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La seconda stagione di Suburra: lo spaghetti crime di Netflix

Netflix, ormai famigerata “tagliateste” di serie troppo “fuori dalle righe”, il 22 febbraio ha pubblicato la seconda stagione di Suburra, stavolta con la direzione artistica di Andrea Molaioli (La ragazza del lago, Slam – tutto per una ragazza, Il gioiellino e già regista di quattro episodi della prima stagione di Suburra – La serie) e Piero Messina (L’attesa) che sostituisce i registi della prima stagione, rilasciata a ottobre 2017: Michele Placido (Romanzo Criminale, Vallanzasca – Gli angeli del male, La scelta) e Giuseppe Capotondi (La doppia ora).

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Il Primo Re, la recensione

Se scegliete di entrare in sala a vedere Il Primo Re, nuova opera del giovane regista e produttore romano Matteo Rovere, sappiate che state per assistere a un unicum per il cinema italiano, un qualche cosa che probabilmente non si era mai visto prima e difficilmente si vedrà in futuro.

Rovere, che arriva dal successo di pubblico e critica dell’ottimo Veloce come il vento, decide di raccontare al grande pubblico la storia di Romolo e Remo e della nascita di Roma. Ma lo fa con un piglio insolito, molto autoriale, che davvero nulla ha a che fare con quello a cui noi spettatori di cinema italiano siamo abituati. Questo è un bene, ovviamente, un passo importantissimo nella storia produttiva del nostro Paese, oltre che coraggioso perché le scelte intraprese da Rovere non è detto che siano così popolari, nonostante la storia scelta da raccontare sia di sicuro appeal per il pubblico.

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Venezia 75. Sulla mia pelle

La 75esima Mostra di Arte Cinematografica di Venezia inaugura la sezione Orizzonti con Sulla mia pelle, un film originale Netflix.

Sarà possibile visionarlo a partire dal 12 settembre sulla stessa piattaforma on demand e nelle sale cinematografiche, dove sarà distribuito da Lucky Red.

Il lungometraggio ripercorre gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi, qui interpretato da un magistrale Alessandro Borghi, e ciò che è stato di lui e dei suoi familiari sino al passaggio della sua salma per la camera mortuaria.

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Napoli velata, la recensione

A neanche un anno di distanza dall’uscita del suo ultimo film, Rosso Istanbul, Ferzan Ozpetek torna sul grande schermo con Napoli velata e mai ci saremmo aspettati di vedere un giallo all’italiana portare la sua firma. In barba al tipo di cinema a cui ci ha abituato, il regista de La finestra di fronte si confronta proprio con un genere che ha reso grande nel mondo la cinematografia italiana negli anni ’70, il cosiddetto spaghetti-thriller, che negli ultimi decenni si era perso tra produzioni televisive e film ultra-indie, e lo fa proprio omaggiando uno dei più celebri registi che con questo genere ha fatto la sua fortuna, Dario Argento.

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Il più grande sogno, la recensione

La Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia ha da sempre rappresentato anche un territorio per nuove proposte ed esordienti che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero apportare una ventata di novità, idee fresche sia dal punto di vista narrativo che stilistico. Ma non sempre è così, purtroppo, e in alcuni casi il nuovo che avanza è ancora più vecchio di chi lo precedeva.

È questo il caso del giovane regista Michele Vannucci che con la sua opera prima, intitolata Il più grande sogno, propone un lavoro nel complesso mediocre, inconcludente e popolato da personaggi già visti e rivisti, protagonisti oltretutto di una storia debole e poco appassionante.

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Suburra, la recensione

Nell’antica Roma, la Suburra era il quartiere malfamato sito alle pendici del Palatino. Un ghetto dove c’erano bordelli e taverne, unico punto d’incontro tra uomini di potere e bassa criminalità. Oggi quel luogo esiste ancora ma non è più confinato in un solo quartiere, è un luogo dell’anima esteso in tutta la Capitale.

Roma, città del potere. Una grande speculazione edilizia, il Water-front, sta per prendere piede e trasformerà il litorale romano in una nuova Las Vegas. Per attuare questo movimento servirà l’appoggio di Filippo Malgradi, politico invischiato fino al collo con la malavita, di Numero 8, capo della più importante famiglia criminale di Ostia, e di Samurai, il più freddo e temuto rappresentate della criminalità romana e ultimo componente della Banda della Magliana. Tutto sembra perfetto ma qualcosa di inaspettato si prepara ad inceppare il meccanismo facendo scoppiare un inarrestabile effetto domino.

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Venezia 72. Non essere cattivo

Ostia, 1995. Vittorio e Cesare sono due giovani che si sono fatti le ossa per strada. Nati e cresciuti nella borgata romana, i due ragazzi sono amici da sempre. Anzi, sono molto di più che amici. Due veri “fratelli di vita” che hanno improntato la loro esistenza sull’eccesso: notti in discoteca, risse di quartiere, prostitute, droghe sintetiche e spaccio di cocaina. Entrambi alla ricerca di una propria affermazione, personale e “professionale”, i due si trovano presto davanti ad un bivio in cui decidono di prendere strade diverse. Vittorio, dopo aver conosciuto Linda, decide di mettere da parte la vita di strada nella speranza di coltivare una famiglia e consiglia al suo amico di fare lo stesso. Cesare, inizialmente resistente all’idea di cambiare stile di vita, alla fine segue il consiglio di Vittorio e va a vivere con la sua ragazza, Viviana. Ma le regole della strada sono difficili da dimenticare e il loro richiamo è fortissimo. 

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Roma Criminale, la recensione

Marco Lanzi è vice questore in un commissariato della periferia romana. Lanzi è un giovane poliziotto dai metodi poco ortodossi ma votato alla difesa della legge dopo che da bambino ha visto uccidere sotto i suoi occhi il padre, anche lui poliziotto. Ad ucciderlo è stato Vincenzo Marazzo, detto er Toretto, esperto in rapine che ha scontato 30 anni di prigione ed ora è stato liberato. Toretto si mette subito in affari con Columbia, un boss sudamericano che gestisce un traffico di stupefacenti a Roma. Ma la loro collaborazione prevede una rapina in banca milionaria e per far questo l’ex galeotto mette su una squadra formata dai suoi collaboratori di una volta. Ovviamente Lanzi darà loro filo da torcere.

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