Shazam!, la recensione

Nato sulle pagine di Whiz Comics dell’editore Fawcett Comics nel 1939 con il nome di Captain Marvel e poi rilanciato da DC Comics alcuni anni dopo, perdendo il nome acquisito da Marvel Comics e guadagnando quello con cui oggi lo conosciamo, Shazam è senza ombra di dubbio un supereroe archetipico, di quelli capaci di plasmare un’intera generazione e creare trend. Eppure oggi Shazam lo conoscono in pochi, schiacciato dalla popolarità di altri supereroi che hanno saputo rinnovarsi, adattarsi a l’espirit du temps, definire un immaginario superoistico saldamente replicabile su più media. Ma l’imperterrito DCEU – DC Extended Universe – costantemente alla ricerca di una propria identità, decide di credere nell’eroe-bambino e porta al cinema, grazie a Warner Bros, l’adattamento riveduto e corretto di Shazam, perfettamente in linea con la nuova visione ironica e per famiglie dell’Universo Cinematografico DC Comics.

Shazam! racconta la storia dell’orfano Billy Batson, ragazzino problematico che non riesce a “tenersi” una famiglia finché finisce in una casa-famiglia abitata da altri cinque bambini, tra i quali lo storpio Freddy, preda preferita dei bulli della scuola. Dopo aver difeso il ragazzino dall’ennesimo attacco dei suoi violenti coetanei, Billy si ritrova nella caverna del Mago Shazam in cui gli viene offerta l’opportunità di conquistare i poteri degli déi. In maniera quasi inconsapevole, Billy diventa un super-uomo e gli basta pronunciare la parola SHAZAM per trasformarsi in un adulto in calzamaglia e mantello praticamente invincibile. Mentre Billy scopre pian piano tutti i suoi poteri aiutato dall’amico Freddy, il malvagio Thaddeus Sivana, anch’esso entrato in contatto con il Mago Shazam scegliendo però di farsi corrompere dai sette peccati capitali, dà la caccia a Billy per riuscire a prelevargli i suoi straordinari poteri.

Saggezza di Salomone, forza di Hercules, resistenza di Atlante, potere di Zeus, coraggio di Achille e  velocità di Mercurio: sei icone della mitologia la cui unione delle iniziali del nome crea quello del nostro super-eroe, SHAZAM! Un espediente bislacco perfettamente in sintonia con un personaggio tanto sopra le righe su cui non era facile riuscire a trarre un film credibile e vendibile alle masse. Eppure il buon David F. Sandberg, grazie anche a una sceneggiatura brillante e ottimamente calibrata di Henry Gayden, tira fuori dal cilindro un film davvero buono, che sa bilanciare afflato da cinecomic con il linguaggio della commedia per ragazzi e sa essere innovativo il giusto per lasciare il segno.

Sandberg, che viene dall’horror (suoi i pregevoli Lights Out e Annabelle 2), si muove con abilità tra i generi rimanendo principalmente focalizzato sulla commedia per ragazzi dal sapore anni ’80 (ne dubitavate?), non a caso, infatti, quella che sembra essere la luce del faro è Big di Penny Marshall – citato esplicitamente in una scena ambientata in un negozio di giocattoli – che richiama l’incipit del bambino magicamente divenuto adulto. Questo elemento fornisce buona parte degli inneschi per le molte gag che compongono il film e che danno a Shazam! un tono comico/divertente costante ma mai invadente. Infatti di base c’è sempre e comunque una storia di origini di un supereroe, raccontata con sufficienti elementi di originalità da non lasciare mai quella ormai comune sensazione di déjà-vu. Se il background di Billy Batson ricorda quello di Bruce Wayne idealmente fuso con Kal-El, ma delle peculiarità di entrambi rappresenta il contrario, l’evoluzione del personaggio è una sostanziale novità per il mondo dei cinecomix, soprattutto per il terzo atto corale che pone l’accento sull’importanza della famiglia. Una famiglia intesa in senso lato, anche se svincolata da legami di sangue, che in Shazam! è il vero cuore del potere.

Contenutissimo nella spettacolarità a cui i film dell’DCEU ci hanno abituato (anche per una questione di budget), Shazam! trova la sua forza anche nell’ottima caratterizzazione dei personaggi, assolutamente in sintonia con quello che il cinema fumettistico ci ha insegnato in questi anni ma qui raccontati con ordinata semplicità e quel pizzico necessario di cuore che può farceli sentire vicini.

Non c’è male neanche per il villain, Thaddeus Zivana, leggendario arcinemico di Captain Marvel/Shazam qui adeguatamente riscritto per risultare credibile nel contesto del film e interpretato da Mark Strong, che gli dà quella giusta serietà da renderlo sufficientemente minaccioso. Il villain è il vero punto debole di tutti i film del DCEU, qui invece gli viene concesso il giusto spazio e viene chiesto allo spettatore di comprendere le sue motivazioni, a cui è dato un peso da 90 l’influsso degli spaventosi peccati capitali, sette creature mostruose (a proposito, ottimo look!) che danno a Sandberg modo di sfogare il suo macabro retaggio horror.

Oltre a Strong, il cast nel suo complesso funziona molto bene e se Zachary Levi dona a Shazam la giusta dose ridicolo/buffonesca è il giovane Asher Angel a convincere in pieno, coadiuvato anche dal buon supporto di Jack Dylan Grazer (It), che interpreta Freddy.

Scanzonato, ben architettato, originale nei risvolti, Shazam! è quel cinecomic che non ti aspetti, un colpo ben assestato tra gli ormai numerosi tentativi falliti da parte del DCEU di creare un retaggio iconograficamente forte.

Felici se quest’avventura avrà un seguito. Intanto beccatevi la classica scena bonus post-credits che apre una porticina verso un ipotetico futuro del franchise.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un film equilibrato che si fa porte di una storia semplice, personaggi ben scritti e gag divertenti.
  • Shazam! ha dei risvolti inaspettatamente originali.
  • Finalmente un cattivo nel DCEU che funziona!
  • Se siete dei nostalgici del tono dark a cui stava lavorando Zack Snyder nell’ormai abortito progetto iniziale, Shazam! davvero non farà al caso vostro: ha un taglio scanzonato, per ragazzi.
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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Shazam!, la recensione, 7.5 out of 10 based on 2 ratings
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