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L’uomo che comprò la luna, la recensione

Paolo Zucca (Gli angeli di Borsellino, L’arbitro) ce l’ha fatta. Il regista e sceneggiatore cagliaritano, dopo anni di studio e David di Donatello (nel 2009, per il cortometraggio L’arbitro, che poi divenne un lungometraggio) e applausi dalla critica, è riuscito ad allontanarsi dal piccolo gruppo di registi sardi -esemplari Salvatore Mereu (Ballo a tre passi, Sonetàula, Bellas mariposas), Giovanni Columbu (Su Re) e Gianfranco Cabiddu (Disamistade, Il figlio di Bakunin, La stoffa dei sogni) – osannati dalla critica ma sconosciuti al grande pubblico.

Jacopo Cullin (Le ali, Al di là del lago, Angeli e diamanti, L’arbitro, Crushed Lives. Il sesso dopo i figli, Bianco di Babbudoiu, La stoffa dei sogni) ce l’ha fatta. Dopo aver fatto morire dal ridere la Sardegna con i suoi sketch comici nel programma regionale Come il calcio sui maccheroni – indimenticabile il suo personaggio di Salvatore Pilloni, parodia del tipico “gaggio” cagliaritano – si è trasferito a Roma e ha cominciato la sua carriera di attore drammatico, trovando la dovuta visibilità nel ruolo da protagonista in L’arbitro.

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