Shadows, la recensione

Una tardiva fascinazione sta attirando il cinema italiano contemporaneo che vuole confrontarsi con le suggestioni fanta/distopiche dallo scenario post-atomico, ovvero quella per i nuclei famigliari obbligati alla reclusione e alla sopravvivenza dettata da un disastro “x”. Lo scorso anno, ad Alice nella Città, fu infatti presentato Buio di Emanuela Rossi, distribuito in VOD la scorsa primavera, e adesso arriva, sempre in VOD nonostante fosse stata annunciata l’uscita in sala con Vision Distribution, Shadows di Carlo Lavagna, anch’esso presentato nell’ambito di Alice nella Città ma nell’edizione 2020.

Due film che si somigliano in maniera incredibile, come se fossero due differenti sviluppi dello stesso soggetto, ma che, a loro volta, ribattono strade già battute da molte altre produzioni di caratura internazionale, ponendo sostanzialmente come principale interesse il fatto di essere di nazionalità italiana.

Nel caso di Shadows, disponibile on demand dal 19 novembre, il discorso si fa decisamente minimal, sia per quanto riguarda la messa in scena che il comparto attoriale, e narrativamente molto derivativo. Seguiamo le giornate tutte uguali di Alma e Alex, due ragazzine che vivono di notte perché un non ben specificato disastro ambientale ha reso i raggi del sole letali per gli esseri viventi. Le due ragazze abitano in un hotel dismesso insieme alla loro severa madre che sta cercando di istruirle alle tecniche di caccia e alla sopravvivenza in contesti naturali. Quando, dopo tre giorni di punizione reclusiva, Alma si rende conto che la madre non è più nell’edificio, scardina la porta e si avventura insieme ad Alex nel bosco alla ricerca della genitrice.

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Carlo Lavagna, qui al suo secondo lungometraggio dopo Arianna (2015), parte da un high concept ben focalizzato perdendosi, strada facendo, in una struttura basilare e ripetitiva che, chiaramente, è solo una lunga attesa verso il climax finale. Un finale sensazionalistico che fosse stato parte di un film realizzato una trentina di anni fa avrebbe realmente stupito lo spettatore; purtroppo di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta e il (doppio) twist narrativo di Shadows non solo è il medesimo di troppi film di qualsiasi nazionalità usciti in tempi relativamente recenti, ma è anche molto prevedibile a causa di indizi sparsi qua e là facilmente sgamabili da uno spettatore anche minimamente smaliziato.

Di fatto, lo script firmato a otto mani da Fabio Mollo, Damiano Bruè, Vanessa Picciarelli e Tiziana Triana ha due punti fermi: la premessa utile a inserire la storia in un contesto pseudo-fantastico, con le proprie regole e una scansione narrativa ben precisa, e un epilogo fondato sul colpo di scena. Quella che sta nel mezzo è solo un percorso che serve ad unire A con B senza che ci sia un reale focus d’interesse, ma si limita a mostrare le dinamiche tra i tre personaggi sottolineando l’insicurezza emotiva di Alma, che proprio nello scorrere dei minuti “diventa donna” e quindi si trova in un momento cruciale, di passaggio, della sua vita, e l’indole ribelle della più piccola Alex, che in più di un’occasione si mostra come una sorta di esuberante e distorto “grillo parlante” per la sorella maggiore. Poi c’è la madre, una figura più abbozzata, chiaramente raccontata dal punto di vista delle ragazze, autoritaria, rude, ma chiaramente mossa dal bene verso le due figlie.

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Le dinamiche tra genitori e figli, compreso il corso di sopravvivenza boschiva, ricordano molto altri due film recenti che, in modo diverso, si annettono al genere a cui appartiene Shadows, ovvero Senza lasciare traccia (2018) di Debra Granik e Light of My Life (2019) di Casey Affleck, mantenendo quel senso di déjà-vu costante che deflagra negli ultimi minuti del film di Lavagna.

Shadows, comunque, ha anche alcune interessanti frecce nella faretra a cominciare dalle interpreti, un cast tutto al femminile che conta le giovani Mia Threapleton (Le regole del caos), figlia di Kate Winslet, Lola Petticrew (A Bump Along the Way) e poi Saskia Reeves (la serie Luther, Nymphomaniac di Lars von Trier) nel ruolo della madre. Inoltre, anche la regia di Lavagna appare rigorosa ma affascinante nello studio che fa dei dettagli, dei primi piani, delle luci e delle tenebre, a proposito delle quali molto influisce la bella fotografia di James Mather.

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Insomma, Shadows procede tra alti e bassi e inciampa soprattutto sull’assoluta mancanza di originalità e su una sceneggiatura molto prevedibile che, purtroppo, punta tantissimo sui colpi di scena. Interessante notare che si tratta di una coproduzione Italia-Irlanda e che tra i produttori figuri il regista di Veloce come il vento e Il Primo Re Matteo Rovere.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Tre brave interpreti, a partire da Mia Threapleton.
  • Una buona regia capace di creare atmosfere suggestive.
  • E’ un film basato sui colpi di scena, peccato che siano gli stessi colpi di scena di una dozzina di altri film recenti e che siano ampiamenti prevedibili.
  • Somiglia in maniera imbarazzante al recente Buio di Emanuela Rossi, che già di suo non era particolarmente memorabile.
  • Una parte centrale ripetitiva e noiosa.
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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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