Saw: Legacy, la recensione

Nel 2004 un giovane James Wan esordiva alla regia con un thriller indipendente che era destinato a cambiare per sempre la sua carriera e il mondo del cinema di genere. Di fatto Saw – L’enigmista ha il merito (o la colpa, dipende dai punti di vista!) di aver lanciato un filone che le testate specializzate avrebbero chiamato con fare audace “torture porn”, ovvero quel genere di film che si contraddistinguono per l’esibizione compiaciuta della tortura. Ma il paradosso è che il primo capitolo di quella che sarebbe poi diventata una delle saghe più fortunate e influenti del genere non mostrava chiaramente le torture di Jigsaw, il gore e lo splatter che sarebbero diventati fondamentali nei film successivi erano elargiti con una tale parsimonia che si fatica a inserire Saw nel macrogenere horror. Eppure oggi conosciamo Saw come uno dei più rappresentativi horror del 21°secolo e il carismatico Jigsaw interpretato da Tobin Bell alla pari di veri boogeymen come Freddy Krueger, Jason Voorhees e Michael Myers.

Intelligentemente la saga aveva trovato una conclusione con il settimo capitolo, Saw 3D – Il capitolo finale, visto che la corda era stata tirata fino quasi a spezzarsi, ma ora, a distanza di sette anni dalla parola fine, la Twisted Pictures ha deciso di resuscitare la saga con un ottavo capitolo dal titolo Saw: Legacy.

Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa dicendo che questo nuovo capitolo è senza dubbio il peggiore dell’intera saga, una sorta di reboot che è anche un sequel a tutti gli effetti, ma di quelli fuori tempo massimo che mal s’incastrano in una continuity che, fino ad oggi, è stata uno dei punti forti della saga.

In Saw: Legacy, dopo un’introduzione in cui un uomo fugge dalla polizia sui tetti brandendo un detonatore e annunciando che un “gioco” sta per iniziare e lui ne è la prima pedina, scopriamo, altrove, cinque persone incatenate a un meccanismo spinte verso delle seghe circolari. Sono le nuove vittime di Jigsaw, colpevoli di aver commesso dei piccoli delitti rimasti impuniti e messe alla prova alla ricerca di redenzione. Allo stesso tempo, il detective Halloran sta indagando sul ritrovamento di alcuni corpi, che sembrano proprio le vittime di Jigsaw. Ma come è possibile tutto ciò, visto che John Kramer, detto Jigsaw, è morto da dieci anni? Sarà forse nato un suo emulo?

Privo del caratteristico prologo che ci mostra una persona alle prese con una trappola mortale in una corsa contro il tempo, Saw: Legacy va presto a uniformarsi alla struttura dei film che l’hanno preceduto, mostrando un gruppetto di sconosciuti preda di meccanismi di tortura atti a impartire loro un insegnamento morale. In particolare, Saw: Legacy rimanda molto alla memoria Saw V, sia per la varietà dei personaggi/vittime che per la meccanica che li porta a scontrarsi e sopravvivere. Parallelamente, abbiamo le indagini condotte all’esterno che non vedono il ritorno di alcun personaggio noto agli spettatori, anzi ne vengono introdotti di nuovi che, come da tradizione, hanno il buon carico di ambiguità da far dubitare fino all’ultimo il loro coinvolgimento nelle azioni criminose, memori anche del Detective Hoffman che ha rivestito il ruolo di villain dal quarto al settimo film.

Diciamo che Saw: Legacy ha almeno una buona trovata, capace di stupire lo spettatore (anche se siamo lontani dal geniale colpo di scena del film di Wan), ma per il resto siamo dinnanzi a un capitolo molto sterile che si inserisce in maniera forzatissima nella storyline generale e ne apre una nuova che non ha il minimo del fascino delle precedenti, mostrando solo una totale mancanza di fantasia e un generale arrampicamento sui proverbiali specchi che giustifica le numerose stroncature che il film sta raccogliendo, sia da parte del pubblico dei fan che dalla critica di settore.

Ma il dato più sconcertante è che Saw: Legacy pecca proprio in quella che è sempre stata la caratteristica fondamentale dei sequel in questa saga: il sangue e le torture. Il film in questione, infatti, è molto contenuto in quanto a spargimenti di emoglobina, almeno in proporzione a quello a cui siamo abituati, e tutto sa di finto, dagli effetti gore prostetici allo splatter in CGI. Poi le torture messe in scena mancano totalmente di fantasia e se escludiamo un macchinario che somiglia a un gigantesco pelapatate, il resto è composto da semplici lame rotanti, siringhe all’acido e raggi laser.

Insomma, una delusione davvero sotto tutti i punti di vista, che si intensifica se pensiamo che dietro la macchina da presa sono stati chiamati i solitamente talentuosi Spierig Bros, artefici di gioiellini del calibro di Undead, Daybreakers e Predestination.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Tobin Bell, che ha sempre quel fantastico viso sofferto che ha fatto la fortuna del personaggio.
  • Manca di fantasia, sia nella struttura narrativa che nell’ideazione delle trappole.
  • C’è troppa poca violenza per i canoni della saga.
  • Personaggi brutti e poco ispirati.
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