Archivio tag: Claudio Santamaria.

Tutto il mio folle amore, la recensione

Gabriele Salvatores è passato da un Ragazzo Invisibile ad un altro ragazzo, questa volta decisamente esuberante. Vincent (Giulio Pranno) ha sedici anni ed è affetto da una forma di autismo. Vive con la madre (Valeria Golino) e col marito di lei (Diego Abatantuono). Non ha mai conosciuto suo padre naturale, ovvero Willy (Claudio Santamaria), un cantante spiantato che sbarca il lunario cantando alle feste private le canzoni di Domenico Modugno.

Improvvisamente Willy sente il bisogno di conoscere quel figlio che ha sempre voluto evitare e ne scopre la relativa patologia. Vincent viene elettrizzato da quell’incontro che gli sconvolge la consueta routine e scappa dalla famiglia per seguire il vero papá accompagnandolo in un paio di concerti tra la Slovenia e la Croazia.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Brutti e Cattivi, la recensione

Presentato in concorso Orizzonti alla 74esima Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia, Brutti e cattivi, opera prima del regista italiano Cosimo Gomez, è un tripudio di eccessi senza filtri, ma di quelli che ci piacciono.

Papero (Claudio Santamaria) figlio di circensi e nato senza gambe (con un fratello siamese, Pollo, da cui è stato separato in tenera età), è sposato con la Ballerina (Sara Serraiocco) bellissima ragazza senza braccia ma con i piedini “magici” con cui fa tutto (ma proprio tutto…).

Deciso a dare una svolta alla sua vita, Papero organizza il colpo perfetto che gli frutterà un sacco di soldi e la possibilità di farsi (finalmente!) un bel paio di gambe nuove. Insieme all’amico Merda (Marco D’Amore), un rasta strafatto, e al nano rapper Plissé (Simoncino Martucci) riesce a rapinare la banca come da piani. Ad aspettarlo sulla strada del ritorno troverà però un’amara verità, che lo costringerà a una travagliata avventura per riacquistare il controllo della sua vita e soprattutto dei “suoi” soldi.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lego Batman – Il film, la recensione

Lego, negli ultimi anni, sta costruendo un impero davvero considerevole che va ben al di là della semplice produzione e vendita dei mattoncini colorati. Tra parchi a tema e merchandising esteso a prodotti generici, anche il cinema e la tv stanno attingendo al fantastico mondo delle costruzioni! Il successo di The Lego Movie (2014) ha fatto sì che nascesse un vero universo cinematografico, con derivazioni televisive, dedicato ai mattoncini e il primo effetto di quel colorato e vorticoso film diretto da Phil Lord e Christopher Miller è Lego Batman – Il film, spin-off della prima avventura in cui diventa protagonista assoluto Batman, il coattissimo comprimario del film del 2014.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lo chiamavano Jeeg Robot: il super-eroe italiano in Blu-Ray Lucky Red

Non ha certamente bisogno di presentazioni Lo chiamavano Jeeg Robot, opera prima del giovane nerd Gabriele Mainetti che esordisce nel lungometraggio con un film totalmente anti-convenzionale all’interno del fiacco e timoroso panorama produttivo italiano. Supereroi con superpoteri vs. i criminali delle borgate romane, tutto questo unito ad un pizzico di sana violenza gratuita e tanta passione verso gli anime giapponesi all’interno di un film che – forse contro ogni aspettativa – ha conquistato pubblico e critica riscuotendo consensi a go-go durante la Festa del Cinema di Roma 2015 e trionfando ai David Di Donatello 2016, dove si è portato a casa ben sette statuette, incluse quelle per il miglior regista esordiente, miglior attore/attrice protagonista, miglior attore/attrice non protagonista e miglior produttore.

Insomma, un successo a tutto tondo che finalmente si rende disponibile per la visione casalinga grazie ad un’edizione in Blu-ray disc – che si dichiara un successo anch’essa – ricca di contenuti extra e messa sul mercato da Lucky Red.

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Lo chiamavano Jeeg Robot, la recensione

È possibile creare in Italia, con l’attuale lassismo produttivo, un film di supereroi credibile e di qualità medio-alta? Stando a quanto fatto da Gabriele Mainetti con Lo chiamavano Jeeg Robot, suo primo lungometraggio, la risposta è indubbiamente si, vista anche l’ottica produttiva quasi indipendente intrapresa dal filmaker che sicuramente gli ha dato un maggiore margine di libertà.

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Roma 2014. Tre Tocchi, la recensione

Mai come oggi, la parola “crisi” è una tra le più usate nel linguaggio di tutti i giorni. La crisi della società, del lavoro e della famiglia sono argomenti che ci riguardano in prima persona, che smuovono le nostre coscienze e condizionano le nostre azioni. Allo stesso tempo, però, per alcuni, sembra che questa cosiddetta “crisi” non esista, e certe categorie di persone appaiono, agli occhi di altri, immuni da tale piaga sociale. Si pensi agli attori. Successo, soldi, donne. Sarebbe inconcepibile pensare che anche loro possano soffrire degli stessi problemi che affliggono noi persone comuni. Eppure, per il regista Marco Risi, non sembra essere così. Con il suo ultimo Tre tocchi, approdato al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Gala, viene esplorata la condizione precaria di sei attori, e amici, che hanno in comune due grandi passioni: il calcio e la recitazione. Sei personaggi in cerca di un ruolo, potremmo dire. Nel lavoro, così come nella vita.

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Torneranno i prati, la recensione

Non c’era la morte nei nostri sogni”.
Una battuta che sa di rimpianto e disillusione, pronunciata dal capitano di un avamposto italiano sul fronte Nord-Est, ai confini con l’Austria. Una battuta in mezzo a tante, pronunciata da Un ragazzo come tanti, vittima di una delle più grandi atrocità consumatesi durante lo scorso secolo. Il ritorno del grande maestro Ermanno Olmi racconta gli orrori e l’insensatezza di quella che fu la Grande Guerra, a un passo dai suoi primi cent’anni. Tratto dal racconto di Federico De Roberto, La paura, e liberamente ispirato alle storie del padre, che la Prima Guerra Mondiale la combatté in prima linea, il regista bergamasco si affida alla potenza e alle suggestioni dei paesaggi invernali del Nord Italia per narrare la tragedia di un pugno di soldati. I loro sogni e speranze vennero atrocemente spezzati dalla brama di potere di una classe dirigente spietata e senza scrupoli.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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ROMA 2013. “Il Venditore di Medicine” e “Romeo and Juliet” raccontati dai loro protagonisti

11 novembre: la quarta giornata dell’ottava edizione Festival Internazionale del Film di Roma, superata la tempesta Hollywoodiana, non è stata avida di interessanti e attese anteprime. Tra queste ultime, si è ritagliato un posto di riguardo il cinema italiano con Il Venditore di Medicine di Antonio Morabito (che firma anche soggetto e sceneggiatura), chiacchierato lungometraggio, presentato fuori concorso, che segna il debutto sul grande schermo del giornalista Marco Travaglio. Al centro della vicenda, la malasanità e le truffe perpetrate da medici corrotti che, in cambio di favori di varia natura, si lasciano persuadere a prescrivere un certo tipo di medicinale da informatori farmaceutici senza scrupoli. Protagonisti del film, volto a denunciare tali spregevoli abusi sulla pelle dei malati, Isabella Ferrari Claudio Santamaria.

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