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Midsommar – Il villaggio dei dannati, la recensione

In questi anni stiamo assistendo alla rinascita del cinema horror d’autore. Una pratica che in passato ha salutato il contributo al genere di grandi maestri della settima arte come Roman Polanski, Brian De Palma, Nicolas Roeg e Stanley Kubrick – solo per fare i nomi più celebri – oggi sta tornando con prepotenza grazie a piccoli casi mediatici che si traducono sovente anche in buoni successi commerciali. Uno dei massimi esponenti di questa new wave orrorifica autoriale è senza ombra di dubbio Ari Aster, fattosi notare lo scorso anno con l’eccezionale Hereditary – Le radici del Male e ora pronto con il suo secondo lungometraggio: Midsommar – Il villaggio dei dannati.

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Hereditary – Le radici del Male: la rivelazione horror dell’anno in Blu-ray con Midnight Factory

Quella che ci stiamo per lasciare alle spalle è stata un’annata indubbiamente ricca ed interessante per il genere horror, non c’è che dire. Se non altro, banalmente parlando, è stato un anno che ha visto il ritorno sul grande schermo di due icone “leggendarie” per ciò che riguarda questo genere: il Predator, sanguinario cacciatore spaziale, e Michael Myers, noto serial-killer di baby-sitter creato da John Carpenter e Debra Hill. Molto deludente il primo e decisamente entusiasmante il secondo eppure, il 2018, è giusto che venga ricordato per un altro “piccolo” film dell’orrore, Hereditary – Le radici del Male, un’opera magistrale così carica d’inquietudine ed angoscia da riuscire ad adempiere alla funzione primaria del genere – spaventare – senza dover ricorrere a quei facili trucchetti (i vari jumpscare, per intenderci) di cui Hollywood sembra non riuscire più fare a meno. La folgorante opera prima di Ari Aster è disponibile da qualche settimana in home video sotto il duplice marchio Midnight Factory e Lucky Red.

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Hereditary – Le radici del Male, la recensione

Quello che sta accadendo al cinema horror ha dell’interessante. Parallelamente alle produzioni mainstream per il pubblico da multisala, solitamente rappresentate dai film della Blumhouse o quelli del Conjuring-verse della Warner Bros, viaggia uno sparuto gruppo di opere destinate a un pubblico più “selezionato”, amanti di quell’horror d’autore che va oltre la sola esperienza di visione in sala. Si tratta di prodotti selezionati in festival non essenzialmente di settore (come Sundance, Cannes, Venezia), spesso di autori esordienti o anche di affermati artisti. Oggi questo sempre più folto numero di film, dei quali fanno parte opere come Babadook, It Follows, The VVitch, Il sacrificio del cervo sacro, si arricchisce di Hereditary – Le radici del male, acclamato esordio alla regia di Ari Aster.  

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