapevolezza che non avrebbe avuto vita facile, considerando anche la personalità autoriale che vi stava dietro. Infatti, Salò e le 120 giornate di Sodoma ha seguito un iter distributivo complicatissimo, tra i massimi esempi di difficoltà nella circolazione pubblica di un’opera cinematografica.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

STORIA DI UN FILM CHE (NON) DOVEVA ESSERE MOSTRATO

Tratto da Le 120 giornate di Sodoma del marchese Donatien Alphonse François de Sade, il film di Pasolini sarebbe dovuto essere, nei progetti dell’autore, il primo capitolo di un’ideale Trilogia della Morte da contrapporre all’appena conclusa Trilogia della Vita (Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore del mille e una notte). Purtroppo, però, Pier Paolo Pasolini venne assassinato il 2 novembre 1975, quando Salò non aveva ancora visto il buio della sala, e l’idea della trilogia è rimasta solo nella mente dell’autore.

Salò e le 120 giornate di Sodoma ha avuto la sua prima proiezione pubblica il 22 novembre del 1975, in occasione della presentazione al Festival di Parigi, a sole tre settimane dalla morte del regista, e subito ha suscitato un putiferio. Se una certa critica (tipo Alberto Moravia) ha immediatamente colto lo spirito provocatorio e metatestuale dell’opera, altra ha stroncato senza pietà il film, puntando il dito verso le perversioni mostrate – e da qualcuno perfino attribuite alla stessa condotta morale e sessuale di Pasolini! – e accusandolo di falso storico e mancata comprensione del testo sadiano. Perfino Italo Calvino, sulle pagine del Corriere della Sera, si abbandonò a una lettura ben poco lusinghiera dell’ultima opera di Pasolini, ma il rapporto tra i due, è noto, non è mai stato tra i più rosei.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

Al di là della bagarre critico/politica che prevedibilmente il film suscitò, il vero percorso di Sisifo che Salò e le 120 giornate di Sodoma stava per attraversare era quello della distribuzione.

Dopo essere stato bocciato più di una volta in commissione censura, il film fu distribuito il 10 gennaio 1976 con il divieto ai minori di 18 anni e ritirato appena 3 giorni dopo, sequestrato dal Procuratore della Repubblica di Milano, mentre il produttore Alberto Grimaldi fu denunciato per oscenità e corruzione di minori, condannato a due mesi di reclusione ma poi assolto, pur dovendo ritrattare per il taglio di quattro importanti sequenze del film. Derubricato, il film vide nuovamente luce nella primavera del 1977 e fu al centro di violente proteste, come quella che portò all’assalto da parte di un gruppo di neofascisti di un cinema di Roma in cui il film veniva proiettato. Appena 3 mesi dopo, il film fu nuovamente ritirato e sequestrato su tutto il territorio nazionale per oltraggio al pudore. Seguì una tortuosa campagna legale da parte di Grimaldi, che si dichiarò parte civile chiedendo un risarcimento danni, fino all’assoluzione nel febbraio del 1978, quando la Corte di Cassazione finalmente diede il via libera al film nella sua versione integrale.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

Più di due anni di tira e molla per il film postumo di Pasolini che però non avrebbe visto nuovamente circolazione in sala fino all’agosto del 1985, quando fu messo in cartellone – per la prima volta dal 1978 in versione integrale – al Capranichetta di Roma e all’Eliseo di Milano.

Un film che si porta sulle spalle circa 31 casi processuali e che fino agli anni ’90, quando gli è stata riconosciuta una dignità artistica, ha circolato esclusivamente come esempio di “scandalo” nella settima arte; ha visto nuovamente la luce nel 2015 quando è stato presentato alla 72ª Mostra del Cinema di Venezia nella sua versione integrale restaurata dalla Cineteca di Bologna e dal Centro Sperimentale di Cinematografia, vincendo anche il premio come miglior lungometraggio restaurato. Una lenta ripresa e conquista della dignità per un film che, a modo suo, ha fatto la storia del cinema italiano e mondiale, trasportando per immagini un’opera difficilissima come quella di de Sade e teoricamente infilmabile, o meglio, improponibile a un pubblico cinematografico. Eppure Pasolini, ponendola inconsapevolmente come suo testamento, c’è riuscito facendo dell’eccesso sadiano una perfetta metafora del potere, anzi, come più volte è stato detto, dell’anarchia del potere, inquadrando la vicenda proprio nel periodo più buio che la storia moderna ha conosciuto, quello della dittatura nazi-fascista, terreno fertilissimo per la rappresentazione iconoclasta della depravazione, della violenza e delle derive deflagranti del potere stesso.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

