Sconnessi, la recensione

“Nomofobia” è un neologismo che indica la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile: una diagnosi fredda e scientifica che sintetizza al meglio la dipendenza che ormai tutti noi, chi più chi meno, abbiamo dagli smartphone e i social network. Un argomento molto attuale che il cinema sta trattando in tutte le salse e che torna al centro dell’attenzione in Sconnessi, il nuovo film dell’attore e regista Christian Marazziti. Quest’ultimo, al suo secondo lavoro dietro la macchina da presa dopo E-Bola, propone una commedia che sfrutta solo in parte il buon potenziale di partenza dal momento che la pellicola risulta simpatica e gradevole in alcuni sketch, ma piuttosto deludente e incerta per via di un lavoro di scrittura non sempre coerente e ben strutturata.

Nel cast troviamo nomi importanti come Fabrizio Bentivoglio, Ricky Memphis, Carolina Crescentini, Stefano Fresi, Antonia Liskova, Giulia Elettra Goretti e la partecipazione di Maurizio Mattioli.

Ettore è un noto scrittore di mezza età in crisi di ispirazione e da sempre contrario all’utilizzo dei social network che vede come strumenti freddi che distolgono le persone dall’apprezzare la bellezza della vita. In occasione del suo compleanno, l’uomo organizza un fine settimana nel suo chalet di montagna con l’intento di riunire i due rami della sua famiglia allargata. La convivenza, però, non sarà delle più facili e alle difficoltà di carattere relazionale fra i diversi membri si aggiunge anche un’improvvisa assenza di connessione internet che manda ben presto nel panico tutti i componenti della casa. Ma non sempre tutti i mali vengono per nuocere…

Cosa faremmo se all’improvviso ci trovassimo senza connessione internet? Come affronteremmo i problemi del quotidiano senza mezzi tecnologici? Partendo da questi interrogativi, Marazziti mette su una commedia dal sapore grottesco che però alla resa dei conti si rivela una serie di sketch che, seppure ben riusciti, non riescono a diventare completamente un film omogeneo e unitario. Sconnessi, infatti, vive di sussulti, di momenti molto divertenti e pimpanti dovuti alla vena comica dei bravi Ricky Memphis e Stefano Fresi, quest’ultimo nei panni di un uomo folle, sopra le righe e al limite del surreale, ai cui lati agiscono personaggi stereotipati e piatti. La malata di social, il nerd introverso, la giovane bella e stupida, il belloccio di turno e gli altri non riescono dunque a suscitare il sorriso sfruttando i loro lati grotteschi e per lunghi tratti risultano anche avulsi da una storia che nella parte centrale potrebbe vivere di luce propria anche senza l’inserimento della tematica relativa a internet.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso regista con Michela Andreozzi e Massimiliano Vado, non sempre appare lineare e soltanto nella parte finale, forse un po’ troppo melodrammatica, riesce a riallacciare i nodi dei rapporti da ricucire all’interno di una famiglia poco convenzionale e sfaldata, fino a un colpo di scena finale che solo in parte risolleva la situazione.

Sconnessi, in conclusione, è una commedia godibile destinata però a non lasciare il segno e a non proporre nulla di nuovo né dal punto di vista tematico né stilistico.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Ricky Memphis e Stefano Fresi in grande forma e ben calati nella parte.
  • Alcune gag simpatiche e ben riuscite.
  • Una sceneggiatura frammentaria e poco coerente.
  • I personaggi sono poco approfonditi.
  • Un stile regista a tratti fin troppo scolastico.
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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Sconnessi, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating
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