Shark – Il primo squalo, la recensione

Interessante mix quello che sta alla base di Shark – Il primo squalo (The Meg, in originale), shark movie di prepotente stampo action che raccoglie suggestioni da due filoni cinematografici ben riconoscibili e sedimentati nell’immaginario spettatoriale. Da una parte abbiamo l’horror acquatico che da Spielberg in poi ha fatto quasi genere a sé, dall’altra il filone avventuroso-fantascientifico che immerge la civiltà in scenari fantastici, spesso preistorici e inospitali, scoperti in zone inesplorate della Terra, dove i secoli non sembrano essere trascorsi. Ecco, prendete, dunque, Il Continente scomparso, unitelo a Lo Squalo e aggiungete una massiccia dose di action spettacolare, avrete così Shark – Il primo squalo.

Al largo delle coste cinesi, una spedizione scientifica che fa capo al dott. Minway Zhang e finanziata dall’americano Jack Morris intende esplorare il fondale oceanico più profondo al mondo, la Fossa delle Marianne, con la convinzione che ci sia una sua porzione che va ancora più a fondo. L’esperimento, però, ha degli imprevisti e la spedizione rimane intrappolata nella zona sconosciuta, attaccata da una creatura non ben identificata. Le comunicazioni con la superficie si interrompono e il dottor Zhang decide di contattare l’esperto in missioni di salvataggio subacqueo Jonas Taylor, che – guarda caso – è anche l’ex marito del capitano della spedizione dispersa. Inizialmente riluttante a causa di una’operazione andata male cinque anni prima, Jonas decide però di tornare in azione per salvare Lori, ma non sa che la minaccia con cui sta per scontrarsi va oltre ogni aspettativa: un letale megalodonte, antenato preistorico dello squalo bianco, grande almeno sette volte il noto pesce, sopravvissuto all’estinzione grazie alle profondità marine inesplorate che ne hanno preservato il suo habitat.

All’origine di Shark – Il primo squalo c’è MEG, un bestseller di Steve Alten portato nelle librerie nel 1997 e immediatamente notato dal mondo della settima arte. Fu la Disney, per prima, a opzionare il romanzo di Alten per una riduzione cinematografica, cosa che non andò mai in portò per differenze di vedute tra l’autore e la casa di Topolino, finché nel 2015 la palla passò nelle mani della Warner Bros che affidò prima il progetto a Eli Roth, licenziato in men che non si dica, e poi a Jon Turteltaub, regista de Il mistero dei templari (e sequel) e L’apprendista stregone. E la scelta del regista è già indicativa della direzione che Warner voleva intraprendere, ovvero il blockbuster che sa di b-movie. Impresa perfettamente riuscita perché Shark – Il primo squalo è esattamente quello che promette, compreso quel bizzarro mix di filoni cinematografici di cui si parlava in principio, e ne fa il perfetto pop-corn movie estivo.

Idealmente scandito in tre atti, con tanto di prologo utile a spiegare il “trauma” del protagonista, Shark – Il primo squalo decide di andare sul sicuro portando in scena uno spettacolo d’intrattenimento adatto a tutte le età, abbassando così molto l’asticella del gore e della paura (si dice che il primo cut del film fosse particolarmente truculento, poi rimaneggiato in montaggio per evitare un divieto ai minori) per costruire l’intero film sul suo protagonista umano interpretato da Jason Statham, che il pubblico conosce come garanzia d’azione.

Ad una prima parte forse portata eccessivamente per le lunghe, con la spedizione scientifica in avanscoperta e la conseguente missione di salvataggio non priva di vittime ed eroismi, segue un’inarrestabile sequela di scene ad alta gradazione spettacolare che si fanno gustare e sanno farsi ricordare. La lunga sequenza nella gabbia per squali o l’ancor più succosa sequenza dell’attacco alla spiaggia sono esempi di cinema d’intrattenimento fatto con cognizione di causa, in cui tutto è perfettamente bilanciato, dal jump-scare all’ironia, per offrire uno spettacolo a tutto tondo.

Fortunatamente, Shark – Il primo squalo riesce anche a evitare l’effetto The Asylum che era davvero dietro l’angolo, ovvero il pericolo di risultare pacchinamente ridicoli sull’onda dei mockbusters della famigerata casa di produzione sforna-trash, fino ad oggi maggiore fautrice di squali giganti. Invece tutto ha la sua dignità e anche uno squalo di 18 metri che scaraventa via pescherecci riesce a risultare credibile nel suo incredibile contesto. Chapeau!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Sa intrattenere bilanciando sapientemente ogni suo ingrediente.
  • Jason Statham finalmente eletto a PROTAGONISTA di un blockbuster.
  • Il megalodonte fa la sua figura, finalmente ben realizzato dopo essere comparso in una marea di filmacci direct-to-video.
  • Ci mette un po’ troppo ad ingranare… una quindicina di minuti in meno nella prima parte avrebbero giovato.
  • E’ tutto perfettamente prevedibile.
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Shark - Il primo squalo, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to Shark – Il primo squalo, la recensione

    1. fabio ha detto:

      Molto simpatico, divertente e spaccone al punto giusto, Statham è perfetto per il ruolo e lo squalone quando è in scena è veramente una bellezza. Personalmente non mi ha annoiato nemmeno la prima parte seppur colma di dialoghi e con pochissime comparsate del bestione, l’unica cosa che conteso al film è che il body count è un po troppo contenuto, ok che è un pg 13, ok che appunto deve essere adatto un po a tutti, ma almeno nella scena della spiaggia mi aspettavo un sacco di morti e invece la scena è molto breve e il numero di vittime un po contenuto, per il resto nulla da dire, simpaticissimo e scanzonato action/horror che è consapevole di essere solo puro intrattenimento.

      Certo che se lasciavano il progetto in mano a Roth avremmo avuto un film sicuramente più cattivo e scorretto, dove i morti e il sangue sarebbero stati sicuramente più numerosi, vabbè pazienza, alla fine il simpatico mestierante Turteltaub ha fatto un buon lavoro

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