Prendendo spunto dall’Inferno dantesco, già abbondantemente citato in de Sade, Salò e le 120 giornate di Sodoma si divide in quattro capitoli e partendo dall’Antinferno, procede in un crescendo di orrore e violenza, verso i gironi delle Manie, della Merda e del Sangue, ognuno dei quali scandito dai racconti proibitissimi di una narratrice che ne detta i “temi”. Così dal feticismo si passa alla coprofagia, fino alla tortura mirata all’omicidio.

Pasolini non lascia nulla all’immaginazione, il sesso e la violenza sono esibiti e disturbano realmente. Non c’è gioia nella rappresentazione dei piaceri della carne ma solo perversione, depravazione, umiliazione; non c’è compiacimento nella rappresentazione della morte ma repulsione, crudezza, sofferenza. Salò e le 120 giornate di Sodoma è un film durissimo, sicuramente adatto a pochi, ma ha una forza incredibile proprio grazie alla suo essere esplicito, riesce a veicolare un messaggio e far discutere dello stesso come nessun altro film era mai riuscito prima, in parte grazie alla sua capacità repulsiva di attirare l’attenzione.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

L’EDIZIONE BLU-RAY

A inizio 2020, CG Entertainment, dopo aver siglato un accordo con Grimaldi Film per redistribuire alcune opere del corposo catalogo della casa di produzione di Aurelio Grimaldi, ha lanciato una campagna crowdfunding STRART UP! per la distribuzione di una limited edition di 500 copie di Salò e le 120 giornate di Sodoma. Come solitamente accade per i prodotti oggetto di Start Up, anche il film di Pasolini è poi stato distribuito in edizione blu-ray standard.

Per la prima volta in Italia in alta definizione, Salò è ovviamente presentato nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e CSC – Cineteca Nazionale, in collaborazione con Alberto Grimaldi, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Un’occasione per riscoprire il capolavoro di Pasolini in tutta la sua potenza visiva, grazie a un lavoro certosino sui dettagli scenografici e sulla composizione dell’inquadratura, esaltata dall’ottimo lavoro di restauro eseguito sulle immagini, perfettamente avvolte dall’esatto contrasto voluto dalla fotografia di Tonino Delli Colli.

Salò e le 120 giornate di Sodoma

Anche l’audio, ovviamente in 2.0 ma codificato in DTS-HD, si mostra pieno e limpido, perfettamente bilanciato nella gestione delle musiche.

Extra abbondanti che comprendono un Backstage concesso dal Gideon Bachmann Archive, che ha fornito anche un’intervista a Pier Paolo Pasolini e una corposa photo gallery con audio di repertorio.

Insomma, siamo di fronte all’edizione quasi definitiva (mancherebbe la scena inedita recuperata recentemente dal British Film Institute e magari una documentazione circa i finali alternativi) dell’ultimo film di Per Paolo Pasolini.

Roberto Giacomelli

SALÒ E LE 120 GIORNATE DI SODOMA di Pier Paolo Pasolini

Formato: Blu-ray (disponibile anche in DVD)

Label: CG Entertainment

Video: HD 1080 24p 16/9 1.85:1

Audio: DTS-HD Master Audio 2.0 Italiano

Sottotitoli: Francese

Extra: Backstage, Pier Paolo Pasolini: l’intervista sotto l’albero, Salò, l’ultimo film di Pier Paolo Pasolini, (circa 10 minuti, Galleria fotografica con audio di repertorio).

Puoi acquistare il Blu-ray o il DVD di Salò e le 120 giornate di Sodoma cliccando su questo link.

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